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qualità della vita a Milano Presentazione di Roberto Camagni Come si ricorderà, la nostra indagine sulla Qualità della Vita a Milano, giunta alla sua XVI edizione, confronta Milano con la sua storia recente. Attraverso una batteria di oltre 100 indicatori quantitativi, che abbiamo iniziato a raccogliere a partire dal 1989 con la collaborazione di vari enti e istituzioni che operano nel comune di Milano, abbiamo potuto costruire non una fotografia ma un film, una rappresentazione diacronica dell’evoluzione dei differenti aspetti che compongono la qualità della vita dei cittadini. Le principali dimensioni di questa rappresentazione sono naturalmente la dimensione economica, la dimensione ambientale, la dimensione sociale e la dimensione istituzionale - intesa quest’ultima come l’efficienza della pubblica amministrazione nella fornitura di alcuni servizi essenziali e non come l’efficacia della sua azione, peraltro in evidenza indiretta attraverso molti dei nostri indicatori. Molti sono gli aspetti che questa indagine, pur pregevolissima (come dimostra l’interesse di altre città per realizzare qualcosa di simile) lascia in ombra, e che MeglioMilano cerca di illuminare attraverso altre strade. Uno di questi è l’elemento soggettivo, percettivo, da parte della città e dei cittadini sull’importanza dei diversi aspetti della qualità della vita; per questo in passato abbiamo accostato all’indagine quantitativa strutturale una indagine campionaria sulla percezione dei cittadini. Un secondo aspetto riguarda invece una valutazione relativa dello stato delle diverse dimensioni della qualità della vita a Milano confrontate con la situazione delle altre città, italiane o straniere. Pertanto, in queste note introduttive cerco sempre di colmare questa lacuna, premettendo il riferimento ad alcuni risultati raggiunti da altre istituzioni e centri di ricerca. Per quanto concerne la dimensione economica, e in particolare il livello della competitività e della attrattività internazionale di Milano, uno studio recente effettuato al Politecnico da Mariotti e Mutinelli sugli addetti di imprese multinazionali (di multinazionali estere con sede nelle città italiane e di imprese italiane all’estero) indica Milano come di gran lunga la città internazionale italiana: essa rappresenta in Italia il 28% della somma degli addetti ora indicata nell’industria (seguita da Torino con il 13,8%), il 45% nei servizi (seguita da Roma col 18,7%) e il 46% nell’industria high-tech (seguita sempre da Roma col 17,7%). Fonte: Cushman & Wakefield Healey & Baker (2005) Confronto fra città in Europa secondo i giudizi dei manager internazionali (posizione in classifica) Milano Roma Migliore città in cui insediarsi 11 26 - Consistenza degli insediamenti già realizzati al 2004 5 16 - Accessibilità ai mercati 7 24 - Disponibilità di risorse umane qualificate 10 29 - Costo delle risorse umane 13 14 - Infrastrutture di trasporto: connettività esterna 11 20 - Infrastrutture di trasporto: connettività interna 22 29 - Infrastrutture di telecomunicazione 14 24 - Disponibilità di spazi d’ufficio 20 26 - Value for money degli spazi d’ufficio 26 28 - Politica fiscale e incentivi finanziari 23 30 - Mostre, fiere, convegni 6 13 - Qualità della vita 21 12 - Qualità dell’ambiente 29 23 - Miglioramenti recenti 16 29 - Notorietà presso gli investitori esteri 4 12 - Capacità di promozione e marketing territoriale 14 23 - Facilità di comunicazione linguistica 17 27 Quanto ai confronti, sempre molto di moda, con le città internazionali europee, appaiono assai istruttivi i risultati dell’indagine di Cushman Wakefield Healey & Baker (2005) sulle opinioni dei manager delle imprese multinazionali quanto alle migliori città in cui insediarsi e sulle diverse motivazioni. Milano appare all’11° posto in Europa, dopo città che l’hanno da sempre preceduta come, nell’ordine, Londra, Parigi, Francoforte, Bruxelles, Amsterdam e Zurigo. Ma negli ultimi 15 anni Milano è stata superata da quattro città assai dinamiche: Barcellona (che sale addirittura al quinto posto), Madrid, Berlino e Monaco (mentre passano in coda Düsseldorf e Ginevra). Più interessanti le motivazioni che spiegano la prestazione di Milano, riportate in tabella. Milano appare molto forte nell’opinione sulla realtà storica, e dunque nel giudizio sullo stock di investimenti internazionali attratti in passato, nella accessibilità ai mercati (e probabilmente al mercato del ricco nord d’Italia, nonché sulla forza della sua funzione fieristica. Appare invece assai debole, oltre il ventesimo posto, quanto a: qualità dell’ambiente, prezzi immobiliari (value for money degli spazi a ufficio), accessibilità interna e congestione, qualità della vita, disponibilità di spazi di prestigio per localizzazioni direzionali. Tutti elementi che da tempo la ricerca territoriale in Italia aveva sottolineato e che vengono confermati da un diverso punto di vista. Quanto all’ambiente, abbiamo la fortuna da alcuni anni di vedere pubblicati pochi giorni prima della nostra presentazione i risultati dell’indagine Legambiente – Il Sole 24 Ore sulla qualità ambientale delle città italiane capoluogo di provincia nel 2005 (125 parametri, raccolti in 24 indicatori complessi). L’indagine di quest’anno, che è accompagnata da brevi analisi internazionali e da sondaggi presso i cittadini, rivela alcuni elementi assai importanti: a- il problema ambientale è più grave nelle grandi città che tutte, con l’eccezione di Bologna e Genova, compaiono altre il 60° posto su 102 capoluoghi; b- Milano compare al 62° posto, mostrando comunque un miglioramento rispetto al drammatico 82° posto dell’anno precedente (il miglioramento è probabilmente dovuto anche ad alcune correzioni effettuate, oltre che all’entrata in funzione del depuratore e ad altri miglioramenti incrementali); c- Milano si posiziona assai bene in tutti gli indicatori che riguardano i mezzi pubblici nonché sulla presenza di benzene nell’aria; d- Milano si posiziona abbastanza bene nel campo della raccolta differenziata (circa il 30%), ponendosi al 39° posto su 103 città; e- Milano si dimostra debole per quanto concerne isole pedonali, zone a traffico limitato; f- Milano presenta valori allarmanti per quanto concerne la presenza di polveri sottili (oltre il 70° posto su 82 città con rilevazioni) e di biossido di azoto (oltre il 75° posto su 85 città con rilevazioni). Oltre che per il problema del traffico, male comune a tutte le grandi città italiane, i cittadini milanesi appaiono i più preoccupati per la qualità dell’aria nonché per il trasporto pubblico (che in generale, come abbiamo visto, rappresenta un punto di forza della città ma viene sentito come il rimedio principale ai problemi del traffico e dell’inquinamento). Il rapporto giustamente indica l’esistenza di tre modelli di città (o percorsi di qualità ambientale): il “modello della precarietà”, con problemi cresciuti apparentemente senza controllo; il “modello della mitigazione”, che reagisce alle emergenze con misure di contenimento, e il “modello della qualità”, che interviene con misure strutturali sul percorso evolutivo e sul modello insediativo. Direi che Milano appartiene alla seconda categoria, e che merita il passaggio alla terza, in linea con quanto viene almeno tentato nelle esperienze delle città del nord Europa. Ci piacerebbe vedere Milano citata in qualche classifica di eccellenza: come Berlino per il primato degli impianti solari installati negli edifici pubblici o Barcellona per i tempi e le realizzazioni nel campo della rete delle metropolitane. L’indagine sulla qualità della vita a Milano nel 2005 La nostra indagine conferma il percorso di miglioramento complessivo della qualità della vita a Milano che abbiamo rilevato l’anno scorso e in passato a partire dal 1997 (con le eccezioni del 1999, 2001 soprattutto e 2003), confermato, per la parte ambientale, dalla rilevazione Legambiente- Il Sole 24 Ore citata più sopra. Il miglioramento complessivo si spiega con: - il netto miglioramento delle aree ambiente-salute-mobilità, nonché disagio-assistenza; - il miglioramento delle aree, più legate alle condizioni economiche, benessere-abitazione-istruzione-sport; - il modesto miglioramento dell’attività della P.A. nei servizi al pubblico. Per contro, troviamo un arretramento in alcune aree come: - sicurezza, - lavoro e servizi del terziario, - cultura e svago. L’indicatore della popolazione, con tendenza negativa, merita un discorso a parte. Infatti, il saldo migratorio e la natalità mostrano andamenti positivi, ma inferiori ai massimi/minimi storici raggiunti l’anno passato nelle immigrazioni e nei decessi: la popolazione è aumentata di 10.000 abitanti; il saldo naturale, negativo per il solo -1%, appare un risultato positivo se confrontato col passato; il saldo migratorio è positivo e superiore in valore assoluto al saldo naturale negativo. (Osservando i dati assoluti, si noterà come la somma dei due saldi non corrisponde al valore complessivo dell’incremento della popolazione; ma questo deriva da rettifiche nella popolazione residente). Dunque l’andamento è da considerarsi in modo positivo, anche in considerazione della stazionarietà degli indici di vecchiaia e di dipendenza. Analizziamo partitamene le diverse aree, iniziando da quelle con tendenza positiva. Ambiente. Gli indicatori di qualità dell’aria mostrano tendenze positive, ad eccezione di quelli connessi alla presenza di polveri sottili. Sull’inquinamento acustico non sono disponibili dati medi sul rumore diurno e notturno, ma sono diminuiti i reclami per rumore. E’ aumentata la disponibilità di piste ciclabili. Per contro, verifichiamo un arretramento sul fronte della qualità dell’acqua, sia nella presenza di nitrati sia nel numero di pozzi esclusi. Salute. Complessivamente la situazione della salute migliora, anche se peggiorano i dati sulla mortalità per malattie dell’apparato circolatorio, respiratorio e per tumore che negli ultimi anni andavano migliorando. Si riduce invece la mortalità infantile e l’ospedalizzazione (con un aumento dei ricoveri ma una riduzione dei ricoverati). Mobilità. Anche in questo caso l’indicatore di area migliora, ma permangono aree di preoccupazione. Le buone notizie riguardano i passeggeri ATM (aumentati di 9000 unità, pari all’1,8%), i posti auto nei parcheggi di corrispondenza (aumentati di 2000 unità), e la riduzione del numero di incidenti e dei feriti. Le cattive notizie riguardano una piccola riduzione della rete di trasporto pubblico, l’aumento dei morti in incidenti stradali (comunque molto inferiori ai picchi del 1995 e 2000) e l’aumento, anche se a un tasso decrescente rispetto al passato, del traffico in entrata a Milano. Disagio e assistenza. Nell’area sociale si registrano miglioramenti importanti, anche se accompagnati da situazioni di segno opposto in alcune aree. L’indicatore che determina il trend positivo dell’area del disagio è la netta riduzione del numero di aborti, che raggiungono il valore più basso dell’intera serie storica. Le altre due sotto-aree mostrano invece tendenze negative, a causa dell’aumento dei casi di morte per droga (comunque limitato e su valori assai inferiori a quelli degli anni ’90) e del numero di suicidi. Nel campo dell’assistenza, vediamo un miglioramento degli indicatori dei servizi al disagio sociale (assistenza ad alcolisti e tossicodipendenti) e dei servizi sociali (posti negli asili nido, spese per i minori). Si riducono invece gli indicatori connessi con i servizi sanitari, in particolare per la riduzione degli assistiti a domicilio. Benessere e abitazione. Nel campo delle dimensioni economiche della qualità della vita, troviamo un miglioramento nel benessere economico complessivo e nelle condizioni abitative. Il reddito medio famigliare, all’incirca di 30.000 euro, ha visto una inversione di tendenza in positivo rispetto alle continue riduzioni che si manifestavano a partire dal 2002; parallelamente continua la riduzione del numero di famiglie che vivono al disotto della soglia di povertà (e che costituiscono comunque il 10% delle famiglie residenti). Migliorano poi gli indicatori connessi col risparmio, mentre si riducono i consumi di energia elettrica per usi domestici. Quanto al settore delle abitazioni, spesso rileviamo che si tratta talvolta di indicatori con significati ambigui, ma non possiamo dirlo questa volta. L’aumento della percentuale di famiglie con casa in proprietà, che ha ormai raggiunto il 57%, è certamente un indicatore positivo; e così pure l’indicatore connesso alla riduzione dei canoni di affitto, che si manifesta dall’anno scorso per le abitazioni in centro, dal 2003 per le abitazioni in semicentro e dal 2001 per le abitazioni in periferia. Quanto invece ai prezzi delle abitazioni compravendute, verifichiamo che prosegue l’aumento nelle zone centrali, ma si manifesta un sostanziale arresto nelle zone semicentrali e periferiche. Istruzione e sport. La condizione della densità di alunni per classe o per docente mostra un lieve miglioramento, e così pure la situazione dell’istruzione superiore (laureati su residenti e su immatricolati). Solo le iscrizioni alle scuole civiche sono in diminuzione. Nell’area dello sport, si rileva una piccola riduzione degli indicatori connessi alla dotazione di impianti (in particolare piscine e campi da tennis) ma anche un aumento dell’utenza; la risultante è positiva. Servizi al pubblico. Nel campo dei servizi al pubblico, troviamo una perdurante crisi della giustizia, nell’aumento della durata delle cause sia civili che penali. Per contro, i tempi di espletamento delle pratiche amministrative e la raccolta differenziata mostrano trend positivi (a partire dal 2003). Possiamo ora ad esaminare le aree in cui la tendenza complessiva non appare positiva. Sicurezza. L’andamento dell’indicatore aggregato che concerne la sicurezza ha avuto nel recente passato un andamento un poco “ballerino”, ma non così le sue singole componenti. La sottoarea che riguarda la giustizia inverte nell’ultimo anno una tendenza positiva che durava dal 2000, sia per la componente dei processi civili che penali in corso. I reati contro il patrimonio invertono la tendenza dell’anno passato, ma raggiungono un livello assai vicino al massimo degli ultimi 10 anni. I delitti contro la persona, con l’importante eccezione degli omicidi che diminuiscono, quasi raddoppiano rispetto alla media degli ultimi anni. Lavoro. La condizione del mercato del lavoro viene sintetizzata in questo modo dai nostri indicatori. Permane una condizione di tensione sul fronte delle imprese che operano in città: aumentano i fallimenti e il tasso di mortalità delle imprese e si riduce il tasso di natalità. Sul fronte del lavoro, nonostante che il tasso di attività complessivo sia aumentato e che sia diminuita la disoccupazione, complessiva e femminile, aumentano, ormai da cinque anni, le ore di cassa integrazione. Sono dunque soprattutto i lavoratori industriali e delle grandi e medie imprese a subire una condizione di crisi, mentre il mercato del lavoro complessivo si riorienta verso il lavoro autonomo e terziario. Servizi del terziario. Se il traffico negli aeroporti continua ad aumentare dal 2002, ad indicare una buona dinamica delle attività direzionali-manageriali-professionali, alcuni comparti del terziario non hanno seguito le stesse tendenze. E’ il caso della Fiera che, per i motivi legati alle forti innovazioni progettuali e localizzative, non riesce a ripetere le performance del 2004, e del settore commerciale complessivo, grande e piccolo, alimentare e non alimentare, che vede una leggera riduzione di attività. Cultura e svago. Si tratta di un’area che da alcuni anni mostra segni di indebolimento e che vede una caduta sensibile nell’ultimo anno analizzato. L’area della lettura procede bene, ma cade, ormai da alcuni anni, l’acquisto di quotidiani; l’area della cultura mostra cedimenti sia nel budget comunale sia nella frequentazione dei musei; la frequenza ai concerti, cinema e teatri in rapporto alla popolazione cala. In sintesi. Possiamo dire che nel 2005 alcuni elementi di crisi economica si sono alleviati, e il mercato del lavoro ha trovato sufficienti condizioni di riequilibrio, pure in presenza di tensioni nel settore secondario. Continua il miglioramento, purtroppo debole rispetto a quanto necessario ma continuo, nei settori della mobilità, della salute, dell’ambiente. Si riducono alcune manifestazioni di disagio, grazie anche all’efficacia dell’azione della pubblica amministrazione e migliora l’istruzione complessiva. Restano i mali di una società relativamente ricca: nell’ambito della sicurezza, della droga, dei suicidi, dei morti sulle strade, per infarto e per malattie dell’apparato respiratorio. Oltre a un non eccessivo interesse per la cultura. Introduzione MeglioMilano presenta la sedicesima edizione del suo Osservatorio della qualità della vita, uno strumento di lettura della realtà milanese attraverso l’andamento di oltre 100 indicatori, dal 1989 al 2005. L’Osservatorio si propone di fornire agli amministratori, agli esperti e ai cittadini una valutazione indipendente dell’evoluzione della qualità della vita in città. Il concetto di «qualità della vita» è di controversa definizione e di difficile misurazione. La metodologia scelta per affrontare il problema si riconduce alla tradizione più accreditata nell'ambito degli studi sugli indicatori ambientali. La questione centrale è: la qualità della vita e lo sviluppo di una realtà complessa come quella di una città si prestano a una misurazione e ad un monitoraggio? Molto difficilmente, se si considerano contesti diversi e periodi diversi; più facilmente, se il contesto è lo stesso e il periodo abbastanza omogeneo. E’ proprio questa la strada scelta da MeglioMilano: il confronto della città con se stessa, nel corso del tempo. Metodologia Il livello della qualità della vita nella città è misurato basandosi su quindici aree tematiche, o settori, che sono: Popolazione, Ambiente, Lavoro, Salute, Disagio, Sicurezza, Benessere economico, Abitazione, Istruzione, Mobilità, Servizi di assistenza, Servizi al pubblico, Servizi del terziario, Cultura e svago, Sport. A ciascuna area è stato assegnato un peso diverso, da 1 a 3, che esprime il grado di importanza attribuito (interpretando la struttura delle preferenze della popolazione e le sue preoccupazioni) alle varie aree. La scelta dei pesi, aspetto soggettivo della procedura, è stata fatta tenendo conto anche di ricerche condotte in passato da ISPES, da Eurisko e da MeglioMilano attraverso l’“Osservatorio Soggettivo”. Ogni area tematica è descritta, a sua volta, da un certo numero di indicatori che la qualificano. In generale la descrizione è tanto più ricca quanto maggiore è il numero di indicatori, anche se in qualche caso è stato necessario sacrificare questa ricchezza per questioni di disponibilità dei dati: quelli ottenibili in tempi troppo lunghi hanno dovuto essere abbandonati. La metodologia applicata nell’analisi dei dati prevede che la valutazione degli indicatori avvenga in funzione degli scostamenti rispetto al miglior dato del periodo considerato. Gli anni descritti sono quelli che vanno dal 1989 al 2005 inclusi. Per il calcolo della qualità della vita si sono raccolti, divisi nelle aree esaminate, i valori «iniziali» dei dati (che sono 169), che vengono successivamente «aggregati» con un primo trattamento che ne riduce il numero a 110. Questi ultimi vengono trasformati in indicatori, omogenei tra loro, attraverso l’applicazione ad ogni serie storica, di una «funzione di utilità» crescente o decrescente a seconda che l’indicatore esprima una qualità o un disagio. Il valore migliore del periodo considerato è stato posto pari a 100; di conseguenza tutti gli altri indicatori sono inferiori o uguali al valore massimo raggiunto nella serie storica considerata. Con questo metodo si ottengono «valori di utilità», in cui il senso di variazione concorda sempre con la comune concezione di qualità: essi diminuiscono quando la qualità diminuisce, aumentano quando la qualità aumenta. Il passaggio successivo è una ulteriore aggregazione degli indicatori all’interno di ogni area creando indicatori di secondo livello. A questa seconda serie di indicatori vengono attribuiti dei pesi. Viene poi effettuato un accorpamento degli indicatori di settore di secondo livello, così da produrre per ciascun settore un indicatore di area. Successivamente, per mezzo di pesi assegnati a ciascuno dei 15 indicatori di area, si ottiene l’indice generale, che rappresenta quindi un’aggregazione e una somma pesata dei settori. L’attribuzione dei pesi è un’operazione soggettiva «per definizione». Si è scelto, fin dalla prima edizione dell’Osservatorio, di assegnare peso 3 a tutte le aree che riguardano la sopravvivenza, peso 2 a quelle che riguardano l’aspetto economico della vita, peso 1 alle altre. Nota bene Non sempre i dati reperiti sono disponibili per l'intera serie storica considerata. Per non perdere le informazioni fornite l'Osservatorio di MeglioMilano presenta, evidenziandoli con un retino grigio, e valuta, anche i dati disponibili da almeno sei anni. È il caso nel presente rapporto dell’area Ambiente, che tiene conto dei giorni di superamento di PM10, disponibili dal 1998, e dell’area Salute, dove è stato inserito il dato relativo ai ricoverati, disponibile dal 2000. Nell’edizione di quest’anno nelle singole aree, per mantenerne la leggibilità, non vengono riportati i dati relativi agli anni ’90, ’92 e ’94 che sono stati comunque utilizzati nella valutazione degli indicatori. L’Osservatorio si basa su dati “oggettivi”, rilevati da fonti istituzionali. Il rapporto 1998/2005 è privato di alcuni aggiornamenti di dati significativi: è il caso dei livelli di rumore, registrati nell’area Ambiente; nell’area Disagio, si è dovuto abbandonare l’informazione sull’andamento degli sfratti, che non vengono resi disponibili per il Comune di Milano dal 2002. Ringraziamenti Anche a questa edizione dell'Osservatorio hanno collaborato, con dati e suggerimenti, funzionari della Pubblica Amministrazione ed esperti di ciascuna delle aree analizzate. Senza la loro collaborazione questa iniziativa non avrebbe potuto essere realizzata. A tutti MeglioMilano esprime un sincero ringraziamento. Meglio Milano
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