POVERTA', MALATTIE, CRISI AMBIENTALE: ECCO IL VERO “ASSE DEL MALE”
State of the World 2005 indica la strada per un nuovo approccio alla sicurezza globale
La guerra globale al terrorismo sta distraendo l’attenzione del pubblico dalle vere cause dell’instabilità: questo è ciò il Worldwatch Institute segnala nel suo rapporto annuale State of the World 2005. Gli atti terroristici e le reazioni, altrettanto pericolose, che essi provocano sono solo i sintomi dei problemi che costituiscono la fonte dell’insicurezza globale e tra questi ci sono la rischiosa interazione tra povertà, malattie infettive e degrado ambientale, e la sempre più accesa competizione per il petrolio e le altre risorse.

Combinati alla diffusione degli armamenti, questi “problemi senza passaporto” creano le condizioni ideali per il proliferare di instabilità politica, conflittualità ed estremismo. Possono condurre il mondo verso una pericolosa spirale nella quale il tessuto sociale stesso delle nazioni è messo a rischio. Per affrontare queste sfide – conclude il rapporto – è necessaria una strategia che dia priorità ai programmi di prevenzione anziché all’intervento militare.

“La povertà, la malattia e la crisi ambientale sono il vero asse del male” afferma Christopher Flavin, Presidente del Worldwatch Institute. “Se tali minacce non vengono identificate e affrontate, il mondo rischia di ritrovarsi improvvisamente aggredito dalle nuove forze dell’instabilità, esattamente come gli Stati Uniti furono colti di sorpresa dall’attacco terroristico dell’11 settembre.”

Nella sua prefazione a State of the World 2005, l’ex premier sovietico Mikhail Gorbachev richiama la necessità di una “Glasnost globale: apertura, trasparenza e dialogo pubblico…” e di una “politica dell’impegno preventivo… per vincere in modo sostenibile e non violento le sfide poste dalla povertà, dalla malattia, dal degrado ambientale e dal conflitto.”


Tra i diversi e destabilizzanti fattori di pressione, State of the World 2005 mette in evidenza – quali elementi cruciali per la possibilità di costruire un mondo di pace – i seguenti:


Petrolio: la dipendenza dal petrolio porta con sé enormi costi e rischi. Alimenta i contrasti geopolitici, le guerre civili e le violazioni dei diritti umani. La sicurezza economica dei paesi fornitori e dei paesi acquirenti è messa a rischio dalle impennate del prezzo e dalle oscillazioni degli approvvigionamenti. E il ruolo del petrolio nel compromettere la stabilità del clima pone una grave minaccia alla sicurezza dell’umanità.


Acqua: gli accordi sull’acqua hanno fatto sì che tra paesi vicini prevalga la cooperazione, anziché il conflitto. Ma all’interno delle nazioni le carenze idriche alimentano violenti conflitti. Nel mondo, 434 milioni di persone fanno i conti con la scarsità d’acqua. L’insufficiente accesso a questa risorsa costringe all’abbandono dei campi e innesca conflitti.


Cibo: nel mondo quasi due miliardi di persone soffrono di una cronica carenza di nutrienti. La sicurezza alimentare è messa a rischio da fattori come la disponibilità d’acqua, la distribuzione delle terre, la povertà e il degrado ambientale. Tra le principali minacce alla sicurezza alimentare ci sono: il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità animale e vegetale, l’insorgere di malattie legate al cibo e il bioterrorismo alimentare.


Malattie infettive: diverse malattie conosciute sono riemerse o si sono diffuse in aree prima immuni e molte altre nuove infezioni sono state identificate negli ultimi tre decenni. L’HIV/AIDS è diventato uno dei maggiori killer: si stima che tra 34 e 46 milioni di persone siano stati infettati dal virus. Le nazioni meno sviluppate sono quelle più colpite dalla pandemia. Nell’Africa sub sahariana la malattia sta devastando gli operatori della scuola, indebolendo gli eserciti e minando la stabilità politica.


Disoccupazione giovanile: oggi in più di cento nazioni in via di sviluppo la popolazione di età compresa tra 15 e 29 anni costituisce oltre il 40% del totale. Le opportunità di lavoro sono particolarmente limitate in Medio Oriente e nell’Africa sub sahariana, dove tra il 21 e il 26% dei giovani sono disoccupati. A livello mondiale, gli oltre 200 milioni di giovani che sono senza lavoro o non guadagnano abbastanza per sostenere una famiglia possono costituire un fattore di destabilizzazione se il malcontento li spinge verso il crimine, verso i movimenti insurrezionalisti e gruppi estremisti.


Per affrontare queste sfide alla sicurezza globale, State of the World 2005 sottolinea la necessità di un rafforzamento dei sistemi e delle istituzioni civili meglio equipaggiate per affrontarle. Gli investimenti strategici nell’energia sostenibile, nella sanità, nella protezione dei sistemi ecologici, nell’educazione, nel lavoro e nella riduzione della povertà possono favorire la transizione.
Michael Renner e Hilary French, direttori del progetto editoriale che ha portato a questa edizione di State of the World 2005, affermano: “L’attuale ossessione per la lotta al terrorismo ha messo in ombra minacce ben più gravi, che adesso incombono su di noi”. “Un mondo più sostenibile ed equo è un mondo più sicuro. Anziché continuare a sviluppare i loro ‘muscoli’ militari, i governi dovrebbero raddoppiare gli sforzi per la salvaguardia dell’umanità e dell’ambiente, concentrarsi sul disarmo, sulla ricostruzione dopo i conflitti, e orientare le Nazioni Unite vero le sfide della sicurezza.”

In particolare, il rapporto richiama i governi e le istituzioni sull’urgenza di intraprendere le seguenti azioni:

Rafforzare ed estendere la cooperazione internazionale
Deve essere ampliato il numero dei membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite al fine di renderlo maggiormente rappresentativo degli odierni equilibri mondiali. La capacità delle Nazioni Unite di rispondere efficacemente a ciò che minaccia la pace e la sicurezza globali – povertà, malattie, degrado ambientale – deve essere rafforzata. Le istituzioni dell’ONU e gli altri strumenti della governance globale devono essere riprogettati per essere meglio in grado di utilizzare le energie che provengono dalla società civile.

Finanziare e sostenere gli obiettivi individuati dai Millennium Develpment Goals (MDG, Obiettivi di Sviluppo del Millennio) e dal World Summit on Sustainable Development (WSSD, Summit Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile)
Nel 2000, i membri delle Nazioni Unite si sono accordati per ridurre in modo significativo, entro il 2015, la povertà, le malattie e le ineguaglianze. Questi obiettivi sono stati integrati, due anni dopo, da una serie di obiettivi di sviluppo sostenibile adottati al WSSD di Johannesburg. Se si fossero spostati verso l’assistenza allo sviluppo appena il 7,4% dei budget militari dei paesi donatori, si sarebbero trovati quei 50 miliardi di dollari l’anno che secondo gli analisti internazionali sono necessari al raggiungimento dei MDG.

Rafforzare la pacificazione attraverso l’ambiente
I governi devono fare tesoro delle nuove iniziative congiunte sui temi ambientali, tra cui i “parchi della pace”, la gestione congiunta dei bacini fluviali, gli accordi marittimi regionali, i programmi comuni di monitoraggio ambientale. Si tratta di azioni che contribuiscono a promuovere la cooperazione anche tra parti tradizionalmente avversarie.
Via via che tali iniziative si diffonderanno, si attenueranno le tensioni internazionali, con grandi vantaggi per l’ambiente.
Worldwatch Institute