L'ambiente come bene comune
Siamo chiamati a fare i conti con interrogativi nuovi, aspri e difficili. Essi nascono da uno scenario mondiale in grande movimento, da trasformazioni profonde delle strutture produttive e sociali, da nuovi equilibri demografici, dalle innovazioni scientifiche e tecnologiche.
Per la sinistra è prioritario approfondire analisi e proposte, ricostruire una cornice ideale e valoriale e ridefinire con coraggio e serietà, in un confronto libero e approfondito, la propria cultura politica.

Con queste premesse, alla Casa della Cultura di Milano, dal febbraio al giungo 2007, si è svolto un ciclo di incontri, a cura di Salvatore Veca, denominato “Quale cultura politica per la sinistra?” ed in data 4 giugno tale ciclo ha chiuso con l’incontro “L’ambiente come bene comune”.
Relatori Erminia Chiappero Martinetti, docente all’Università di Pavia, economista, e Riccardo Petrella, anch’egli economista, docente presso l’Università Cattolica di Lovanio (Belgio) e consigliere della Commissione Europea a Bruxelles.

Davanti ad un platea di 20/25 persone, un po’ poche davanti all’argomento presentato, Chiappero esordisce iniziando annunciando una serie di numeri, sostenendo che l’Economia è una materia triste, e solamente enunciando dati può affrontare l’argomento in questione.
Pertanto le informazioni che il sottoscritto è riuscito a raccogliere sono le seguenti:
le risorse, umane, economiche e naturali sono distribuite in modo diseguale.
Quelle umane sono in crescita, oggi sono 6,5 miliardi di persone, nel 2025 saranno 8 miliardi, e distribuite in modo non omogeneo.
L’aspettativa di vita è di 80 anni ed anche più nelle aree OCSE, ove vi è una bassa mortalità ed altrettanto basso tasso di natalità con conseguenze sociali importanti.
Nell’altra parte del mondo vi è una situazione opposta: l’aspettativa di vita è di 52 anni che scendono addirittura a 30/35 anni in Africa, la mortalità è alta così come lo è il tasso di natalità.
Sotto l’aspetto economico, in base a dati della Banca Mondiale, nel mondo 1.200 milioni di persone vivono con 1 dollaro al giorno.
Le 225 persone più ricche del pianeta detengono complessivamente un reddito pari ai 12 Paesi tra i più poveri al mondo, con a 385 milioni di persone.
Detto questo si arriva alla conclusione che il sistema attuale non è sostenibile.
Si affacciano, nello scenario mondiale, come Paesi che desiderano raggiungere i livelli dei Paesi economicamente avanzati, la Cina e l’India, ma il cosiddetto progresso economico può risolvere il problema?
Qual’ è la qualità dello sviluppo e della vita?
E’ sostenibile tutto ciò?
Questi quesiti che corrispondono a grandi problemi pongono i diversi soggetti, i potenti e non, a trovare un dialogo per una soluzione comune.
Di taglio diverso l’intervento di Petrella esordendo che la sinistra attuale non ha più una cultura politica identificativa, citando l’ esempio di Blair, in Inghilterra, che ha condotto una politica mirando soprattutto per il “business”.
In Italia la crisi è ancora più forte quando il più grande partito, quello dei Democratici di Sinistra, rinuncia a questo termine per un nuovo partito denominato Democratico.
Petrella dichiara, a volte in modo enfatico ed a volte colloquiale, che vi è un fallimento delle classi dirigenti, americane ed europee, che hanno trasformato il mondo in un campo di scontro per il dominio delle risorse creando anche guerre economiche.
Come un bene da massimizzare hanno trasformato le foreste in risorse per la loro affermazione. Non sono riusciti a fare del pianeta un luogo dove tutti possono vivere insieme, e non è corretto l’affermazione di qualcuno che dichiara che nel mondo siamo in troppi (i 1.200 milioni di persone di poc’anzi) e perciò non è possibile dare da mangiare a tutti.
Questo è un atteggiamento fallimentare e ricorda che il sistema capitalista si attende sempre un guadagno in qualsiasi situazione
La destra, appoggiando il sistema capitalista che gestisce le risorse “rare” sta tentando di affermare che l’acqua è “rara” e come tale deve essere impiegata con un costo, trasformandola in una merce.
Oggi le persone in situazioni drammatiche, 1.200 milioni di persone, non hanno accesso all’acqua potabile, nel 2020 saranno più di tre miliardi.
E’ un’utopia pensare che tutti nel mondo potranno disporre dell’acqua fra quindici anni?
Quali sono le soluzioni percorribili? E’ giusto privatizzare e lasciare al mercato il compito di risolvere il problema?
L’acqua non deve diventare il petrolio di domani.
Contrariamente all’idea che l’acqua sia “l’oro blu”, questa deve essere considerata come bene comune, patrimonio dell’umanità.
Invece gli U.S.A. sotto questo aspetto sono in capo alla lista dei consumi pro-capite dell’acqua, consumi sconsiderati: 1100 lt. nelle zone urbane ed 800 lt. in quelle decentrate.
I consumi in Europa? 500 lt Milano, 130 lt in Germania.
Gli U.S.A., che non hanno sottoscritto il Protocollo di Kyoto, sono i responsabili, con la loro dissennata politica, di buona parte dei disastri ambientali che coinvolgono il pianeta e non accettano alcuna limitazione al loro sviluppo industriale ed economico, anzi propongono, con i suoi alleati, l’innovazione tecnologica come soluzione ai problemi creando così nuovi processi e nuovi prodotti che si sommano a quelli già esistenti.
Mentre in Europa timidamente si affaccia il “Capitalismo verde” con investimenti nell’energia, dall’altra parte del mondo si mercifica ogni cosa: l’acqua, i medicinali, il diritto alla vita, che hanno così un loro “mercato”.
In conclusione, una cultura di sinistra, una forte sinistra, deve contrastare, ed anche il singolo può farlo, testimoniando che i beni e le risorse devono essere per tutti e non accettare esclusioni, reinventare le regole dell’economia, avere patrimoni comuni.
I costi della vita devono essere della comunità collettiva.
Pare che Ovidio abbia detto: “Il sole non è proprietà di pochi”
Federico Di Lucchio