Continuare a piangere sul latte versato. Con o senza diossina.
In queste settimane si continua a parlare di un eccellente prodotto alimentare italiano: la mozzarella di bufala. Ma alla diossina!
La parola diossina (tetraclorodibenzodiossina) genera istantaneamente allarmismo e riporta tutto il mondo indietro a quel 10 luglio del 1976 quando, da un’azienda svizzera, si sprigionò nell’aria una nube tossica che avvolse il comune di Seveso. Le conseguenze furono terribili. Il viso deturpato di una bambina rimbalzò in ogni angolo della terra e ci rese tutti consapevoli del danno devastante che può fare un’intossicazione acuta di questa sostanza. Quella foto è rimasta nelle nostre coscienze ed ogni volta che si parla di diossina riaffiora come se fosse stata appena scattata.

Da allora la diossina è probabilmente il contaminante ambientale più studiato e più monitorato e nell’immaginario collettivo anche il più pericoloso. Così, dopo vent’anni da allora è stato accertato che un’intossicazione cronica, continua e a basse dosi, è altrettanto pericolosa. La diossina è cancerogena per l’ uomo, e l’ esposizione ad essa aumenta il rischio di particolari tumori come i sarcomi dei tessuti molli e le leucemie e produce difetti congeniti e danni al sistema riproduttivo ed immunitario.
La pericolosità di questa sostanza è anche testimoniata dall’ unità di misura utilizzata, il picogrammo, che corrisponde ad un miliardesimo di milligrammo.

Le diossine rappresentano un inquinante ambientale diffusissimo derivante da molte attività industriali, dalla combustione dei rifiuti, dal traffico e perfino dall’incenerimento della legna. Le emissioni di diossine possono essere trasportate per grandi distanze dalle correnti atmosferiche, dai fiumi e dal mare e sono perciò presenti su tutto il pianeta ed anche se non fossero più prodotte impiegherebbero secoli prima di sparire perché sono sostanze persistenti e molto stabili.
A causa di queste caratteristiche le diossine hanno la pericolosa e subdola capacità di concentrarsi lungo la catena alimentare, attraverso gli alimenti ad alta concentrazione di grassi come latticini, oli e carni.

Il comitato scientifico dell'alimentazione umana (SCF - Scientific Committee on Food) dell'Unione europea ha stabilito un valore cumulativo per la dose tollerabile settimanale di diossine e PCBdiossino-simili pari a 14 picogrammi per chilogrammo di peso corporeo. La dose tollerabile non rappresenta una dose sicura (a rischio zero) ma un buon compromesso tra un rischio aggiuntivo e la concentrazione "naturale" nel cibo, nell'acqua e nell'aria di questi composti, che si formano anche a seguito di eventi naturali come, ad esempio, gli incendi nei boschi.
Dati recenti sull'assunzione giornaliera indicano che i valori medi di diossine e PCBdiossino-simili assunti con la dieta alimentare nell'Unione europea sono compresi tra 1,2 e 3 pg/kg di peso corporeo/giorno. Questo significa che una notevole parte della popolazione europea si troverebbe ancora al di sopra del limite della dose tollerabile giornaliera (TDI) e settimanale.
Altro che mozzarelle!
Il problema diossina non è un problema italiano ma piuttosto una minaccia estesa a tutto il mondo. Alcuni casi di contaminazione sono indicativi.
In un allevamento di mucche tedesche si osservò nel 1998 un improvviso aumento delle concentrazioni di diossina nel latte (da o,7 a 1.4 picogrammi/grammi di grasso). Fu poi accertato che la causa era il mangime composto da bucce di limone provenienti dal Brasile. Gli oli della buccia del limone sono uno straordinario mezzo di assorbimento e di concentrazione di diossine che erano evidentemente presenti nel territorio di provenienza delle bucce. Un inaspettato e sgradito prodotto del mercato globale.
un altro episodio documentato nel 1998 in Francia riguarda le diossine prodotte da un inceneritore di rifiuti che hanno contaminato il latte. Uno studio su campioni di latte raccolti in 26 diversi allevamenti evidenziava una chiara anomalia nei campioni provenienti da allevamenti, le cui mucche si alimentavano sui prati posti nelle vicinanze di un inceneritore, a circa un chilometro di distanza. In questo latte, le concentrazioni di diossine erano maggiori di 5 picogrammi per grammo di grasso.

La diossina quindi è certamente un problema. Ma è ancora più un problema quello tutto italiano di martellarsi gli attributi fin quando non sono frantumati. Abbiamo mandato in giro per il mondo immagini devastanti di animali moribondi, bufale che sguazzano nella melma, spazzatura ammucchiata ed incenerita tanto nei centri abitati quanto nelle campagne. Guardando quelle immagini sembrava di poterlo respirare il fetore della mondezza. Associare queste immagini alla diossina è stato del tutto naturale.
Quelle immagini, che riguardano solo una piccola area del territorio Campano colpevolmente e terribilmente devastato, sono diventate l’Italia intera e la mozzarella di bufala è stata probabilmente solo la prima vittima di una serie di prodotti alimentari italiani che saranno guardati con sospetto dai mercati internazionali.
Speriamo che questa capacità di farci del male non si estenda alla cena del 14 aprile dove potremmo trovare da digerire qualcosa di molto più pesante delle mozzarelle alla diossina.
Michele Arcadipane