Il problema energetico: risparmio e nuove fonti
Il tema dell’energia non può prescindere da quello del risparmio energetico e della questione dell’inquinamento della biosfera.

E’ peraltro opportuno rammentare, seppur sinteticamente, quali sono state, fino ad oggi i dibattiti, le conferenze, le convenzioni che i vari organismi mondiali hanno svolto e stabilito a riguardo del degrado dell’Ambiente.

Nel 1992 si svolge la prima Conferenza dell’Organizzazione delle Nazioni Unite che tratta la Terra ed il suo futuro.
Viene sancito il principio dello sviluppo sostenibile!

La dichiarazione stabilisce che “il diritto allo sviluppo nelle sue tre dimensioni, sociale, ambientale ed economica”, deve essere perseguito come un incontro equo tra i bisogni di sviluppo e di ambiente delle presenti e delle future generazioni.

Più esplicitamente per la prima volta nella storia si concepisce insieme un limite allo sviluppo delle Nazioni più avanzate, individuato questo dalla limitatezza delle risorse naturali e dalla necessità di preservarle e tramandarle, ed il diritto alla condivisione e alla crescita dei paesi più poveri. Nasce Agenda 21 e la Convenzione Quadro sui Cambiamenti Climatici che ha lo scopo di limitare le emissioni di gas serra e l’influenza delle attività umane sul clima.
La convenzione, entrata in vigore nel 1994, si basa a sua volta su alcuni principi:

- Quello dell’equità tra le generazioni, che prevede di salvaguardare la Terra e le sue risorse naturali per rendere possibile la sopravvivenza della specie umana: detto principio si esplica nella lotta al cambiamento del clima che potrebbe mettere in forse le condizioni di vita sul pianeta;

- Quello della responsabilità comune ma differenziata, che riconosce la maggiore responsabilità storica, nell’inquinamento terrestre, dei paesi più sviluppati, ai quali competono pertanto oneri maggiori e vincoli più rigorosi, mentre necessita nel contempo tutelare il diritto allo sviluppo dei paesi con economie in transizione, perché potrebbero essere danneggiati dai limiti delle emissioni;


- Quello della precauzione, che in caso di incertezza scientifica sui reali effetti di certe sostanze, devono essere intraprese azioni per adottare misure e politiche per “anticipare, prevenire o minimizzare il cambiamento climatico”.

Si giunge così, nel 1997, all’accordo attuativo della Convenzione Quadro con il Protocollo di Kyoto, entrato in vigore nel 2005 con la ratifica anche da parte della Russia. Per la sua entrata in vigore i paesi firmatari devono essere minimo 55 o comunque rappresentare il 55% delle emissioni totali dei gas serra al 1990.
Rispetto a quest’anno, i paesi aderenti si impegnano per il quinquennio 2008 – 2012, a ridurre i gas serra del 5%.
Rimangono esclusi dai vincoli alle emissioni tutti i paesi in via di sviluppo e quelli emergenti come l’India e la Cina.

Gli USA pur avendo aderito alla convenzione sui cambiamenti climatici, non hanno firmato il Protocollo. Per l’Italia la percentuale di riduzione fissata è del 6,5%, ma ad oggi, sempre con riferimento al ’90, siamo a + 7%, che in valore assoluto vede l’obiettivo prefissato dal Protocollo, disatteso per il 13-14%. Viene da chiedersi come si raggiungeranno gli obiettivi che l’U.E. si è data: quota rinnovabili 12% entro 2010 e un risparmio dei consumi del 20% entro 2020.

Al di là di questa sconsolante e preoccupante considerazione, si può dire che il Protocollo cambierà il modo di valutare l’ambiente, influenzerà le scelte e le politiche economiche e nel lungo periodo e comportamenti e gli stili di vita dei cittadini.
La limitazione delle emissioni, riguardano infatti, per forza di cose il modo di produrre l’energia e il modo di usarla, i trasporti, l’uso del territorio, la salvaguardia dei boschi e delle foreste, le strategie per ridurre i rifiuti ed il loro utilizzo.

Per dirla, come qualcuno ha ricordato, la politica, per lo meno la ns/incomincia là dove difetta il Capitale, che forte e razionale nell’uso dei messi, non sa indicare i fini del suo operato. Noi di sinistra ecologista, consapevoli che Kyoto è, per così dire, solo una base di partenza, dobbiamo contribuire affinché si attuino gli obiettivi del Protocollo e contestualmente operare con azioni in grado di diffondere quella consapevolezza sulle problematiche che attanagliano l’ambiente. Abbiamo più volte ricordato, che il pianeta vive ormai in una condizione di emergenza e che certi processi di degrado hanno ormai superato il punto di non ritorno: in parole chiare senza timore di essere smentiti o tacciati di allarmismo e/o catastrofismo, il disastro è stato da tempo innescato.

La comunità scientifica internazionale ha a lungo dibattuto sull’eventualità di un legame tra l’aumento dell’effetto serra ed i cambiamenti climatici locali, che riguardano l’aumento di intensità e frequenza dei fenomeni estremi come uragani, tifoni, inondazioni, siccità, aumento dei livelli dei mari, desertificazioni, perdita di biodiversità. Questo legame appare tuttavia ormai comprovato scientificamente. A tale conclusione è arrivato l’International Panel on Climate Change (Tavolo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici), l’organismo delle Nazioni Unite composto di esperti e preposto proprio allo studio dei cambiamenti climatici. Anche se non c’è ancora un accordo globale sull’argomento, la maggior parte dei paesi del mondo concorda nel ritenere che, se non si interviene con una drastica riduzione di anidride carbonica ed altri gas responsabili dell’effetto serra, la Terra andrà incontro in breve a cambiamenti climatici tali da compromettere la vita per le prossime generazioni.

Parallelamente all’opera di informazione con tutti i mezzi che riusciremo a mettere in campo, attraverso il pubblico dibattito, insieme alle associazioni ecologiste e le componenti sensibili che stanno all’interno dei partiti, dobbiamo arrivare ad una grande unità di vedute ed a chiare proposte per sconfiggere lo scetticismo ed obbligare le forze politiche a mettere in campo quelle scelte politiche che si stentano a vedere.

Dovremmo, possibilmente unitariamente, lavorare per impegnare il Parlamento, le Regioni, gli Enti locali, così come per altro avvenuto recentemente, per far passare il decreto attuativo sul conto energia. Ricordiamo che l’azione del governo in carica ha dovuto forzatamente ottemperare alle direttive Europee sui temi delle energie rinnovabili, del risparmio energetico e per l’approvazione del piano nazionale energetico e per l’approvazione del piano nazionale per l’assegnazione alle aziende delle quote di emissioni inquinanti.
Infatti con riferimento a quest’ultimo, l’originaria stesura del PNA prevedeva lo “status quo”, favorendo le fonti fossili per la produzione di energia elettrica.
L’attuale governo ha sostenuto il trattato pertanto solo con dichiarazioni di facciata, auspicando in realtà la sua non entrata in vigore.
Le politiche energetiche, industriali e dei trasporti, delle abitazioni, dei consumi, del commercio internazionale, della ricerca, coinvolgono in modo stringente il ns/Paese.

- Nel settore elettrico, oltre a sostenere così come avviene in Germania le fonti rinnovabili, devono essere convertite le centrali termiche per l’uso del metano in sostituzione dell’olio combustibile e del carbone oltre a promuovere la diffusione degli impianti a ciclo combinato.

Promuovere con campagne di sensibilizzazione, con l’ausilio di incentivazioni ed agevolazioni, la sostituzione degli elettrodomestici, dei motori industriali, delle lampade, ecc…., con apparecchiature in commercio di maggiori prestazioni dal punto di vista dei rendimenti energetici. Soltanto nell’ambito domestico si potrebbero raggiungere risparmi del 30-40% con conseguente proporzionale riduzione della CO2.

Sempre nel settore elettrico snellire le procedure burocratiche per l’installazione degli impianti solari F.V., termici per la produzione dell’acqua calda sanitaria e per il riscaldamento, degli impianti eolici e degli impianti a sfruttamento dell’energia idraulica, favorendo ove ci sono le condizioni ambientali l’uso delle biomasse.

- Nel settore dei trasporti promuovere politiche per diffondere il trasporto su ferro a su acqua, riducendo l’uso scellerato e sconsiderato del trasporto su gomma.
Convertire i parchi degli automezzi pubblici per l’uso di metano e del biodiesel. Il metano è di difficile reperimento e del biodiesel non c’è traccia, nonostante il ns/paese presenti una grossa potenzialità: basterebbe promuovere la filiera che dalla agricoltura potrebbe raggiungere gli usuali distributori. (in Germania le colonnine del biodiesel si stanno sempre più diffondendo).

La dislocazione dei distributori di metano, a livello cittadino, potrebbe essere individuata nelle adiacenze dei depositi degli autobus e più capillarmente lungo le radiali e/o circonvallazioni, privilegiando le aree oggetto di ristrutturazione urbana.
Per il trasporto privato urbano ad extraurbano promuovere anche con incentivazioni l’uso di autovetture ibride a motore elettrico e combustione interna e autovetture a doppia alimentazione benzina-metano.
A fronte del continuo bombardamento pubblicitario sulle “autovetture di razza”, va favorito un dibattito proficuo tra la Pubblica Amministrazione Regionale, l’Università, gli Ordini Professionali, Centri della ricerca, case automobilistiche, affinché a fianco del settore “profitti”, si sviluppi il settore di ricerca attualmente pressochè abbandonato, e riguardante in particolare l’autovettura ibrida (biodiesel-elettrico, metano-elettrico) e l’autovettura idrogeno-fuell cell.

Compito importante della Regione in sintonia con lo Stato, sarebbe quello di favorire attraverso un confronto con l’istituto del credito una politica del medesimo per assicurare “mutui verdi” a tasso agevolato destinato all’acquisto, alla costruzione e alla ristrutturazione di edifici residenziali pensati in un’ottica di sostenibilità ambientale.
Quindi anche per l’acquisto di impianti solari termici e fotovoltaici, come pure per l’utilizzo di valvole termostatiche per il controllo della temperatura negli ambienti, l’installazione di impianti elettrici con l’impiego di dispositivi per il controllo dei consumi, utilizzo di dispositivi per il controllo dell’uso di acqua potabile, l’isolamento delle pareti esterne, per ridurre la dispersione di energia.

Promuovere l’uso della bicicletta che comporterebbe una rivisitazione totale dell’attuale viabilità urbana ed extraurbana.

Questo trasporto non può avvenire promiscuamente sulle carreggiate autoveicolari, ma in sede propria, separata e ciò comporta inevitabilmente l’interramento delle grandi arterie di traffico automobilistico. Diversamente non viene data garanzia alcune a chi usa questo mezzo di trasporto.
L’uso pertanto del sottosuolo come risorsa per dare risposta al grave problema dell’inquinamento dell’aria è occasione per la riappropriazione, da parte dei cittadini, degli spazi oggi occupati dagli autoveicoli.

- Nel settore industriale, come rammentato, parimenti a quanto avviene nel settore domestico, le apparecchiature elettriche di vecchia concezione dovrebbero essere sostituite con quelle a tecnologia avanzata. Si dovrebbe abbandonare completamente l’uso dei combustibili fossili solidi e liquidi verso il gas naturale.
La diffusione di impianti solari termici e F.V. sulle ampie coperture disponibili potrebbero contribuire significativamente al contenimento energetico e conseguente riduzione dei gas serra, differenziando di fatto le fonti di approvvigionamento energetico.

Agevolare l’uso del teleriscaldamento e la diffusione della cogenerazione localizzata.
In particolare gli interventi programmati sulle aree dimesse dovrebbero prevedere la realizzazione di impianti misti di produzione di energia elettrica e/o termica tramite cogenerazione, impianti fotovoltaici , impianti a collettori solari (termici) e impianti con pompe di calore (geotermia).

Anche in questo settore, come d’altronde in quello aziendale e pubblico, dovrebbe essere promossa la certificazione ambientale in base alle norme internazionali ISO 14.000 oppure EMAS.
La certificazione ambientale, così come avviene diffusamente in stati come il Giappone, comporta un razionale uso delle energie in genere, con forti positive ripercussioni sul risparmio energetico e conseguenti significative riduzioni dei gas che concorrono al surriscaldamento del pianeta.


- Nel settore pubblico, si dovrebbe puntare anche tramite la certificazione ambientale ad un uso razionale delle risorse in genere ed in modo particolare per quanto attiene l’energia elettrica e termica.
Rispetto alla prima, puntare sull’uso di apparecchiature di illuminazione dei locali a basso consumo energetico e limitare l’uso dell’illuminazione allo stretto necessario, educando il personale addetto alla gestione.

Per quanto riguarda il patrimonio edilizio pubblico e privato destinato all’istruzione , la sensibilizzazione verso il risparmio energetico dovrebbe investire lo stesso corpo degli educatori e più in generale la didattica. La diffusione della cultura del risparmio e dell’uso razionale dell’energia è senz’altro facilitata dalla presenza di generatori F.V. su queste strutture che tramite le letture elettriche su quadri sinottici danno lo spunto per affrontare anche didatticamente le tematiche sull’energia e del risparmio.
Si prenda ad esempio gli impianti realizzati sulle coperture degli edifici pubblici per mezzo dei 2 bandi, nell’ambito del progetto dei “100.000 tetti fotovoltaici”.

Le istituzioni pubbliche a livello comunale e provinciale, dovrebbero promuovere un serrato dibattito per concordare con le Aziende pubbliche quali AEM, ATM, SEA, Stadi, Centri sportivi, Centrali di produzione, ecc., un programma energetico che vede la realizzazione di generatori fotovoltaici su tutte le coperture aventi caratteristiche idonee.

- Nel settore residenziale:
il 50% delle risorse sottratte alla Natura sono destinate all’industria edilizia ed il 50% dei rifiuti prodotti annualmente in Europa proviene dal settore edilizio.
Questi aspetti sono contenuti nella valutazione Life Cycle Assessment (“valutazione del Ciclo di vita”) che determina il metodo della valutazione ambientale lungo tutto il percorso della filiera.
Un’attenta valutazione del L.C.A. determina il consumo energetico ed il conseguente risparmio.
Per il patrimonio esistente si può da subito incidere sul consumo sostituendo le apparecchiature esistenti con quelle a tecnologia avanzata.

Sotto l’aspetto gestionale e manutentivo, attualmente il 90% del patrimonio edilizio residenziale e non, comporta un consumo annuale di gasolio che si aggira dai 18 ai 25 l/m2/anno e se trattasi di metano dai 18 ai 25 m3/m2/anno – tradotto in kWh 180-250 kWh/m2/anno.
Questi valori di consumo, come avviene già in provincia di Bolzano con “casa clima”, potrebbero essere ridotti a 5 o 3 l/m2/anno di gasolio, puntando decisamente alla realizzazione della “casa passiva” che dovrebbe concettualmente produrre energia piuttosto che consumarne.
Ciò è ottenibile con isolamenti adeguati e con l’installazione di impianti solari termici e F.V., nonché alle pompe di calore che sfruttano il salto termico offerto dalla temperatura dell’acqua.
In particolare i Comuni, in sintonia con le linee guida provinciali in tema di risparmio energetico e di uso differenziato delle energie rinnovabili, dovrebbero praticare la politica degli incentivi tramite la riduzione dei costi di produzione e di oneri di urbanizzazione, così come per altro già avviene in alcuni Comuni, nei confronti degli operatori che adottano criteri costruttivi efficienti per il contenimento energetico.

Il tempo di ammortamento per l’adozione de un sistema di isolamento adeguato al raggiungimento dei valori di consumo anzidetti può avvenire entro 3÷4 anni dall’entrata in esercizio dell’immobile e, come si può facilmente intuire, con ripercussioni fortissime sull’importazione di combustibili ed energie dall’estero.

Si rammenta che l’attuale dipendenza energetica dell’Italia dall’estero è del 90% con una crescita media annua del 1,5%.
A livello mondiale entro il 2030, la domanda per il solo petrolio aumenterà del 60%.

Purtroppo anche il recente decreto n°192/95 sul risparmio, energetico in attuazione dell’art. 4, commi 1 e 2 della L.10/91, disattende questi obiettivi e da una inadeguata interpretazione alla Direttiva CE 2002/91.

Questo decreto a detta dei più, dovrà essere al più presto cambiato.
Particolare richiamo, in tema di risparmio energetico, dovrebbe essere rivolto alla pubblica illuminazione, che nonostante l’esistenza delle specifiche leggi regionali 17/2000 e 38/2004, continua ad essere uno dei consumi più rilevanti per il ns/paese oltre a costituire un inquinamento ambientale.
Basti vedere a proposito le riprese notturne del satellite della NASA.


S.E. potrebbe dare un contributo alla diffusione della conoscenza delle leggi che riguardano l’incentivazione dell’energia prodotta da F.V., quale il decreto attuativo 28 luglio 2005, meglio conosciuto come decreto “conto energia”.

Così altro impegno di S.E. sarebbe quello di promuovere e sostenere l’adozione da parte di tutti i comuni, della Provincia, nella fase di redazione dei nuovi strumenti urbanistici, le Linee Guida del Regolamento Edilizio tipo Provinciale.
Infatti la Provincia ed alcuni suoi Comuni di Milano hanno avviato una strategia ambientale basata sull’efficienza energetica.

Le linee guida sono articolate in quattro aree tematiche:

a) prestazioni degli involucri edilizi;
b) efficienza energetica degli impianti;
c) fonti energetiche rinnovabili;
d) sostenibilità ambientale.

Tra l’altro, esse prevedono regole per l’esposizione al sole degli edifici, l’utilizzo di materiali eco-compatibili, lo sfruttamento dell’illuminazione e della ventilazione naturale, la certificazione energetica, l’installazione di impianti solari termici che garantiscano almeno il 50% del fabbisogno annuale di acqua calda.
Le conseguenze saranno significative in termini di sostenibilità ambientale, di risparmio per le famiglie e di rilancio economico per le piccole e medie imprese del settore, anche nell’ottica dell’applicazione del protocollo di Kyoto.

Se tutti i Comuni della Provincia adeguassero i loro regolamenti edilizi alle nuove regole, per i prossimi 10 anni si potrebbero stimare questi risultati:

1) abbattimento del 50% delle emissioni di CO2;
2) risparmio per le famiglie di circa 5 milioni di euro per anno (cumulabili);
3) extra costi del 2% che verrebbero ripagati in meno di 8 anni;
4) riduzione dei consumi del 30-40%.

Rammentiamo che la quantità di calore giornalmente trasmessa, per irraggiamento, dal sole alla terra e di ben 15.000 volte maggiore del consumo mondiale di combustibili fossili ed energie nucleari. Ricordiamo ancora che il ciclo naturale del carbonio, prodotto dal regno naturale nell’ambiente, è quantitativamente superiore di 30 volte di quello emesso dalle attività umane.

Quindi quale energia per il futuro?

Le riserve di combustibile fossile quali il petrolio ed il metano, non potranno realisticamente rappresentare per il futuro un opzione realistica, stante la necessità delle riserve, esauribili in alcuni decenni e analogamente la scarsità dei minerali per la produzione dell’energia nucleare, a parte ogni altra considerazione, non può rappresentare una alternativa all’uso delle attuali fonti tradizionali.

Queste considerazioni ci portano a concludere che per il futuro la certezza degli approvvigionamenti è costituita dalle energie derivate da quella solare quali: le biomasse, la solare termica, la solare fotovoltaica, la eolica, le maree e quella legata alla geotermia. Per altro la fusione nucleare e l’ipotetica estrazione dell’idrogeno dal metano, con la segregazione del carbonio, si basano su energie ibride ancora da sviluppare.

Concludendo questa relazione e pensando all’impegno elettorale riguardante il Comune di Milano, mi sento di dire che S.E. può senz’altro contribuire alla formulazione di quel grande progetto partecipato di cui Milano abbisogna.
Questo implica da parte nostra una capacità di sviluppare una serie di alternative con CISE, chiare e coerenti che vengano comprese e appoggiate dalla collettività.
Basilare, ritengo, sia il rapporto con la Provincia i cui assessori che si occupano di territorio e ambiente stanno dimostrando una buona azione di governo.

Battersi per una diversa qualità della vita, lavorare per lo sviluppo rifiutando il declino, pensare globalmente e agire localmente, penso siano proprio gli slogan per far vincere le ns/idee e vedere premiata la ns/azione.


Relazione presentata dall’autore al seminario organizzato da Sinistra Ecologista il 10 ottobre 2005 a Milano.
Claudio Zucal