RACCOLTA E IMPIEGHI DEI RESIDUI ORGANICI DELLA CITTA’ DI MILANO NELLA SECONDA META’ DEL XIX SECOLO
Il sopralluogo – decima parte
Dopo le diverse istanze presentate dalla Società delle strade ferrate della Lombardia e dell’Italia Centrale che si lamentava dell’esistenza di un deposito in prossimità della Stazione Centrale di Milano che stava sempre più acquistando maggiore importanza nel nuovo Stato italiano, un’apposita Commissione istituita dal Prefetto per studiare il problema, presieduta dall’Ing. Giuseppe Colombo, relazionò al Consiglio Provinciale di Sanità.
Il documento, del 13 agosto 1863, relaziona del sopralluogo effettuato presso la Stabilimento ubicato nella località Cascina Brusada della Società Anonima per lo spurgo dei pozzi neri, la quale aveva richiesto un ampliamento dell’immobile.

Dall’Archivio di Stato di Milano, Fondo Prefettura n. 345:

La Commissione si lamentò a causa del preavviso dato all’Impresa perché “…non solo anche trovato pel luogo tale ordine e pulizia da doversi dubitare se fossero normali, ma anche trovato che con preparazioni opportune avanzi impediti gli odori nauseasi; anzi non anche tampoco potuto vedere in esercizio effettivo le funzioni che vi si compiono…”
Comunque la Commissione dopo una sommaria descrizione su come raggiungere lo Stabilimento prosegue “…si giunge alle vasche di deposito, retrocedendo così verso la Stazione di un tratto non irrilevante e cioè di ben 200 metri. Le vasche poi occupano anch’esse uno spazio non piccolo tutte collocate nella direzione parallela alla Stazione Centrale e non perpendicolarmente, per modo che la quinta, che è anche la più ampia dista dal morello di cinta della stazione e precisamente dalla parte del fabbricato metri 250.
Ed ora che sono a descriversi quelle vasche di deposito, è uopo a prima giunta sopprimere la voce Stabilimento. Non è quello uno Stabilimento di nessun genere, ma un luogo di deposito formato di cinque vasche aperte nel fondo, tre delle quali assai vecchie, foderate di legname internamente per guisa che gran parte di materia ne viene assorbita dal suolo; sicchè per ovviare a tal danno una è abbandonata e fuori d’uso. Le due più recenti poi sono in muratura. La loro capacità è diversa e in tutto è di 548 metri cubi.
A materia tranquilla e in giornate limpide come ora quella del 3 agosto, gli odori sono scarsi, benché quelle vasche non siano chiuse ma solamente coperte con tettoia di legno e tegole a riparo della pioggia, avendosi anche talune aperture a guisa di finestroni ai lati, ma anch’essi del tutto aperti. Il modo con cui le botti della Società si scaricano era abbastanza evidente, essendosi disposti certi canali mobili di legno scoperti i quali applicati al tubo inferiore delle botti danno passaggio alle materie che scendono nelle vasche. Ma importava assistere al carico d’un carro e si operò che quel carro si pose di fianco a una delle accennate aperture.
Un uomo si collocò presso una misura consistente in un largo tinozzo aperto, indi con una pertica munita d’una cerchia venne levando materia dalla vasca, avendo cura di agitarla assai onde far salire alla superficie la parte densa. Parecchie secchie occorsero per riempire il tinozzo, che sollevato a mano da due uomini fu versato nel truogolo o gavazza ch’era sul carro, e parimenti aperto. Più misure occorsero a riempire il truogolo e durante questa operazione, che fu di circa un quarto d’ora, gli effluvi che si sviluppavano dalla vasca, dalla secchia, dal tinozzo e dal truogolo, si diffusero largamente all’intorno e sì forti che i membri
Della Commissione non vi potevano resistere se non perché v’erano proposti di farne esperimento. Il carro ripieno partì percorrendo per l’appunto l’accennata Strada comunale fino alla Stazione Centrale e piegò a destra verso la magna spargendo ovunque nauseasi effluvi poiché non era coperto che di frasce e rami, evidentemente al solo scopo di impedire l’oscillazione e la perdita della materia.
Non si ha ora che ad immaginarsi che quei carri, come avviene in febbraio e marzo, siano molti e frequenti, sin trenta o quaranta di seguito, e che l’aria, ciò che è quasi comune, soffre e ognuno vede che la Stazione Centrale dev’essere invasa dagli effluvi più ributtanti, la qual cosa è appunto affermata nei reclami della Direzione della Strada Ferrata, ed è ragionevole preoccuparsi del grandissimo incomodo che ne avranno non solo i numerosi impiegati e abitanti della Stazione, ma anche i passeggeri che affluiranno a ogni ora del giorno e della notte, e gli alberghi e i caffè che necessariamente dovranno erigersi e che alla lor volta saranno nucleo d’un nuovo aggregato di abitazioni”

A conclusione della dettagliata e ampia relazione della Commissione questa concludeva “…è d’avviso che il deposito di materie fecali alla Cascina Brusada, siccome incomodo ed insalubre, debba essere soppresso”
Federico Di Lucchio