Energia, sempre energia.
La guerra in Irak continua con il suo bagaglio di morti, oltre trenta mila civili ed oltre duemila soldati americani secondo le stesse fonti ufficiali statunitensi, non si vedono vie di uscita nel breve periodo e le ragioni di questo conflitto, sollevate le nebbie che coprivano falsità, reticenze e presunte missioni di export della democrazia (se serve anche con la forza), appaiono sempre più chiare: un intervento per assicurarsi il controllo su di un’area di grandissima importanza strategica per la produzione e gestione delle risorse energetiche, in questo caso il petrolio.

Nel frattempo si preparano nuovo scenari di conflitto, per ora legale ed economico, in Iran e tra Russia e Ucraina ove, al di là dell’accordo economico intervenuto, si è rilevata, ancora una volta, la centralità del possedere o meno fonti energetiche, in questo caso il gas, per decidere le sorti di intere nazioni e con esse di milioni di persone.

In questo contesto l’Italia si è apparsa ancora un volta fragile, con una dipendenza energetica che per quanto riguarda carbone, metano e petrolio è pari all’85% del fabbisogno nazionale, per la gran parte provenienti da paesi nord africani ( Algeria, Libia) e dalla Russia.

Siamo coscienti che nel breve periodo sarà impossibile in Italia e non solo, modificare sensibilmente questa dipendenza, attraverso la diffusione di fonti alternative e rinnovabili di energia, ma siamo fiduciosi che questo processo possa e debba essere avviato traendone benefici per le economie, ma soprattutto per il benessere, la sicurezza, la pace tra le nazioni e la qualità ambientale dell’intero pianeta.

Lo stesso Bill Clinton intervenendo al vertice ONU sui cambiamenti climatici, che si è tenuto recentemente a Montreal, ha presentato dati economici sulla base dei quali ha sostenuto che, ad ogni raddoppio del mercato dei mezzi finalizzati alla produzione di energie rinnovabili, i costi calano del 20%, ingenerando così un processo virtuoso capace di avere effetti rilevanti anche su vasta scala .

Ciò comincia ad essere una realtà economica significativa anche in America ove, come abbiamo già riferito in precedenti contributi, dieci stati tra cui la California, grandi città quali san Francisco o Salt Lake e centinaia di medi e piccoli comuni hanno deciso, unilateralmente, di adottare il protocollo di Kioto, perseguendo gli obiettivi lì contenuti, in modo particolare attraverso l’abbattimento delle emissioni di gas serra conseguente all’ utilizzo di fonti alternative.

In Italia, limitando l’analisi alla sola energia elettrica proveniente da fonte solare, si producono oggi solo 7 Mw, mentre in Giappone sono ben 600 i Mw prodotti ed in Europa si sfiorano i 500 Mw.

Esistono pertanto margini cospicui di crescita che, anche sulla base dell’attuale legislazione, possono portare a far decollare produzione ed autoconsumo e con essi a far discendere la dipendenza dall’estero.

L’utilizzo di incentivi nazionali e regionali può portare ad abbattere i costi dell’installazione in misura superiore al 50%, la stessa finanziaria 2006 ha confermato, per impianti produttori di energia basati sulle fonti rinnovabili, l’iva al 10% ed ha innalzato la detrazione irpef per le persone fisiche dal 36 al 41%.

Alcune banche ( centropadana BCC, Mutuo nuova energia) prevedono finanziamenti agevolati fino a 25.000 € per 5 anni, per privati che acquistino ed installino tecnologie solari e rinnovabili o per interventi strutturali finalizzati al risparmio energetico.
Insomma, qualcosa si muove, adesso è l’ora della politica, nazionale, regionale, locale, per proporre una cultura ed un’industria finalizzata al risparmio energetico, alla produzione ed all' autoproduzione di energia più pulita e più economica.




PS. I soliti noti, esponenti del ” partito del nucleare”, non hanno perso l’occasione della recente “crisi del gas “ tra Russia ed Ucraina per riproporre la necessità di un ritorno al nucleare, scelta che, secondo loro, potrebbe mettereci al riparo da future eventuali crisi energetiche e diversificare così la dipendenza. Sic!
Sergio Saladini