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RACCOLTA E IMPIEGHI DEI RESIDUI ORGANICI DELLA CITTA’ DI MILANO NELLA SECONDA META’ DEL XIX SECOLO (3°) Il potere fertilizzante dell’escremento umano era comunque riconosciuto in tutti i luoghi e, la cultura contadina che guardava con particolare attenzione al riutilizzo dei rifiuti da dove traeva degli indiscussi benefici, in questo caso veniva sfruttata a piene mani. Non è qui possibile stabilire però con esattezza i risultati di tali operazioni effettuate sulle coltivazioni con il materiale escrementizio umano, in quanto non venivano tenuti dei registri con segnalazioni riguardanti la quantità utilizzata. In altre occasioni poi questo concime veniva unito con il letame e, pertanto, la storia economica di questi due beni molte volte è stata correlata. E’ possibile invece reperire alcuni risultati ottenuti dai prati a marcita situati a sud di Milano, i quali venivano in gran parte irrigati con le acque di scolo della città. La roggia Vettabbia, fin dalla seconda metà del XII° secolo raccoglieva i rifiuti che gli abitanti dell’insediamento urbano gettavano con noncuranza nelle sue acque e, dopo un percorso di circa 20 Km. Portava al Lambro le acque del Seveso, del Nirone e dell’Olona. Gli elementi fertilizzanti immessi nelle acque della roggia apportavano dei risultati molto positivi al terreno irrigato in tale maniera. L’erba prodotta dal prato marcitoio era però di una qualità inferiore confrontata a quella dei prati di altro tipo. Essendo l’erba della marcite ricca di materiale acquoso, le mucche nutrite con questo tipo di alimentazione venivano stimolate ad una abbondante produzione di latte, che però d’altra parte arrecava un danno all’allevamento a causa di questo particolare sfruttamento, dato che le bestie morivano in breve tempo e perciò indirizzate al macello. Ma nel XIX° secolo si evidenzia un notevole incremento demografico nei centri urbani, compresa Milano, e l’abbandono della materia escrementizia nei corsi d’acqua creò, viste le dimensioni, situazioni anti-igieniche rilevanti, talmente gravi da poter diffondere malattie infettive come il colera, il tifo ecc. Pertanto il primo precetto igienico da seguire in questo caso era - e lo è ancora attualmente – di conservare nei luoghi abitati e non la massima pulizia del terreno, dell’acqua e dell’aria. Le raccolte ed i mezzi di asportazione delle deiezioni umane, rivestivano così un particolare interesse di carattere igienico-sanitario. Le raccolte delle feci che si effettuavano nelle case, negli stabilimenti, negli alberghi, nelle caserme ecc. avvenivano in maniera più o meno diffusa attraverso i “pozzi neri” o le “fosse mobili”. Senza entrare in particolari aspetti tecnici si può dire che sia i pozzi neri che le fosse mobili raccoglievano le feci e successivamente queste venivano allontanate. Già nel 1781 le Autorità politiche di allora emanarono norme che avevano come aspetto la salute pubblica e la pulizia della città, prevedendo sanzioni pecuniarie per chi non avesse rispettato gli ordini prescritti. La Autorità di allora, incapaci di organizzare un servizio pubblico di raccolta di questo materiale, lasciarono a dei privati, a dei piccoli imprenditori questo compito. Uomini che videro in questa attività la possibilità di un guadagno con un lavoro molto umile ed anche pericoloso. Un lavoro non molto considerato ma di fondamentale importanza per la stessa sopravvivenza della città. I primi operatori ecologici. fine parte 3° Federico Di Lucchio
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