La sfida energetica.
Si è svolta in questi giorni, a Venezia, la terza conferenza mondiale sul futuro della scienza, quest’anno dedicata al tema dell’ energia.

Umberto Veronesi, con la sua Fondazione, ha organizzato questo meeting ed ha così spiegato a “La Stampa” il suo significato: “La prima sfida è quella di identificare fonti di energia che possano far fronte al crescente bisogno mondiale ed al tempo stesso raggiungano il delicato equilibrio tra efficienza, costo economico, costo sociale, sostenibilità per l’ambiente, ricadute etiche e politiche. La seconda è quella di intervenire a livello culturale per far capire ed accettare le soluzioni energetiche che la scienza propone ad una società confusa, poco informata, impaurita e percorsa da movimenti antiscientifici.”

Da parte di tutti i relatori viene posta la necessità e quindi il problema di trovare una alternativa all’attuale uso di carburanti il cui utilizzo provoca la produzione di enormi quantità di anidride carbonica ed il conseguente peggioramento delle condizioni di vita dell’intera popolazione mondiale sotto forma di aumento delle temperature medie, crescita del livello dei mari, estinzioni di specie vegetali ed animali, scarsità di acqua potabile, desertificazione per alcune parti del territorio, ma di contro inondazioni per altri territori costieri.

Si sono pertanto presentate relazioni sullo stato dell’arte delle diverse fonti alternative ai carburanti fossili oggi più usati ovvero petrolio e gas naturale

I sostenitori dell’energia nucleare ( James Lovelock) sostengono la naturalità di questa fonte ( “l’universo vive di energia nucleare “, “il sole è una immensa centrale nucleare”, “ la vita sulla terra è il risultato dell’esplosione nucleare di una supernova”,ecc.), la assoluta sicurezza raggiunta dagli impianti, la irrilevanza del problema scorie (“ mi trovavo a Le Havre con mia moglie e ci siamo accorti che stavamo tranquillamente camminando sopra un deposito di scorie nucleari… conservate a tre metri sotto la superficie… e le radiazioni non ci raggiungeranno mai”) .

Per la verità altri (Maurizio Cumo) non nascondono i problemi connessi soprattutto al trattamento delle scorie nucleari e ci informano che anche gli USA sono preoccupati dal problema legato alla ricerca di siti ove conservare in sicurezza le scorie radioattive e pertanto sono impegnati in progetti per la riduzione dei volumi prodotti, per ridurre la percentuale di plutonio nelle scorie e recuperare energia dagli stessi al fine di produrre carburante utilizzabile nei futuri reattori di IV generazione.

Per quanto riguarda le altre fonti , molta attenzione è stata data al carbone, tornato ad essere economicamente competitivo vista la continua ascesa del costo del barile di petrolio.

In particolare si conta molto su quelle tecnologie ed impianti che prevedono cicli combinati di combustione del carbone (IGCC), con recupero termodinamico della quasi totalità della energia prodotta e che con le attuali tecnologie per il 50 % è sprecata, ma anche delle tecniche di bloccaggio e cattura della anidride carbonica prodotta (CCS) che altrimenti finirebbe in aria alimentando il fenomeno del riscaldamento globale.

La conversione dell’energia solare è dai più vista come un processo altamente positivo, anche se non risolutivo nei confronti del continuo bisogno di energia: l’utilizzo di celle multigiunzione ha recentemente consentito di migliorale l’efficienza del processo nella misura del 40% circa.
La soluzione, come sorgente primaria di energia, è il solare a concentrazione o termodinamico ( Carlo Rubbia) anche se “troppi guru ed esperti vari si ostinano a sottovalutare”. Il mercato del fotovoltaico, secondo il rapporto di “Solar generation 2007” si sviluppa da un tasso del 35% all’anno e potrebbe diventare competitivo con le altre fonti già nel 2015. Le stime dicono inoltre che con questo trand nel 2030 si potrà eliminare la emissione di 6,6 miliardi di tonnellate di anidride carbonica.
Consolidato è il ruolo della energia idroelettrica e di quella geotermica per le quali non sono prevedibili significativi incrementi nella produzione.

Interessanti i progressi delle tecnologie per quanto riguarda l’eolica che cresce anch’essa ad alti ritmi ( 30% in più l’anno) anche se rappresenta solo l’uno percento della produzione mondiale ed i biocarburanti prodotti da biomasse quali mais, soia, canna da zucchero, il cui incremento produttivo sta creando preoccupazione per le conseguenze ambientali e sociali legate al diffondersi di agricolture intensive e per le tensioni che si stanno verificando nei prezzi di alcuni generi alimentari.

Sull’idrogeno non si è detto molto tranne ricordare le enormi potenzialità , accompagnate però oggi da una grande lentezza nella definizione di soluzioni per il suo stoccaggio e trasporto specie per quanto riguarda le esigenze per applicazioni mobili ( auto) tanto da proporre di concentrare le attenzioni sulla diminuzione del peso dei mezzi mobili più che sul tipo di carburante ( Louis Schlapbach).

Insomma, come dice Vaclav Smil la transizione dai combustibili fossili alle fonti rinnovabili sarà un processo lento: ci vorranno alcune generazioni per completarlo: di fronte al problema del riscaldamento globale il problema non sarà solo quello di produrre energia con maggiore efficienza, ma soprattutto quello di limitare i consumi ed eliminare gli sprechi.
Sergio Saladini