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Illusione nucleare “Illusione nucleare” è il titolo di un libro controcorrente, edito da Melampo e recentemente apparso nelle librerie. Si tratta di un tascabile, veloce da leggere e denso di dati, informazioni e considerazioni, che esamina, in modo organico e circostanziato, pressoché tutti gli aspetti che caratterizzano le problematiche del cosiddetto “Rinascimento Nucleare”. Molte sono le argomentazioni sviluppate nel testo, che possono indurre il lettore a riposizionarsi rispetto alle ragioni addotte dai sostenitori dell’energia atomica, non ultimo rispetto alle recenti dichiarazioni del Governo che, alla luce di quanto esposto nel libro, sembrano più che altro dei “ballon d’essai” per sondare il consenso degli italiani e fare proselitismo ideologico a favore di una tecnologia obsoleta e che fa acqua da tutte le parti. Il tema dei costi. Da questo punto di vista le argomentazioni sembrano risolutive. Non c’è trippa per gatti, sostengono sostanzialmente gli autori, a meno che per gatti non si intenda i “pentolari”. E’ così, infatti, che viene definita, in maniera forse esageratamente colorita, la tecnologia nucleare: la tecnologia delle pentole. I pentolari non sono altro che i produttori di cemento, di acciaio e di tutti quegli annessi e connessi che costruiscono quei mastodontici contenitori che devono resistere alle radiazioni, alle alte temperature, a eventuali esplosioni e perfino a degli ipotetici attacchi aerei suicidi. Le centrali nucleari sono delle vere e proprie matriosche di pentole, più o meno complicate, infilate una dentro l’altra. Sempre sul tema dei costi viene sfatata la favola che l’uranio è un combustibile abbondante ed economico. Già ai ritmi di consumo attuali, tra 50 anni non ce ne sarà più. Per di più il mercato dell’uranio è in procinto di finire in mano degli gnomi di Wall Street, e allora apriti cielo. Le attuali speculazioni sul petrolio impallidiranno se paragonate a quanto potrà avvenire con quella che gli autori chiamano ironicamente, “l’ultima delle commodities” I debiti energetici e ambientali che il nucleare lascia dietro di sé è forse l’elemento più inquietante che viene trattato. Il libro enuclea con dovizia di particolari e di fatti, come i costi dello smantellamento delle centrali e soprattutto del trattamento delle scorie, è di fatto lasciato in eredità a chi non ha utilizzato l'energia elettrica prodotta da qualsivoglia centrale. Questo sta già accadendo in Gran Bretagna, dove i sudditi di Sua Maestà dovranno pagare i costi del fallimento di British Energy; negli Stati Uniti dove il Congresso ha approvato nuove tasse per pagare lo smaltimento di tutti i rifiuti accumulati fino ad ora e anche in Italia, dove stiamo pagando e pagheremo per i prossimi decenni lo smantellamento delle centrali nucleari chiuse 20 anni fa. E non sono cifre da poco: si parla di oltre 100 miliardi di Euro per l’Inghilterra, 70 Miliardi di Euro per la Francia, 60 Miliardi di Dollari per gli Stati Uniti, solo per costruire il deposito per le scorie ad alta attività. In Italia ce la caviamo con poco: solo 4 Miliardi di Euro per sistemare quei quattro ruderi di reattori rimasti e che nessuno vuole nel proprio cortile di casa. Vi sono poi altri due aspetti sulla questione nucleare che vengono affrontati, forse in modo un po’ sbrigativo e che meriterebbero di essere approfonditi e anche di un po’ di serio dibattito politico. Il primo aspetto riguarda la Governance mondiale dell’energia nucleare. Se da una parte le società che costruiscono e gestiscono impianti nucleari si contano sulle dita di una mano, dall’altra parte queste società sembrano essere sull’orlo del fallimento e si salvano solo grazie a delle fusioni e acquisizioni che garantisce loro la sopravvivenza. Ecco allora che questa sopravvivenza può essere garantita solo dagli Stati e uno dei compiti che si è dato il G8 è proprio questo: rilanciare il nucleare garantendolo con fondi statali. Il G8 di Genova è passato alla storia per gli episodi di violenza, la tragica morte di Giuliani e per i pestaggi alla scuola Diaz, ma nessuno ha mai dato risalto al fatto che nell’ordine del giorno del G8 di Genova c’era la revisione delle “Agenzie di Credito all’Esportazione” con cui i paesi del G8 finanziano la costruzione di impianti nucleari nei paesi del terzo mondo. L’altro aspetto intrigante descritto nel libro di Monguzzi e Zabot è il ruolo dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. Questo ruolo è solo accennato in un’Appendice del libro stesso e forse avrebbe meritato un maggior rilievo. Secondo gli autori, l’Agenzia è una specie di società segreta che garantisce la massima riservatezza a tutti gli incidenti che avvengono nelle centrali nucleari. La IAEA sostiene che ciò permette alla comunità nucleare di studiare meglio gli incidenti e garantirci più sicurezza in futuro. Che esista una fantomatica “comunità nucleare” che tiene segreti i dati e le informazioni sugli incidenti nucleari è preoccupante, anche perché sembra che dall’inizio dell’era nucleare fino ad oggi ci siano stati quasi 500 incidenti in giro per il mondo, ma è praticamente impossibile accedere a informazioni di dettaglio e verificarle. Viene da chiedersi come mai tutto ciò venga tranquillamente accettato dalle istituzioni, dai politici, dalla stampa e che nessuno abbia mai sollevato qualche dubbio sui pericoli di una siffatta Agenzia. Cosa è, un’altra CIA? Nel libro sono sintetizzati poi, in maniera puntuale e sagace, i rapporti delle Corti dei Conti, francese, inglese e italiana, sulle rispettive attività di smantellamento dei reattori e sulla gestione delle scorie. Alcune chicche potrebbero anche risultare divertenti, ma poi lasciano l’amaro in bocca, perché svelano in modo crudo cosa ne è dei soldi dei contribuenti. L’esposizione è molto sciolta e sembra di leggere un racconto di guardie e ladri, dove però i ladri la fanno sempre franca. Ma c’è anche un capitolo di speranza. I concorrenti del nucleare ci sono, sono sempre più forti e stanno spiazzando i “pentolari”; essi sono il risparmio energetico, le fonti rinnovabili, la generazione distribuita, le reti intelligenti. Spendere i propri soldi per risparmiare energia costa meno che comperare energia fossile e molte aziende stanno incrementando i propri profitti proprio investendo in risparmio energetico e fonti rinnovabili. Le fonti rinnovabili hanno ormai superato l’energia nucleare di ben 20 volte, in termini di potenza addizionale installata. Ma la condizione per superare definitivamente le crisi energetiche, concludono Zabot e Monguzzi, è quella di cambiare il paradigma energetico e correlare i prezzi dell’energia, non alla quantità assoluta di unità energetiche contenute in una data fonte, ma alla quantità che si spreca nel suo utilizzo. Qui gli autori tirano in ballo il secondo principio della termodinamica e i postulati entropici, questioni generalmente un po’ astruse per i comuni mortali, ma che vengono spiegate con semplicità e chiarezza. In conclusione, è un libro che va letto e soprattutto che va meditato nelle sue asserzioni e nelle sue proposte. Molti sassi sono gettati nello stagno e anche qualche macigno. Sarà interessante vedere che cosa provocheranno. Tazio Borges
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