IL PRELIEVO VENATORIO IN DEROGA:
COSA E’ ACCADUTO QUEST’ANNO IN LOMBARDIA?
Come molti sanno o ricordano, negli ultimi anni la Regione Lombardia ha sempre introdotto il cosiddetto “prelievo in deroga” alla Direttiva “Uccelli” n. 79/409/CEE.

E’ opportuno contestualmente sottolineare che la Lombardia non è stata la sola Regione ad applicare le deroghe di cui alla predetta Direttiva, trovandosi in un gruppo significativo del quale hanno generalmente fatto parte anche il Veneto, la Liguria, l’Emilia-Romagna, la Toscana, l’Umbria, le Marche e il Lazio.

Questo provvedimento – un tempo adottato con atto amministrativo, ossia una delibera di Giunta regionale e solo da alcuni anni emanato con atto legislativo – concerneva generalmente le stesse specie da una stagione venatoria all’altra, ossia storno (Sturnus vulgaris), passera d’Italia (Passer italiae), passera mattugia (Passer montanus), fringuello (Fringilla coelebs) e peppola (Fringilla montifringilla).

Si tratta di specie di uccelli che non sono cacciabili in Italia sia in base alla stessa Direttiva che alla legge nazionale sulla caccia n. 157 del 1992, evidenze che spiegano per quale ragione fosse necessario ricorrere a tale strumento derogatorio. Il prelievo venatorio delle prime tre, ossia dello storno e dei due passeri, veniva giustificato con la necessità di prevenire e limitare i danni alle produzioni agricole, in applicazione dell’art. 9, comma 1, lett. a) della Direttiva. I due Fringillidi, ovvero fringuello e peppola venivano invece concessi in virtù dell’art. 9, comma 1, lett. c) per consentire la prosecuzione di una tradizione venatoria locale, interessante sostanzialmente solo alcune province lombarde.

E’ ulteriormente importante precisare che le deroghe di cui a tale articolo 9, particolarmente quelle che si richiamano alla lettera c), devono sottostare alla condizione della “piccola quantità” di esemplari prelevabili rispetto alla consistenza delle popolazioni di uccelli oggetto della deroga medesima.

Tutto ciò, per inquadrare tecnicamente e giuridicamente la questione. Orbene, mentre negli anni passati il provvedimento sulle deroghe veniva approvato dalla Regione nel mese di luglio, di solito in una delle ultime sedute utili del Consiglio prima della pausa estiva, quest’anno ciò non è avvenuto.

Le motivazioni di tale mancata approvazione sarebbero da ricondursi a vicende esclusivamente politiche e, al di là del solito “rimpallo” delle responsabilità cui si assiste in ogni occasione di mancato compimento di un atto, ecco in breve la cronistoria dell’accaduto. La discussione sulle deroghe (insieme a una modifica della legge regionale sulla caccia n. 26 del 1993 e alla questione delle catture dei richiami vivi), è iniziata venerdì 28 luglio, dopo che il Consiglio regionale si era prolungato su rendiconto, assestamento di bilancio e discussione di una mozione sulle infrastrutture. In calendario, erano state fissate le sedute del 29, 30, 31 luglio e dell’1 e 2 agosto.

La sera del 28 luglio, veniva peraltro deciso, su proposta dell’Assessore regionale Viviana Beccalossi, di “saltare” sabato e domenica e di riconvocare il Consiglio per lunedì 31 luglio. Nell’aria si fiutava infatti imminente l’emanazione del decreto legge del Governo – poi approvato il 4 agosto con il numero 251 e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 18 agosto successivo – che, tra l’altro, ha introdotto il potere sostitutivo dello Stato nei confronti delle Regioni proprio in tema di deroghe.
Il 31 luglio, il Consiglio regionale approvava la modifica alla legge regionale n. 26/93 inerente i Piani faunistico-venatori provinciali., procedendo poi alla discussione e approvazione, fra lo stesso 31 luglio e il 1° agosto, del pdl (progetto di legge) n. 172, concernente i richiami vivi per l’esercizio venatorio.

Il pdl n. 171 sulle deroghe, nonostante fosse calendarizzato alla discussione prima del n. 172, come il suo numero progressivo attesta, è stato quindi affrontato in un secondo momento: una scelta che lascerebbe intendere la scarsa fiducia in una sua concreta approvazione che circolava in aula, riconducibile anche ai 2.884 emendamenti presentati in totale dai Verdi sui tre provvedimenti che abbiamo citato. E in effetti, la seduta del 1° agosto, l’ultima utile, si concludeva nel pomeriggio con la sola relazione sul pdl n. 171, essendo impossibile la votazione per mancanza del numero legale. L’Assessore Beccalossi prometteva quindi l’approvazione per settembre, però ottobre è ormai giunto senza che le acque si siano più smosse. Questa la cronaca, a ciascun lettore il trarne conclusioni e considerazioni.
Massimo Marracci