Un nuovo approccio alla gestione dei rifiuti
In un’ottica sempre più orientata alla prevenzione dell’inquinamento (“pollution prevention”) si parla ultimamente sempre più anche di prevenzione dei rifiuti. Il tema ovviamente non è nuovo, visto che di prevenzione dell’inquinamento si parla ormai da un paio di decenni. Nuovo è tuttavia l’approccio integrato alla prevenzione dei rifiuti, che prevede l’utilizzo di una gamma di strumenti per affrontare il problema dell’incessante aumento della mole di rifiuti nonostante le politiche di riciclaggio.
Le direttive comunitarie in materia già adottando un approccio orientato alla prevenzione. La direttiva quadro stabilisce che la prevenzione e la minimizzazione dei rifiuti rappresenti la priorità assoluta nella gerarchia dei criteri di gestione dei rifiuti. Anche nella direttiva sugli imballaggi (Direttiva 94/62/CE sugli imballaggi e rifiuti da imballaggi, modificata con la direttiva 2004/12/CE) vi è una particolare attenzione alla prevenzione. L’articolo 4 della nuova direttiva è interamente dedicato alla sfida della prevenzione dei rifiuti, anche mediante l’introduzione del concetto di responsabilità del produttore: la Commissione deve garantire che nuovi imballaggi siano commercializzati soltanto se il produttore ha preso tutte le misure volte a minimizzarne l’impatto ambientale. La strategia tematica relativa alla prevenzione e riciclaggio dei rifiuti è una delle sette strategie tematiche prioritarie stabilite nell’ambito del VI Programma comunitario in materia di tutela ambientale. La Comunicazione della Commissione UE COM (2003) 301 del 27 maggio 2003 sviluppa una strategia tematica di prevenzione e riciclaggio dei rifiuti, i cui obiettivi prioritari sono di individuare il potenziale di prevenzione dei rifiuti e favorire lo scambio di esperienze e buone pratiche in materia tra gli Stati Membri.
Nella Comunicazione sono individuati due modi distinti di ridurre gli impatti ambientali dell’uso delle risorse attraverso la prevenzione e il riciclo dei materiali:
1. evitare gli impatti ambientali provocati dall’estrazione di materie prime. Ad esempio, riciclando una tonnellata di metallo si evita l’estrazione di svariate tonnellate di minerale metallico riducendo così l’impatto ambientale delle attività estrattive(che comportano inquinamento dell’aria, rumore, inquinamento del suolo e dell’acqua, effetti sui livelli della falda freatica, distruzione o perturbazione di habitat naturali e impatti visivi sul paesaggio circostante);
2. evitare gli impatti ambientali provocati dalla trasformazione delle materie prime nei processi di produzione. Ad esempio, riciclando le materie plastiche si possono ridurre le emissioni di aerosol e particolato (nocive per la salute umana) in quanto si evita la produzione di polimeri vergini. Inoltre, la produzione di materiali da rifiuti riciclati, non di rado comporta un consumo di energia minore rispetto a quello associato all’uso di materie prime primarie.
L’Istituto Wuppertal ha calcolato che lo zaino ecologico (la quantità di rifiuti generati nella produzione dei beni d’uso quotidiano) di uno spazzolino da denti è di 1,5 kg, di un telefono cellulare di 75 kg e di un personal computer di 1.500 kg. Progettando questi prodotti in modo più ecologico e riutilizzandoli o riciclandoli una volta che sono diventati rifiuti, si può evitare l’uso di grandi quantità di risorse naturali e si possono prevenire i relativi impatti sull’ambiente. Solo per le emissioni di gas a effetto serra, il riciclo di una tonnellata di carta evita la produzione di 900 kg di CO2 equivalenti rispetto alla produzione di carta vergine. Per il polietilentereftalato (PET), il risparmio è di 1.800 kg, e per l’alluminio di 9.100 kg.
Quali sono gli strumenti proposti per attuare efficaci politiche di prevenzione dei rifiuti?
Intanto occorre dire che attuare tali politiche significa modificare le modalità con cui vengono utilizzate le risorse nei processi produttivi e nei prodotti. Questo significa trasformare non solo i modelli di produzione ma anche i modelli di consumo. In poche parole, coinvolge sì l’industria nel ripensare i propri modelli produttivi, ma anche tutti noi in quanto consumatori, nel momento in cui attuiamo una scelta nei confronti di un prodotto.
L’industria sarà dunque impegnata a progettare prodotti sempre più eco-compatibili, impiegando ad esempio le migliori tecniche disponibili (BAT – Best Available Techniques), la politica integrata di prodotto (IPP – Integrated Product Policy), il cui strumento principe resta l’analisi del ciclo di vita del prodotto (Life Cycle Analysis), la responsabilità estesa del produttore (Extended Producer Responsibility), il design for environment e così via.
Alcuni esempi?
La latteria Royal Crest è stata una delle prime a distribuire il latte in contenitori in plastica riutilizzabili, riciclabili, in polietilene ad alta densità (HDPE). L’azienda recupera, lava e riutilizza i propri contenitori fino a 100 volte prima di riciclarli.
Il design dei bicchieri “France Quick” è stato mutato in modo da ridurre il peso dei bicchieri del 50% (da 17 a 8.5 g) passando dal polistirolo ad iniezione a quello termoformato. In questo modo la scatola dell’imballaggio può contenere 1500 bicchieri invece che 500.
In Olanda, tramite accordi volontari l’industria delle bevande ha concordato di raccogliere e riutilizzare i contenitori in plastica, alluminio e vetro. Ora il 75-80% delle bevande gassate è distribuita in bottiglie in PET refillable e tutta la birra è imbottigliata in refillable.
In Alto Adige la cooperativa BioKistl – BioCesta commercializza direttamente frutta e verdura biologica di produttori locali, con un vantaggio economico per il consumatore dovuto ai ridotti costi della catena distributiva, e la garanzia di un giusto guadagno per l’agricoltore. Durante i mesi invernali e di inizio primavera, quando in Alto Adige viene meno la produzione di alimenti locali, questi vengono acquistati presso agricoltori selezionati in altre regioni italiane, tutti comunque certificati come biologici. La consegna è a domicilio ed è possibile aggiungere alla BioCesta anche altri prodotti, come ad esempio altra frutta e verdura non prodotta localmente, bibite, succhi e concentrati di frutta, yogurt e formaggi, uova, pane, marmellate, vino, tisane ecc, tutti artigianali e/o biologici.
Anche il consumatore è invitato a adottare comportamenti virtuosi nelle proprie scelte d’acquisto. Alcuni paesi hanno attuato vasti programmi di informazione dei cittadini sulla prevenzione dei rifiuti a livello domestico. In Austria (https://www.abfallvermeidung.at/) e in Finlandia (www.fiksu.net) vengono diffuse campagne informative sulla prevenzione dei rifiuti in molteplici ambiti della vita privata, quali la spesa, i bambini, la scuola, l’ufficio, gli alimenti, la salute, le feste, gli spazi verdi, le vacanze, lo sport, le attività creative, attività specifiche di prevenzione quali la riparazione degli oggetti, la donazione e il prestito, l’arredamento, l’energia, la pulizia personale e della casa, i materiali pericolosi e l’automobile.
In Italia attualmente l’Osservatorio Nazionale Rifiuti e Federambiente hanno attivato unh progetto per la predisposizione di “Linee Guida sulla prevenzione e minimizzazione della produzione dei rifiuti urbani” (https://www.rifiutilab.it/prevenzione/). Attendiamo di vederne i risultati!


pama66@alice.it
Paola Amadei