Onnivori.
In questo mese sarà presentato, da parte del Ipcc ( intergovernmantal panel on climate change) il tradizionale rapporto sulle prospettive del pianeta.

I 2500 esperti di clima, che hanno lavorato per il rapporto 2007, sostengono che se non vi saranno significativi cambiamenti dei parametri presi in esame, già nel 2010 è da prevedersi un incremento della temperatura media da 2 a 4 gradi centigradi con le conseguenze che ben si possono immaginare: scioglimento di ghiacci, desertificazione, grandi ondate di caldo, seri danni alle produzioni agricole.

E’ noto che l’aumento della temperatura risulta fortemente legato alla concentrazione di gas serra in atmosfera, in particolare dell’anidride carbonica, generata dalle combustioni, che cresce sempre più rapidamente accentuando ulteriormente il fenomeno: dal 1980 ad oggi la quantità annuale delle emissioni in atmosfera è salita da 20 a 26 miliardi di tonnellate!

L’uomo, i suoi comportamenti, le sue scelte scellerate, ne è evidentemente la causa, ma dati recenti sono destinati a cambiare opinioni consolidate e di conseguenza strategie di lotta a questo fenomeno degenerativo.

La Fao, ovvero l’organizzazione delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura, sostiene che la produzione di bestiame, in fortissima crescita nel mondo, è responsabile della emissione di oltre il 18% del totale dei gas serra, in termini di Co2 equivalente.

Questo dato significa che i milioni di automobili circolanti sul nostro pianeta contribuiscono al cambiamento climatico in misura inferiore agli allevamenti zootecnici: come vedete ne discente un necessario aggiornamento delle politiche di contrasto al fenomeno del riscaldamento terrestre.

I bovini, soprattutto, generano direttamente il 9% dell’anidride carbonica totale, ma anche il 65% di protossido di azoto ed il 37% di metano: il protossido di azoto ha un potenziale climalterante pari al 265% in più del Co2 ed il metano al 23% in più.

Oltre a ciò è opportuno ricordare che gli allevamenti occupano il 26% della superficie terrestre (ghiacci esclusi) ed oltre un terzo delle terre coltivabili è destinato a produrre cereali per l’alimentazione animale.

Le conseguenze sono note: la scomparsa della agricoltura di sussistenza per molte popolazioni, la riduzione delle foreste, la scomparsa della biodiversità, l’inquinamento di acqua e suolo, la compromissione delle catene alimentari preesistenti.

Jeremy Rifkin ha calcolato, inoltre, che ci vogliono 4 chili di mangime per far ingrassare di mezzo chilo un bovino e che se confrontiamo un terreno di un acro, destinato a produrre alimentazione animale, con uno di eguale superficie, destinato a produzioni per l’alimentazione umana, quest’ultimo produce una quantità di proteine dieci volte superiore e nel caso di vegetali ricchi di foglie la percentuale sale al 15%.

Negli Usa si stima vengano consumati quasi quattro litri di combustibile fossile per ottenere mezzo chili di carne.

E‘ ora necessario che la stessa attenzione e gli stessi sforzi che sono indirizzati a modificare lo stile di vita per quanto riguarda la mobilità ed in genere il consumo di carburanti fossili, vengano indirizzati a modificare le attuali modalità di allevamento e produzione di bovini ed in genere a far scendere il superconsumo di carni perché, non dimentichiamolo, non siamo carnivori, ma onnivori!
Sergio Saladini.