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lacci d’acciaio nascosti vigliaccamente tra la vegetazione nei pressi dell’Oasi WWF della Diga di Alanno (Pe) Quella della scoperta del bracconiere che ha posto i lacci d’acciaio nei pressi dell’Oasi del WWF “Diga di Alanno” è il segno che la collaborazione costante tra Corpo Forestale dello Stato e associazioni ambientaliste può contrastare con successo un fenomeno, quello del bracconaggio, che da anni sta mostrando una recrudescenza. Lunedì mattina, durante il consueto giro di perlustrazione, il personale del WWF ha rinvenuto alcuni lacci d’acciaio nascosti tra la fitta vegetazione lungo il corso del Fiume Pescara. Scattate alcune fotografie delle trappole (che sono disponibili su richiesta via email) e sentita la sede regionale, il WWF ha provveduto a segnalare la scoperta al Comando Stazione della Forestale di Torre de’ Passeri che ha consigliato di non rimuovere i lacci per consentire l’appostamento da parte dei propri uomini. In poche ore è stato così possibile scoprire l’autore dell’atto di bracconaggio. Dichiara Augusto De Sanctis, coordinatore delle oasi WWF Abruzzo “Voglio ringraziare il nostro personale, il cui nominativo non possiamo divulgare per evitare eventuali rappresaglie, e il Corpo Forestale dello Stato, con particolare riferimento al Comandante Provinciale Guido Conti e ai suoi uomini del Comando di Torre de’ Passeri, per il servizio svolto per la tutela della Natura. E’ la dimostrazione che se si scommette sulla sorveglianza sul territorio con personale fortemente motivato si può rendere meno facile la vita a questi personaggi senza scrupoli. Con limitati fondi concessi dalla Provincia di Pescara per la gestione di quest’area protetta abbiamo pensato di aumentare la sorveglianza perché avevamo notato un aumento della pressione antropica attorno alla nostra oasi. In pochi mesi abbiamo già conseguito due successi: una prima volta abbiamo segnalato alla Forestale dei cantieri sul fiume appena a monte dell’Oasi, attività che sono state sottoposte a sequestro; ora abbiamo segnalato quest’atto di bracconaggio con la conseguente denuncia dell’autore. Comunque preoccupa questa recrudescenza degli attacchi contro le aree protette. I lacci d’acciaio costituiscono uno dei metodi di bracconaggio tra i più cruenti, in quanto gli animali catturati si dimenano per ore morendo tra atroci sofferenze. E’ un metodo spesso usato per catturare cinghiali e cervidi e di cui spesso cadono vittima anche lupi e orsi. Infatti alcuni anni or sono un’orsa e un Lupo sono morti nel Parco nazionale della Majella in questo modo orribile. E’ il segno tangibile della diffusione di un bracconaggio che non si fa remore di usare i metodi più vigliacchi per uccidere tra immensi dolori la fauna selvatica.” WWF Pescara
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