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Fare di più con meno. Abbiamo voluto dare a questo editoriale lo stesso titolo del libro verde sull’efficienza energetica prodotto dalla Direzione Generale dell’energia e dei trasporti della Comunità Economica Europea e questo in quanto ci sembra che sia giunta l’ora per attivare su ampia scala una iniziativa di riduzione del consumo e di sostituzione delle fonti non rinnovabili. Esistono innanzi tutto i presupposti politici rappresentati dalla iniziativa lanciata dal Governo Europeo a tutti gli stati membri. Per la UE non sono nuove le prese di posizione in merito al risparmio energetico, ma ci pare che i problemi posti da una bolletta energetica sempre più cara e destinata a non scendere nel breve-medio periodo, abbiano consolidato una iniziativa forte che nelle principali nazioni europee ( Germania, Inghilterra, Francia) sta portando a lusinghieri successi anche in termini di diminuzione delle emissioni di gas serra. Per quanto riguarda l’Italia il governo alterna a vuote dichiarazioni di principio, altrettanto vuote dichiarazioni sulla opportunità di un ritorno al nucleare e ciò mentre fonti ONU informano che l’Italia ha ulteriormente aumentato le proprie emissioni del 11.5 % , mentre gli impegni assunti parlavano di una riduzione del 6.5 % entro il 2012. C’è chi ( Franco Foresta Martin sul Corriere della sera) stima in 4,25 miliardi di euro il costo necessario a rispettare il Protocollo di Kyoto in Italia. Le fonti ufficiali del Ministero dicono che la situazione non è così irrimediabilmente compromessa in quanto, per la maggior parte, tali obiettivi saranno rispettati investendo in iniziative internazionali ed acquisendo così “crediti di emissione”: dopo la finanza siamo alla “ecologia creativa”! Pensiamo invece che in Italia la crescente sensibilità dimostrata dal sistema degli enti locali impegnati in iniziative sul proprio patrimonio immobiliare e mobiliare e nei confronti di imprese e famiglie, oltre alle volontà dichiarate dal candidato Premier dell’opposizione, in un recente dibattito televisivo sulla futura politica energetica, aprano per il prossimo quinquennio reali spazi per un grande processo finalizzato al risparmio ed alla sostituzione delle fonti energetiche non rinnovabili. In questa prospettiva è necessario che il sistema pubblico finanzi investimenti mirati a migliorare il rendimento energetico nell’edilizia, sia per le nuove edificazioni, sia in occasione di ristrutturazioni, favorendo altresì interventi generalizzati sul sistema isolante (doppi vetri,ecc.) e sulla regolazione delle temperature interne durante l’inverno. Sempre a livello di utente famigliare potranno essere incentivati inserimenti di pannelli solari e sistemi fotovoltaici, ma anche piccoli generatori eolici a modesto impatto visivo. L’efficienza energetica dovrà essere perseguita altresì attraverso l’intesa strategica consumatori-produttori verso elettrodomestici ed utilizzatori in genere a grande risparmio energetico ( lampadine in primis) eliminando lo stand bay, spesso non giustificato da necessità di buon utilizzo. Il parco macchine è infine l’altro grande ambito di intervento: qui i margini di recupero energetico in termini di minor consumo ed emissioni è ampio prevedendo anche di adottare misure quali quelle in vigore in alcune grandi aree urbane in America ed in Cina ( sulla tipologia di carburanti e la quantità di emissioni). Andrà altresì prevista la disincentivazione di auto ad elevato peso e potenza. Analogamente per il sistema imprese andranno estesi gli accordi volontari e sostenute le nuove tecniche di risparmio applicate ai macchinari ed ai mezzi di trasporto. Ultimo, ma non ultimo, strumento integrativo all’accordo volontario ed alla incentivazione è la diffusione, da incoraggiare da parte dei poteri politici, del cosiddetto “ certificato bianco” ovvero la proposta da parte di produttori o distributori di energia a realizzare risparmi, in termini di maggiore efficienza energetica e/o all’utilizzo di fonti rinnovabili , per conto dei consumatori finali, imprese o famiglie. Come si può ben vedere, di fronte alla incapacità ed al conservatorismo dell’attuale Governo il prossimo avrà molto da fare. Sergio Saladini
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