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Ma cosa abbiamo fatto di male per meritarci questo? Ovvero della sindrome della rana bollita Da qualche anno in ogni occasione in cui i cittadini italiani hanno potuto esprimersi in occasione di elezioni europee, regionali, locali l’esito è stato sempre favorevole ai candidati ed alle forze politiche che, a livello nazionale, sono all’opposizione. L’imponenza di questa ondata di consensi ha letteralmente cambiato la struttura del potere locale e regionale e tutti hanno compreso, Governo incluso, che ogni occasione è stata utilizzata per esprimere un giudizio, più sulla conduzione politica nazionale che sulle singole realtà locali. La responsabilità delle forze di opposizione è elevata, giacché a loro è stato affidato “un preincarico “ di governare, per ora attraverso i centri decisionali e politici locali, preparando programmi e proposte di cambiamento per il futuro quando gli stessi cittadini italiani, se nel frattempo saranno rimasti soddisfatti, daranno l’incarico definitivo. Anche dalle pagine dell’ Officinadellambiente si è auspicato che su alcuni grandi tematiche che riguardano la vita di tante cittadine e cittadini, da parte delle amministrazioni si sviluppassero progetti di intervento in campo ambientale capaci di saldare interessi di territori appartenenti a regioni diverse anticipando l’attivazione di politiche di governo di scala nazionale. Nel frattempo le forze politiche di opposizione, aprivano” la fabbrica del programma” e facevano formale promessa di dedicare ogni sforzo alla costruzione del programma alternativo di governo. Poi, alcuni segnali locali cominciavano ad evidenziare lo smarrimento delle motivazioni grandi: a Bologna spezzoni di movimento occupavano la sede della “fabbrica” per protestare contro atti di supposta repressione nei confronti del “movimento”, lotte “fratricide” portavano ad una vittoria mutilata a Venezia, eventi locali conservavano Catania al centrodestra, ma soprattutto segnavano la nascita di ambigue coalizioni. Infine la scelta della margherita con l’intervento del suo Presidente che forse passerà alla storia con il discorso della cicoria. Ebbene noi continuiamo e continueremo nella nostra “missione” di formare ed informare su temi che attendono dalla politica impegni e risposte per migliorare la qualità della vita, per conservare l’ambiente e per introdurre innovazioni tecnologiche rispettose degli equilibri tra territori e tra popoli, ma non possiamo non denunciare una classe dirigente che non pare aver colto la grande opportunità che gli italiani gli hanno dato con il proprio consenso. La sindrome della rana bollita , come la definisce il Wuppertal Institute, sembra avere colto anche questa parte della classe dirigente, ovvero se prendete una rana e la mettete in una pentola d’acqua e sotto accendete un fuoco basso essa non si accorgerà di quanto sta succedendo, ma dopo un po’ sarà bollita senza accorgersi. Ebbene la metafora è stata coniata per denunciare la tendenza autodistruttiva dell’attuale modello di produzione e di consumo delle risorse ambientali, ma ci pare che bene si possa riferire, anche a quanto sopra abbiamo esposto con una sola differenza che la rana non si è accesa da sola il fuoco sotto la pentola. Chiedo perdono a tutti quanti amano le rane per la crudeltà della metafora. Sergio Saladini
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