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Impossibile non riconsiderare l'opzione nucleare? Viata l'attualità dell'argomento la Redazione ti ripropone questo articolo di aprile 2008 Nella schietta intervista pubblicata su Nuova Energia (n° 1/2008), il prof. Clerici fa notare come già ora metà del combustibile nucleare che alimenta le centrali di tutto il mondo proviene dallo smantellamento degli arsenali militari della guerra fredda. Senza parafrasare tanto, questo vuol dire che di uranio iper-arricchito se ne trova in abbondanza almeno e ufficialmente nel “Club Nucleare”. E incalza poi il prof. Clerici, a proposito di disponibilità per il futuro, che avremo uranio e plutonio dagli arsenali militari in smantellamento ancora per parecchi anni. Benissimo, tutti svendono. E’ il mercato globale. “à li mejo posti” direbbero a Roma. Avanti con queste filiere complicatissime, che bruciano interi territori per soddisfare la fame di energia delle città, in un mondo che non è ancora riuscito a trovare il suo primo sito per il confinamento permanente delle scorie radioattive. Infatti, l’attivazione del sito permanente delle Yucca Mountains - USA, primo al mondo per le scorie ad alta energia, è in forte ritardo perché si sono trovate evidenze dell’esistenza di sismicità in epoche geologiche passate. Commenta il fatto il Prof. Benedetto De Vivo, Professore Ordinario di Geochimica Ambientale all’Università di Napoli Federico II, come questo fatto ridicolizza la scelta di Scansano Ionico situato in zona sismica classificata “attiva” (1). Come ho già avuto modo di dire (2), a parte la complessità tecnologica, il sistema nucleare è unico per i tempi straordinariamente lunghi che esso comporta. L’insieme delle sequenze o filiere correlate a un impianto di potenza commerciale, dall’inizio della costruzione fino alla sistemazione definitiva e sicura delle scorie, copre un periodo che può variare dai 100 ai 150 anni. E’ la dimensione temporale che rende la filiera nucleare così problematica, almeno per chi si pone in una prospettiva di sviluppo duraturo. D’altra parte, per i Chicago boys e tutti i piraña seguaci di Milton Friedman (3), tutto ciò potrebbe rappresentare l’apoteosi del neoliberismo selvaggio; incatenare nazioni e continenti interi a contratti di fornitura centenari di servizi in out-sourcing con blasonate corporation, giusto per non citare i recenti contratti russi, cinesi, francesi e inglesi per costruire parchi nucleari in Egitto, Algeria e Turchia. Eppure non è difficile capire l’assurdità della filiera nucleare attuale e anche quella che viene proposta come quarta generazione. Basta partire dall’essenza di una centrale elettrica qualunque. La tecnologia più diffusa per produrre energia elettrica è la solita vecchia turbina a vapore che alimenta un generatore di corrente. Tutte le centrali elettriche convenzionali funzionano con turbine a vapore. Scrive Tommaso Sinibaldi su “Mondo che Cambia” (4): “da quando si è cominciati a farli, circa cento anni fa, i grossi impianti termoelettrici di base si fanno con la stessa tecnologia, il ciclo vapore, cioè caldaia, turbina a vapore e condensatore. In altri termini gli impianti a vapore sono una tecnologia matura e tuttora “imperante”: nulla è in vista cha possa scalzarne il predominio. Per di più sono certamente i più economici. Chi ce li ha se li terrà ben stretti per i prossimi cinquanta o forse cento anni. L’ipotesi che un impianto a ciclo vapore alimentato da combustibili tradizionali possa essere sostituito da un impianto nucleare sembra del tutto irrealistica. Quello che fa la differenza, in una centrale elettrica, è come si produce il calore per scaldare l’acqua. Il termine nucleare indica che per scaldare l’acqua si usa un “crogiolo neutronico”, ovvero un delicatissimo sistema di movimentazione fisica di sbarre di uranio più o meno arricchito che oltre un certo avvicinamento “sparano” letteralmente neutroni che colpendo altri atomi di uranio producono il calore che poi scalda l’acqua. Non per niente tali impianti sono definiti “termo-nucleari”. Le radiazioni, più o meno persistenti, sono considerate solo come un inevitabile “effetto collaterale” da cui stare alla larga … Tutto il massiccio apparato di acciaio, cemento, misure di sicurezza, ecc. serve a limitare i danni che la spaventosa valanga di radiazioni provoca e a confinare gli altri isotopi radioattivi prodotti nel “crogiolo neutronico”. Peraltro è proprio la difficilissima regolazione delle movimentazioni varie che è responsabile di tutti gli incidenti occorsi dall’inizio dell’era nucleare in poi. Tutto il top della scienza e della tecnologia serve a scaldare una pentola d’acqua. Tutto il resto, come abbiamo visto, è tecnologia corrente; per di più i cicli termodinamici sono soggetti ai postulati entropici che, tradotto per gli economisti e per chi è digiuno delle leggi della termodinamica, significa rendimenti da inizio della rivoluzione industriale, quando la potenza generata alla turbina si misurava in cavalli/vapore. Ma allora c’entra anche il business delle pentole. Grandi, belle, sofisticatissime, ma pur sempre pentole. I maligni potrebbero pensare che una buona parte dei sostenitori del nucleare vivano staccando cedole di azioni di società di pentolari e assimilati. Ecco forse perché qualcuno a Bruxelles ha già proposto di considerare l’energia nucleare assimilata alle rinnovabili. Questa filiera nucleare è morta, ama sentenziare Carlo Rubbia. E ha ragione! Vogliamo spaccare l’atomo per poi farlo decadere più o meno disordinatamente, e insieme all’energia che ne ricaviamo, siamo inondati da fiumi di radiazioni di ogni tipo, pericolose, dannose, mortali, sicuramente devastanti per ogni essere che ha vita sulla terra, dalle piante, agli animali, all’uomo. E alla fine ci ritroviamo con tonnellate e tonnellate di scorie pericolosissime, che continuano a sprigionare radiazioni per millenni, alle quali facciamo fare crociere milionarie in giro per i vari siti provvisori e di ritrattamento, fino a farle riprendere il loro lungo sonno in improbabili siti geologicamente sicuri, ma sicuramente costosi. E’ recentissima infatti la notizia che la Germania, a seguito della decisione presa nel 2001 di chiudere entro il 2021 tutte le centrali nucleari, ha avviato la ricerca di un sito in cui stoccare le scorie degli impianti, identificando un’area mineraria del Baden Wuttemberg a bassissima mobilità geologica che potrà ospitare 277.000 mc di rifiuti radioattivi tra il 2013 e il 2040 e la cui realizzazione comporterà investimenti per circa 1,8 miliardi di euro. Per gli adepti della scuola di Chicago tutto questo può rappresentare la perennizzazione delle Corporation private che si occupano di smaltimento dei rifiuti nucleari, con tutti i servizi correlati di trasporto, sicurezza e gestione della “mondezza” nucleare. Speriamo solo che la camorra non ci faccia un pensierino, dato che a far sparire i rifiuti è bravissima. Forse è il caso che invece che pensare a spaccare gli atomi sviluppiamo tecnologie per fondere gli atomi tra di loro, seguendo quel percorso naturale che da miliardi di anni accompagna l’evoluzione dell’universo e tutto quello che c’è dentro: la fusione nucleare. A questo proposito è penoso e frustrante ascoltare sui media esponenti di ogni genere invocare più ricerca sul nucleare, senza che la differenza tra reattori a “Fissione” e a “Fusione” venga compiutamente descritta e spiegata. Ma questa è un’altra storia. Milano 31 Marzo 2008 (1) – https://www.zonanucleare.com/questione_scorie_italia/incredulita_scienza.htm (2) – vedi l’archivio nel sito: https://www.officinadellambiente.com/it/ (3) - Per una descrizione dettagliata della “Scuola di Chicago” di Milton Friedman vedi il saggio Shock Economy di Naomi Klein, edizioni Rizzoli. (4) - https://www.forumenergia.it/public/n%205%20Mondochecambia%20pdf.pdf Sergio Zabot
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