
A Tucumàn nacque nel 1923 o nel 1924, morì a 95 anni, una donna tosta.
Studiò chimica a Buenos Aires. La materia le permise di comprendere al meglio le ragioni e le conseguenze delle condizioni di lavoro malsane, le ragioni e la vastità dell’inquinamento prodotto dal modello industriale che, salvo miglioramenti limitati, domina ancor oggi tutti quelli che sono coinvolti nella catena produttiva, compresi i consumatori.
Si può affermare che gli apparenti miglioramenti nelle emissioni ambientali, sono dovuti in gran parte allo spostamento delle produzioni in paesi poveri. Il povero non può permettersi il lusso dello sguardo nel futuro, deve mangiare oggi, poi si vedrà. Il gruppo di controllo sociale, sa come raccontare che dietro l’angolo c’è la felicità.
La Ortiz lavorò alla Shell, alla Direzione doganale, studiò tossicologia a Buenos Aires e, con una borsa di studio, alla Sorbonne.
Peròn la richiamò nel 1973 e le affidò il Segretariato dell’Ambiente, unica donna al governo. Caduto Peròn fu in esilio in Venezuela per sei anni.
A 87 anni rientrò in Argentina e fondò il Centro Ambientale Argentino.
Nel 2020 fu promulgata la Legge Yolanda, che impone ai funzionari pubblici la completa formazione sulle questioni ambientali e cambiamenti climatici.
Questa donna rappresenta un paradosso rispetto alle nostre semplificazioni: Peròn era di destra, l’ambientalismo è di sinistra, tutto è più complicato, la semplificazione, gli slogan, come i “bigini” a scuola un tempo, falsano la realtà più di una bugia esplicita.
Arriva Milei, che forse è di estrema destra, forse solo un populista, che riforma la Legge sui Ghiacciai per poter scavare di tutto.
Ma la Ortiz ha aperto la strada e vi sono organizzazioni che combattono questi cambiamenti. L’efficacia di una protesta si può misurare dalla violenza della risposta del potere. Vedremo se l’inarrestabile marcia della rapina delle risorse vincerà anche questa volta.