RACCOLTA E IMPIEGHI DEI RESIDUI ORGANICI DELLA CITTA’ DI MILANO NELLA SECONDA META’ DEL XIX SECOLO
Il declino - (11°)
Come più volte è stato ricordato, i depositi che avevano il compito di immagazzinare la materia fecale raccolta dai pozzi neri della città, erano contestati dalla popolazione che viveva nelle prossimità di questi immobili.
Ma non solo, anche nuovi insediamenti, come le Ferrovie, si lamentavano della presenza di questi depositi, uno addirittura in prossimità della Stazione Centrale di Milano.
La Commissione istituita appositamente dal Prefetto per studiare e trovare una soluzione al problema descrisse, alla fine dei lavori, una condizione sanitaria deficitaria.
Le Imprese di spurgo si trovarono impreparate a replicare alle accuse a loro mosse, anche perché le mutate situazioni createsi con l’incremento demografico ed urbano della città fecero sì che gli edifici preposti a quel compito non rispondessero più a quei criteri di salvaguardia della salute pubblica.
I depositi erano oramai vecchi e cadenti, tanto che non vi era nulla che poteva impedire la diffusione delle sgradevoli esalazioni, ed i sopralluoghi effettuati riscontrarono situazioni di inimmaginabile degrado.
L’unica soluzione prospettata dalle Autorità Pubbliche era il diniego al rilascio di nuove concessioni ai progetti presentati per l’edificazione di nuovi stabili che dovevano, a parere delle imprese, rispondere a quei dettami che la salute pubblica richiedeva.
Nessuna istanza venne approvata, anzi gli edifici più fatiscenti vennero demoliti.
Queste operazioni si ripercuotevano perciò sull’andamento delle imprese dato che dovevano aggiungersi i costi del trasporto della materia fecale verso altri depositi (ad es. nel Comune di Nova) oppure l’impossibilità di dare soddisfazione alle numerose richieste di spurgo presentate.
Inutili furono poi i tentativi di difesa presentati successivamente dimostrando che le operazioni di deposito e vuotamento della materia fecale si svolgevano sotto uno stretto controllo da parte della stessa Direzione aziendale e che le costruzioni si trovavano alle distanze disposte come prescritto dal regolamento Comunale.
A detta delle Imprese l’inconveniente delle esalazioni era dovuto al semplice motivo che gli agricoltori che si recavano a prelevare il prodotto non erano dotati di carri idonei al trasporto di questo particolare bene. Si doveva, infatti, al grande flusso veicolare di questi carri non sigillati la causa delle esalazioni.
Ma le Autorità si dimostrarono irremovibili su questo punto e gli edifici vennero col tempo smantellati (rimanendo in attività alcuni collocati nel nord della città) scomparendo definitivamente dalla storia della città, non lasciando rimpianti nella popolazione che aveva sopportato per lungo tempo questo drammatico stato di cose, mentre i pozzi perdenti vennero ufficialmente vietati all’interno della città nel 1971.
Federico Di Lucchio