Osservatorio della qualità della vita
La qualità della vita a Milano
Presentazione
di Roberto Camagni

Milano e l’Europa

Negli ultimi quattro anni si è svolto in Europa un intenso lavoro di ricerca e osservazione territoriale, grazie a una iniziativa europea denominata ESPON – European Spatial Planning Observatory Network, coordinata per l’Italia dal Ministero delle Infrastrutture. Si tratta della costruzione di una serie di reti internazionali di ricerca, ciascuna orientata all’esplorazione di un particolare tema e alla restituzione cartografica dei risultati in modo coerente e omogeneo per l’Europa a 29 paesi (i paesi dell’Unione più Norvegia, Svizzera, Romania e Bulgaria). Un volume di prossima pubblicazione in forma di Atlante Tematico è stato predisposto dal Ministero, con la presentazione di una sintesi ragionata dei risultati più interessanti e una lettura dal punto di vista italiano.

Questo lavoro si presta bene a una riflessione generale con carattere di benchmarking territoriale per ogni singolo territorio (città, province, regioni), in quanto permette, con i limiti naturalmente di un approccio quantitativo e statistico, di confrontare struttura e performance di tutti i territori, non solo a livello di singoli paesi.

Vogliamo aprire questa quindicesima edizione del nostro Osservatorio sulla Qualità della Vita a Milano con alcune considerazioni tratte da una prima lettura di alcune schede e tavole dell’Atlante. Trattandosi di tavole a colori, esse non possono essere riprodotte qui, ma si rinvia alla presentazione orale e alla citata pubblicazione.

Nella gerarchia urbana europea Milano compare al secondo livello fra le città europee con l’etichetta di European Engine, preceduta, come è abbondantemente noto, dalle due world cities, Londra e Parigi, accanto a numerose altre città: Madrid e Barcellona, Roma, Bruxelles, Amsterdam, Düsseldorf, Colonia, Amburgo, Francoforte, Stoccarda, Monaco di Baviera, Berlino, Zurigo, Vienna, Copenhagen e Stoccolma. Sono lontani i tempi in cui Milano compariva, nelle classifiche europee, sola al secondo posto in Europa, dopo i due grandi campioni settentrionali, “capitale” dell’Europa meridionale. Quali le ragioni? Certamente un livellamento dei valori nel continente europeo, naturale in un processo di sviluppo complesso e integrato, con successivi processi di allargamento dell’Unione; ma certamente anche una maggiore capacità di “visione strategica” delle altre città, accompagnata (e lo si può affermare anche da semplici visitatori e turisti internazionali) da una maggiore cura della qualità e dell’efficienza urbana.

Milano gode comunque di una posizione di primazia grazie ad alcune sue eccellenze: una eccellenza direzionale e finanziaria, una eccellenza scientifica e tecnologica (anche se appannata da un sistema paese non certo eccellente in questo campo), una eccellenza in termini di accessibilità complessiva in Europa. Ma occupa questa posizione anche grazie a un sistema produttivo integrato, a carattere regionale ma ancor più macro-regionale, che va dal Piemonte occidentale a Venezia, a Bologna, Firenze, Rimini, che costituisce forse l’area economica più rilevante dell’Unione (dopo la grande regione “delle capitali” del nord-Europa, almeno dal punto di vista del peso politico). Questa grande area eccelle per livello e densità di sviluppo, non per aver predisposto le precondizioni di uno sviluppo futuro, orientato alla “società della conoscenza”: in termini di “obiettivi di Lisbona” tutte le regioni interessate (oltre al Lazio, ma senza il Veneto, ancora più staccato) raggiungono una classe di performance inferiore alla media comunitaria.

Ma dal punto di vista della qualità ambientale, Milano mostra livelli di pressione e di rischio rilevanti: pressione urbana (qui è l’intera macroregione settentrionale italiana in questione, al livello dell’area delle capitali del nord, nonché della regione della Grande Londra), pericolo ambientale tecnologico, emissioni da traffico pesante su gomma e inquinamento da NOx e CO. Appare impossibile pensare a ulteriori processi di sviluppo senza mettere in atto forti, e non solo incrementali, riorientamenti generali del modello di sviluppo territoriale fin qui seguito: decentramento produttivo internazionale con selezione delle attività a maggior contenuto di conoscenza e di innovazione da mantenere in loco; riorganizzazione degli insediamenti territoriali con riduzione dello sprawl e



ripolarizzazione attorno a centri di dimensione limitata, in particolare all’interno dell’area metropolitana milanese; deciso spostamento della mobilità dalla gomma alla rotaia e dal mezzo privato al mezzo pubblico.

Come si vedrà fra poco, a Milano alcuni elementi di qualità ambientale e sociale manifestano un trend lievemente o inizialmente positivo, e questo è fonte di conforto; ma non si percepisce la coscienza della necessità di più forti azioni nelle direzioni che abbiamo detto, o la volontà di limitare processi del tutto guidati da logiche di mercato di breve periodo, come quelli che spingono verso un aumento dell’urbanizzazione in città o della disponibilità di parcheggi nelle aree adiacenti al centro.

Vi sono tuttavia fatti e processi nuovi, che possono indicare nuove prospettive. La necessità di costruire una “visione” del futuro per la città e la sua complessiva area di riferimento è stata fatta propria recentemente dalla Provincia, che ha avviato una proficua collaborazione con l’OECD per un Report territoriale che sarà presentato nella primavera prossima; l’Agenzia per la Mobilità e l’Ambiente del Comune sta mettendo a punto l’aggiornamento del suo Rapporto sullo Stato dell’Ambiente, con forti accenti sulla necessità di integrare le politiche territoriali, urbanistiche, ambientali e di mobilità.

MeglioMilano nel suo piccolo si sta occupando di tematiche di qualità e di competitività, sia alla scala minuta, delle percezioni dei cittadini, sia alla scala macro, delle strategie possibili. Sono un esempio del primo tipo le indagini che da alcuni anni svolgiamo attraverso l’ascolto delle “Segnalazioni dei milanesi”, all’interno di una collaborazione con il Corriere della Sera, nonché l’indagine recente di Osservatorio della Qualità Urbana, realizzata su due isole ambientali nell’ambito di Agenda 21, rivolta alla valutazione dello stato di manutenzione degli edifici, del verde, della pulizia, della sosta nei quartieri.

Sono un esempio del secondo tipo gli interventi e le ricerche a proposito della grande funzione urbana costituita dal sistema universitario, ed in particolare dal problema dell’accoglienza degli studenti pendolari e fuori sede; un ambito nel quale abbiamo realizzato ricerche sul campo e ricerche di impatto economico, che hanno ricevuto forte attenzione da parte del sistema pubblico e delle imprese.

La qualità della vita a Milano

L’indicatore generale sull’andamento della qualità della vita a Milano mostra nel 2004 un incremento sufficientemente significativo rispetto al 2003, il più rilevante degli ultimi quattro anni e in linea con un trend di lungo periodo iniziato nel 1997 (con l’eccezione del 2001).

Se si osserva la composizione interna dell’indicatore generale, si può tuttavia notare una chiara differenziazione rispetto al passato: mentre infatti negli anni precedenti il registro era generalmente quello di un andamento positivo delle variabili a carattere economico e di un andamento variegato ma spesso negativo delle variabili ambientali e sociali, siamo ora in presenza di un evidente capovolgimento. Le variabili a carattere economico – lavoro, benessere economico, abitazione – ed alcune variabili connesse come quelle di disagio, mostrano i chiari effetti della crisi generale del paese; d’altra parte gli indicatori a carattere ambientale – mobilità, ambiente, salute – nonché gli indicatori connessi all’operatività della pubblica amministrazione locale – servizi di assistenza, servizi al pubblico, servizi del terziario – sono generalmente rivolti al segno positivo.

Vediamo dunque partitamente le diverse categorie di indicatori, iniziando da quelli che mostrano tendenze positive.

Ambiente. L’area dell’ambiente vede miglioramenti consistenti a partire dal 2000, continuati come si è detto nell’ultimo anno preso in considerazione. Migliorano molti indicatori quali il tasso medio di biossido di azoto (ma non il numero di giornate in cui si supera la soglia di 200 mg/mc), la presenza di ozono, le polveri sottili ( le giornate in cui si supera la soglia dei 50 mg/mc passano da 113 a 98); in generale migliorano tutti gli indicatori complessi di
qualità dell’aria, dell’acqua, del rumore, nonché la dotazione di piste ciclabili. E’ chiaro che, soprattutto nel caso del primo indicatore complesso (aria) e dell’ultimo (piste ciclabili), i livelli medi restano lontani da un benchmark internazionale.


Mobilità. Da quattro anni prosegue il miglioramento delle condizioni della mobilità, che costituiscono il primo problema dei cittadini milanesi. Si rileva un miglioramento delle condizioni della sicurezza (numero di incidenti, numero di feriti, numero di morti per 1000 abitanti) e dei trasporti privati: inizia a ridursi dal 2002 il parco veicoli circolanti, in linea con quanto accade in altre grandi città europee come Parigi, nonché per la prima volta il traffico in entrata alle barriere di Milano. Non altrettanto positivo è invece il trend mostrato dal trasporto pubblico: diminuiscono i passeggeri sui mezzi ATM (che erano in leggera ma costante ascesa dal 1999); aumentano, ma non in percentuale al numero dei residenti, i passeggeri sui mezzi FNM. Costanti i posti auto nei parcheggi di corrispondenza.

Salute. Tutti positivi gli indicatori di questo ambito, con riduzione dei ricoveri, dei decessi per cause di diverso tipo, della mortalità infantile.

Sicurezza. Si tratta di un indicatore assai instabile nel tempo e complesso. Nell’ultimo anno esso inverte la tendenza negativa dei tre anni precedenti, con miglioramenti nel numero di processi in corso, nel numero di delitti contro il patrimonio, nelle denunce per spaccio di droga. Peggiora al contrario l’indicatore dei delitti contro la persona, per lesioni e violenza carnale.

Un secondo blocco di indicatori, anch’essi orientati in senso positivo, riguarda i servizi della pubblica amministrazione.

Servizi di Assistenza. Da quattro anni prosegue l’andamento positivo di questo indicatore, a causa del positivo andamento dei servizi sociali (ma per la prima volta diminuisce la spesa per gli anziani, e questo deve costituire un elemento di attenzione) e dei servizi sanitari (anche se il numero di assistiti, in aumento in valore assoluto, diminuisce come quota della popolazione).

Servizi al Pubblico. Questo indicatore, per molti anni volto al segno negativo, conferma nel 2004 i buoni risultati del 2003. Migliorano, anche se impercettibilmente, gli indicatori connessi con la performance della giustizia e, in modo più marcato, quelli connessi con l’efficienza della pubblica amministrazione in termini di tempi di espletamento e di attesa per le pratiche amministrative. Migliora anche, come nell’anno precedente, l’indicatore riferito alla raccolta differenziata.

Istruzione. Dal 2001 prosegue il miglioramento di questo indicatore, sia in termini di densità (alunni per classe nella scuola materna e nella scuola dell’obbligo) e di iscritti per docente nelle Università, che in termini di performance dell’istruzione superiore (diplomati e laureati); continua per contro il peggioramento dell’istruzione permanente, che dura dal 2002.

Sport. La tendenza dell’indicatore di area è positiva dal 2001: aumenta il numero di impianti, in particolare di impianti sportivi e campi da tennis per residente, ma si riduce l’utenza di tutte le infrastrutture sportive della città.

Servizi del Terziario. Non si tratta in questo caso di servizi proposti dalla pubblica amministrazione, ma di servizi forniti, anche da strutture pubbliche o parzialmente pubbliche, su un mercato concorrenziale. Siamo in presenza di un forte aumento degli eventi fieristici e del numero di operatori in Fiera, nonché di un numero fortemente crescente di passeggeri in entrambi gli aeroporti milanesi. In tensione al contrario le attività commerciali, per effetto del momento di non eccessiva salute dell’economia milanese, nonché la permanenza media negli alberghi.

Popolazione. Osserviamo infine un indicatore per noi rilevante, quello della popolazione residente, che riassume andamenti differenti (movimenti naturali, immigrazioni / emigrazioni dal resto d’Italia e dall’estero) ma che sinteticamente riassume la domanda di residenzialità. Mentre il saldo naturale migliora un poco, a causa di una leggera riduzione della mortalità, ma si mantiene su livelli poco rilevanti quantitativamente (1000 abitanti, con valore negativo), è il saldo migratorio, positivo per circa 20.000 persone, che genera un incremento notevole della popolazione nel corso del 2004. Questo elemento fa sì che si confermi quella inversione della tendenza di lungo periodo alla riduzione della popolazione milanese che già si era manifestata nel 2003. L’incremento degli immigrati,


che passano da 31.000 a 59.000, è da mettere in relazione con tutta probabilità al manifestarsi degli effetti dell’incremento di offerta abitativa a Milano, avviata soprattutto nelle aree di trasformazione urbana attraverso i cosiddetti “programmi complessi”.

Oltre all’indicatore del saldo migratorio, migliora quello relativo alla natalità (il valore del saldo naturale per 1000 residenti mostra il valore – pur negativo – migliore di tutta la nostra serie storica) e alla anzianità della popolazione, in quanto migliorano gli indicatori di vecchiaia e di dipendenza. Fra i dati non utilizzati per costruire gli indicatori, ricordiamo l’aumento dei matrimoni civili e per contro la riduzione dei matrimoni religiosi, con un saldo ormai stabilmente superiore a partire dal 2002 a favore dei primi.

Veniamo ora ad analizzare il blocco di indicatori, prevalentemente a carattere economico, che mostrano, a differenza di quelli analizzati fin’ora, un andamento negativo.

Lavoro. Nel 2004 mostrano un andamento che potremmo definire esplosivo le ore di cassa integrazione concesse a Milano, aumenta il numero di fallimenti, aumenta la mortalità delle imprese (anche se aumentano le imprese operanti). L’indicatore complessivo di area dunque si riduce in modo sensibile, continuando un trend che, con l’eccezione del 2003, dura da quattro anni.

Benessere Economico. Questo indicatore di area ha un andamento complessivamente stabile, ma al suo interno alcuni indicatori specifici perdono terreno. Ci riferiamo in particolare al reddito medio dei residenti, che si riduce; all’aumento delle famiglie povere, con un reddito inferiore a 6.200 euro (che raggiungono l’11,5% del totale delle famiglie); alla riduzione dei depositi bancari medi dei residenti. Aumentano per contro le polizze vita e i consumi energetici, in modo da riequilibrare l’indice complessivo.

Abitazione. Si tratta, come indichiamo tutti gli anni, di un indicatore ambiguo, perché un aumento dei prezzi e degli affitti rappresenta certamente un costo crescente per i cittadini, ma anche un indicatore di domanda di localizzazione nella città. Privilegiando il primo aspetto, si mostra come nell’ultimo anni sia continuata la corsa all’aumento dei prezzi, in tutte le sub-aree (centro, semicentro e periferia), ma come sia iniziata una tendenza alla riduzione degli affitti, per la prima volta in centro e da due-tre anni altrove. Nonostante l’aumento delle famiglie con casa in proprietà, l’indicatore complessivo di area mostra una riduzione, che dura dal 1999.

Disagio. Fra gli indicatori con tendenza negativa, troviamo anche quello connesso al disagio, strettamente legato al momento di relativa stazionarietà degli elementi di carattere economico nella qualità della vita. Aumentano i suicidi, aumentano i decessi per cirrosi e aumentano i decessi per overdose (questi ultimi trovandosi comunque a un livello assai inferiore a quello medio del decennio passato). Aumenta poi il numero di sfratti, mentre diminuisce il disagio giovanile; costante il numero di aborti. L’indicatore di area mostra una inversione di tendenza netta nell’ultimo anno rispetto al trend fortemente positivo manifestatosi nel recente passato.

Cultura e Svago. Un ultimo indicatore con tendenza negativa è quello della cultura e svago. Mentre si manifesta una tendenza favorevole in termini di lettura di libri e di prestiti di libri a domicilio, cade fortemente il bilancio del Comune per la cultura e cade la frequentazione di musei, teatri, e concerti. Solo la frequentazione di cinematografi mostra, fra gli indicatori semplici, una tendenza positiva.

In conclusione, possiamo dire che la qualità della vita a Milano continua nella sua lenta progressione verso il miglioramento, soprattutto, da alcuni anni, per effetto di una migliorata efficienza dei servizi pubblici alle persone e di miglioramenti a carattere ambientale; per contro, la crisi economica generale inizia a far sentire i suoi effetti anche nella città, tradizionalmente ricca e dinamica, con un iniziale riduzione di benessere collettivo nel mondo del lavoro e del disagio sociale.



MeglioMilano presenta la quindicesima edizione del suo Osservatorio della qualità della vita, uno strumento di lettura della realtà milanese attraverso l’andamento di oltre 100 indicatori dal 1989 al 2004. L’Osservatorio si propone di fornire agli amministratori, agli esperti e ai cittadini una valutazione indipendente dell’evoluzione della qualità della vita in città.
Il concetto di «qualità della vita» è di controversa definizione e di difficile misurazione. La metodologia scelta per affrontare il problema si riconduce alla tradizione più accreditata nell'ambito degli studi sugli indicatori ambientali.
La questione centrale è: la qualità della vita e lo sviluppo di una realtà complessa come quella di una città si prestano a una misurazione e ad un monitoraggio? Molto difficilmente, se si considerano contesti diversi e periodi diversi; più facilmente, se il contesto è lo stesso e il periodo abbastanza omogeneo. E’ proprio questa la strada scelta da MeglioMilano: il confronto della città con se stessa, nel corso del tempo.


Metodologia

Il livello della qualità della vita nella città è misurato basandosi su quindici aree tematiche, o settori, che sono: Popolazione, Ambiente, Lavoro, Salute, Disagio, Sicurezza, Benessere economico, Abitazione, Istruzione, Mobilità, Servizi di assistenza, Servizi al pubblico, Servizi del terziario, Cultura e svago, Sport.
A ciascuna area è stato assegnato un peso diverso, da 1 a 3, che esprime il grado di importanza attribuito (interpretando la struttura delle preferenze della popolazione e le sue preoccupazioni) alle varie aree. La scelta dei pesi, aspetto soggettivo della procedura, è stata fatta tenendo conto anche di ricerche condotte in passato da ISPES, da Eurisko e da MeglioMilano attraverso l’“Osservatorio Soggettivo”.
Ogni area tematica è descritta, a sua volta, da un certo numero di indicatori che la qualificano. In generale la descrizione è tanto più ricca quanto maggiore è il numero di indicatori, anche se in qualche caso è stato necessario sacrificare questa ricchezza per questioni di disponibilità dei dati: quelli ottenibili in tempi troppo lunghi hanno dovuto essere abbandonati.

La metodologia applicata nell’analisi dei dati prevede che la valutazione degli indicatori avvenga in funzione degli scostamenti rispetto al miglior dato del periodo considerato. Gli anni descritti sono quelli che vanno dal 1989 al 2004 inclusi.
Per il calcolo della qualità della vita si sono raccolti, divisi nelle aree esaminate, i valori «iniziali» dei dati (che sono 150), che vengono successivamente «aggregati» con un primo trattamento che ne riduce il numero a 115. Questi ultimi vengono trasformati in indicatori, omogenei tra loro, attraverso l’applicazione ad ogni serie storica, di una «funzione di utilità» crescente o decrescente a seconda che l’indicatore esprima una qualità o un disagio. Il valore migliore del periodo considerato è stato posto pari a 100; di conseguenza tutti gli altri indicatori sono inferiori o uguali al valore massimo raggiunto nella serie storica considerata. Con questo metodo si ottengono «valori di utilità», in cui il senso di variazione concorda sempre con la comune concezione di qualità: essi diminuiscono quando la qualità diminuisce, aumentano quando la qualità aumenta.





Il passaggio successivo è una ulteriore aggregazione degli indicatori all’interno di ogni area creando indicatori di secondo livello. A questa seconda serie di indicatori vengono attribuiti dei pesi.
Viene poi effettuato un accorpamento degli indicatori di settore di secondo livello, così da produrre per ciascun settore un indicatore di area.

Successivamente, per mezzo di pesi assegnati a ciascuno dei 15 indicatori di area, si ottiene l’indice generale, che rappresenta quindi un’aggregazione e una somma pesata dei settori.

L’attribuzione dei pesi è un’operazione soggettiva «per definizione». Si è scelto, fin dalla prima edizione dell’Osservatorio, di assegnare peso 3 a tutte le aree che riguardano la sopravvivenza, peso 2 a quelle che riguardano l’aspetto economico della vita, peso 1 alle altre.

Nota bene
Non sempre i dati reperiti sono disponibili per l'intera serie storica considerata. Per non perdere le informazioni fornite l'Osservatorio di MeglioMilano presenta, evidenziandoli con un retino grigio, e valuta, anche i dati disponibili da almeno sei anni. È il caso nel presente rapporto dell’area Ambiente, nella quale è stata elaborata una Valutazione “arricchita”, che tiene conto dei giorni di superamento di PM10, disponibili dal 1999.
La rappresentazione grafica degli Indicatori di area evidenzia i due andamenti: la linea intera si riferisce alla serie storica completa, mentre la linea tratteggiata alla serie storica “arricchita”.
L’Indicatore Generale, che deriva dagli indicatori di area, è valutato in funzione della serie storica “arricchita”.
Nell’edizione di quest’anno, per mantenerne la leggibilità, non vengono riportati i dati relativi agli anni ’90, ’92 e ’94 che sono stati comunque utilizzati nella valutazione degli indicatori.



Ringraziamenti
Anche a questa edizione dell'Osservatorio hanno collaborato, con dati e suggerimenti, funzionari della Pubblica Amministrazione ed esperti di ciascuna delle aree analizzate. Senza la loro collaborazione questa iniziativa non avrebbe potuto essere realizzata.
A tutti MeglioMilano esprime un sincero ringraziamento.
Meglio Milano