L’intera Val Pescara a rischio per il progetto della ORIM.
Decine di migliaia di pericolosi rifiuti industriali da petrolchimici e industrie chimiche di tutto il mondo convergeranno a Bussi?
Per le organizzazioni ambientaliste chi sostiene questo progetto è come i resistenti giapponesi nella foresta: la Val Pescara muore con i veleni della chimica e loro parlano di sviluppo legato all’”ecoparco della chimica”... dei rifiuti industriali!
Appello a cittadini ed enti: mobilitarsi contro un progetto velleitario e per promuovere il reale disinquinamento della Val Pescara con una perimetrazione del sito di bonifiche nazionali che comprenda tutte le aree interessate.

Oggi durante una conferenza stampa i rappresentanti del WWF, di Legambiente, dell’Abruzzo Social Forum e del Comitato Marelibero.org hanno contestato duramente la proposta per la realizzazione a Bussi di un grande impianto destinato al trattamento dei rifiuti industriali proposto dalla società ORIM.

Gli ambientalisti, carte della stessa ORIM alla mano, hanno presentato i contenuti di quest’incredibile proposta. Si tratta di un impianto per il trattamento dei rifiuti industriali provenienti da petrolchimici, raffinerie e industrie chimiche di mezzo mondo, dagli Stati Uniti alla Polonia, a cui si aggiungerebbero quelli che dovrebbero provenire dai principali centri industriali italiani. Un vero e proprio cocktail di materiali pericolosi che a Bussi dovrebbero essere trattati, con procedimenti ancora sotto sperimentazione ma che, in ogni caso, necessiteranno sicuramente dell’utilizzo di centinaia di tonnellate di altre sostanze pericolose quali acidi e cloro puro, secondo gli schemi progettuali presentati dalla stessa ORIM.

I metalli presenti nei catalizzatori esauriti che s‘intendono trattare sono Nichel, Molibdeno, Cobalto, Vanadio e Rame. Inoltre si vogliono recuperare Cadmio e Manganese da rifiuti di varia provenienza (marmitte catalitiche, emulsioni fotografiche, etc.). Tutti questi metalli sono tossici e pericolosi. Alcuni, in particolare, estremamente velenosi (cadmio) e legati tutti a degenerazione del sistema nervoso centrale e di vari organi vitali.

Il trattamento di questi catalizzatori prevede come punto preliminare il trattamento termico ad alta temperatura. Questi materiali sono solitamente impregnati dalle sostanze organiche provenienti dalle reazioni chimiche che sono avvenute sulla superficie durante il loro uso nell’industria chimica, petrolchimica e farmaceutica. Le alte temperature e la presenza dei catalizzatori quasi inevitabilmente comporterà la formazione di composti organici policiclici complessi e di diossine che difficilmente potranno essere bloccate.

Il progetto prevede anche la raccolta di rifiuti da lavanderie e carrozzerie. Quest’ultima attività è estremamente pericolosa poiché comporta la raccolta e lo smaltimento dei solventi organici clorurati (in particolare tricloroetilene e tetracloroetilene utilizzati dalle carrozzerie e dalle lavanderie). Questi solventi, considerati nocivi e probabili cancerogeni, sono gli stessi presenti in quantità astronomica nelle falde di Bussi e della Val Pescara.

Le quantità di pericolosi rifiuti industriali da importare e trattare sono enormi: almeno 50000 tonnellate/annue destinate allo smaltimento e altre 50000 tonnellate/annue da destinare al recupero. I trattamenti a cui sarebbero sottoposti a Bussi, con produzione di reflui e fumi da trattare, sono i più vari: miscelazione tra rifiuti, triturazione, trattamento termico, arrostimento, reazioni con acidi e/o basi ecc. Il tutto avverrebbe a pochi metri dai fiumi Pescara e Tirino e al di sopra della più grande falda dell’intero Appennino, con grandi sorgenti (Capo Pescara, Tirino, San Callisto ecc.) poste a poca distanza.

Peraltro si segnala come l’impianto centrale della ORIM stessa, quello di Piediripe a Macerata, sia stato coinvolto in una vicenda estremamente grave nel 2000, quando, anche a seguito di un incendio di materiali pericolosi, la stessa Commissione Parlamentare di Indagine sul Ciclo dei Rifiuti stese un durissimo rapporto e la Magistratura eseguì un sequestro “seduta stante” dell’impianto durante la visita della Commissione (si allega sotto il testo degli atti parlamentari).

Per le organizzazioni è veramente surreale, che si abbia anche solo il coraggio di presentare un progetto del genere, dopo quanto accaduto, con l’inquinamento di tutta l’area del polo industriale e delle aree circostanti e con le gravissime conseguenze in tutta la Val Pescara con, addirittura, l’inquinamento delle falde per l’acqua potabile divenute inutilizzabili, con danni ambientali per decine se non centinaia di milioni di euro per la collettività.

L’atteggiamento di sostegno al progetto da parte della Provincia di Pescara e, nella fattispecie, del suo presidente De Dominicis ha dell’inverosimile, visto che questo Ente, come tutti gli altri, in questi anni non è stato capace di prevenire lo scarico illegale di centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti tossici in un posto situato accanto alla stazione di Bussi, sotto l’autostrada e a fianco della Statale.
Gli stessi sindacati del posto non vogliono prendere atto del fallimento della strategia fin qui adottata, quella di fidarsi ciecamente dello sviluppo industriale, naufragata davanti a valori d’inquinamento più simili a quelli di Bhopal che a quelli di un sito posto tra due parchi nazionali (ricordiamo che nella falda sotto la Solvay sostanze cancerogene hanno raggiunto valori di concentrazione 161000 volte superiore ai limiti di legge come denunciato dagli amministratori del Comune di Bussi durante la recente visita della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati).

E’ sconfortante anche da un punto di vista culturale dover constatare che quanto accaduto e, anzi, sta accadendo, con le discariche ancora lì ad inquinare fiume e falde, non abbia insegnato nulla a certi enti e a certi rappresentanti sindacali, che dovrebbero spiegarci, invece, come tutto ciò sia potuto accadere e perchè la collettività dell’intera Val Pescara ora debba subire le conseguenze di scelte errate e dell’incapacità dell’intero sistema di controllo del territorio.

Chi sta appoggiando quest’intervento, inoltre, si sta assumendo una grande responsabilità, quella di far disperdere tempo e risorse in un momento delicato per la comunità della Val Pescara, visto che invece di mobilitare tutte le proprie forze per pretendere un futuro sostenibile risolvendo i grandiosi problemi che abbiamo davanti, si propongono idee provocatorie che non vedranno mai la luce rimanendo, però, una velleitaria dimostrazione di tragica miopia.

Le organizzazioni lanciano, quindi un allarme a tutti i cittadini e agli Enti della Val Pescara affinché si mobilitino per chiedere un futuro veramente sostenibile con il completo disinquinamento della Val Pescara attraverso una perimetrazione del sito di bonifiche nazionali che comprenda tutte le potenziali aree inquinate e per opporsi ad un progetto illogico, visto che le decine di migliaia di tonnellate di rifiuti di mezza Europa dovrebbero attraversare i loro territori e che eventuali conseguenze di quella localizzazione si ripercuoteranno a valle, come è già avvenuto per le megadiscariche e per il sito industriale.


Info: 3683188739, 3478489363, i materiali possono essere scaricati dal sito www.marelibero.org



COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA
SUL CICLO DEI RIFIUTI E SULLE ATTIVITA'
ILLECITE AD ESSO CONNESSE
4.5.2. L'impianto di stoccaggio della società ORIM (Mc).
Tale società ha come oggetto sociale il trattamento di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi. Nel corso della visita, i consulenti riscontravano diverse violazioni sia di carattere ambientale che relativamente alla sicurezza sui luoghi di lavoro.
Veniva effettuata così, qualche giorno dopo, una seconda visita (luglio 2000), alla quale prendevano parte il Presidente della Commissione, consulenti della stessa ed il dottor Siddi, sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Macerata. Nel corso di tale visita, veniva riscontrato che alla società era stata rilasciata un'autorizzazione molto ampia, che consente l'effettuazione di moltissime attività di trattamento di rifiuti.
A fronte di tale autorizzazione, a seguito della visita presso i magazzini dove la società svolge le proprie attività, veniva riscontrato che la stessa non dispone di macchinari adeguati per l'effettuazione di alcune delle numerose attività elencate nell'autorizzazione.
A specifica richiesta di mostrare il funzionamento dell'apparecchiatura che serve a recuperare ed a trattare oli nei trasformatori, il titolare della Orim comunicava di non essere in grado di farla funzionare, perché la stessa era stata acquistata di recente. Nel corso del sopralluogo veniva notata la presenza nei magazzini di stoccaggio provvisorio di notevoli quantità di trasformatori.
Inoltre, i rifiuti, gran parte dei quali pericolosi, in attesa di eventuale trattamento erano contenuti in fusti che erano stati stoccati in maniera caotica, non consentendo un facile accesso nei loro pressi. Veniva riscontrato che la fotocopia del formulario di identificazione di taluni di tali rifiuti riportava la data di consegna alla Orim antecedente i sei mesi, consentiti dalla normativa vigente in tema di stoccaggi provvisori. Infine, gli impianti di aerazione dei capannoni non erano funzionanti. Nonostante ciò, i dipendenti della Orim lavoravano all'interno degli stessi, non utilizzando alcun sistema di precauzione. Quanto sopra esposto induceva il sostituto dottor Siddi ad emettere un decreto di sequestro preventivo della ditta della durata di novanta giorni, nel corso dei quali veniva fatto obbligo alla società di predisporre i locali ed i rifiuti in essi contenuti in normali condizioni di utilizzo.
Va fatto presente che in un capannone all'aperto della Orim, circa tre mesi prima della visita della Commissione, era scoppiato un incendio (giugno 2000) che aveva distrutto alcuni rifiuti pericolosi. In particolare, l'incendio aveva interessato diversi big-bags contenenti rifiuti pericolosi, computers obsoleti, fusti di fanghi provenienti da cabine di verniciatura contenenti vari solventi organici, filtri di macchinari industriali impregnati d'olio e diversi altri materiali pericolosi. Già in quell'occasione, peraltro, gli accertamenti compiuti dalle forze di polizia giudiziaria avevano riscontrato una scorretta gestione di tali attività da parte dell'azienda, in violazione delle prescrizioni regionali, oltre che la non rispondenza al progetto di alcuni capannoni in fase di realizzazione, destinati alla gestione dei rifiuti.
Elemento caratterizzante, sia di tale episodio che della situazione riscontrata successivamente dalla stessa Commissione, è la totale assenza di controlli efficaci da parte degli organi deputati. Infatti, quanto evidenziato dalla Commissione non è dovuto a situazioni contingenti ed impreviste. Non si comprende che tipo di controllo sia stato effettuato presso gli impianti della Orim prima di concedere l'autorizzazione e, successivamente a questa, se sia mai stata controllata l'attività della società. Ciò, a parere della Commissione ed alla luce di quanto si è dovuto registrare nel corso delle visite all'impianto, quand'anche avvenuto, non ha certamente sortito risultati efficaci. Non risulta alla Commissione che relativamente ai fumi di combustione dei rifiuti pericolosi, a seguito dell'incendio sopra detto, siano state effettuate, da parte dell'Arpa, analisi chimiche relative alla presenza di diossine, idrocarburi policiclici aromatici, furani, metalli tossici nel particolato, sostanze organiche tipiche di combustioni incontrollate. Non risulta poi al momento tecnicamente credibile il trattamento adottato per i residui di caprolattame Enichem provenienti da impianti della regione Puglia e che ha comportato successivamente lo smaltimento presso la discarica Sogenus di Ancona.
WWF - LEGAMBIENTE