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Vietato indossare il cappotto di Fido Nel giugno 2007 è stato approvato dal Parlamento Europeo il regolamento che vieta la commercializzazione, l’importazione e l’esportazione di pellicce di cani e gatti e di prodotti che li contengono. Entro il 31 dicembre di quest’anno, data di applicazione del regolamento, gli Stati membri dovranno provvedere ad informare la Commissione peri il Mercato Interno dei metodi di analisi che saranno adottati per il riconoscimento delle specie animali alle quali appartengono le pelli, a notificare le proposte sanzionatorie per la violazione del regolamento e ad individuare i provvedimenti di applicazione. Entro i due anni successivi la medesima Commissione dovrà redigere una relazione pubblica sull’attuazione del regolamento. Il regolamento è sfuggito ad una trappola legislativa che prevedeva, nella prima versione, il divieto al commercio di prodotti derivanti da cani e gatti allevati e uccisi solo per la produzione di pellicce consentendo quindi il mercato delle pelli derivanti da animali utilizzati per scopi alimentari, cosmetici o per finalità di ricerca. In questo modo sarebbe stato facile per molti commercianti senza scrupoli sfruttare lo stesso regolamento per proseguire con il sanguinoso mercato. Questa legge, per ammissione della stessa Arlene McCarthy, Presidente della Commissione per il mercato interno – IMCO, è il risultato di una volontà popolare molto sentita in ambito comunitario. Una nota della McCarthy recita infatti: “Ho ricevuto la petizione che sostiene il bando firmata da oltre 250.000 cittadini europei. Questa vicenda mostra che il potere delle persone può vincere e cambiare la legge. Quando per la prima volta i cittadini sollevarono la questione, gli era stato detto che l’UE non aveva competenza per portare avanti la proposta atta a vietare il commercio: La ferma domanda da parte dei cittadini ha cambiato le cose e la Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori ha fatto pressione sulla Commissione Europea per trovare una base legale per tale legge”. Purtroppo però, per un altro anno ancora, assisteremo impotenti al commercio di pellicce che ogni anno costano la vita a 2 milioni di cani e gatti. Gli allevamenti più estesi sono in territorio cinese. Molti documenti reperibili anche nel web mostrano come questi animali vengano allevati in condizioni impossibili, spesso in piccole aziende a gestione familiare all’interno di minuscole gabbie. L’uccisione dei cani avviene con un taglio trasversale lungo l’inguine mentre i gatti vengono annegati, impiccati o soffocati con un filo metallico. Le pellicce vengono utilizzate per la produzioni di capi d’abbigliamento (sono necessari 24 gatti per un cappotto) o di giocattoli che vengono esportati. Quando sull’etichetta troviamo la specie identificata con la dizione “Asian wolf”, “Corsac fox”, “Asian jackal” oppure non troviamo nessuna indicazione significa che si tratta di pelli di cani o di gatti. Qualche anno fa alcuni investigatori della principale organizzazione americana per la protezione degli animali (Humane Society International) nell’ambito di un’inchiesta per tracciare il commercio del mercato delle pelli registrarono alcuni video agghiaccianti che omettiamo di trascrivere ma grazie ai quali il Congresso degli Stati Uniti ha proibito l’importazione e l’esportazione di pelli e pellicce di cane e di gatto. In questo articolo ci siamo occupati solo di cani e gatti. Questi animali ci sono più vicini perché spesso sono parte integrante delle nostre famiglie. Non è un buon motivo per addormentare la coscienza. Dobbiamo pretendere per tutti gli animali almeno il rispetto della dignità che viene spesso negata negli allevamenti. Michele Arcadipane
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