giugno 2024
ZIN0 PENSIERO: ELENA NON SI E'MAI RECATA A TROIA, NON NE HA VISTO MAI LE TORRI APOLINEE
Alla fine, sembra proprio che Euripide voglia esercitare una forma di delegittimazione della causa della guerra di Troia e della stessa presenza della affascinante e travolgente Elena tra le mura della città di Priamo.

Sulla guerra di Troia la tesi di Euripide, noto per essere, in alcune sue tragedie, un vero e proprio delegittimatore di alcuni capisaldi fermi del comune sentire religioso e civile del mondo greco, è che sono stati gli dèi stessi a provocarne l’inizio per uno scopo ben preciso: diminuire il peso umano sulla povera terra troppo affollata.

“Scatenò / egli un conflitto tra gli Elleni e i poveri / Frigi, perché la madre Terra fosse / alleggerita dell’enorme peso / e della fitta calca dei mortali, / nonché per render celebre il più forte / dei Greci,” (Euripide, Elena, p. 238).

Insomma, la fama di Achille e la necessità di ridurre il numero degli abitanti della terra costituivano gli obiettivi degli dèi che sempre decidono delle sorti umane.

Ma anche il rapimento di Elena da parte di Paride come giusto premio al giudizio pronunciato da Paride a favore di Afrodite non assume la stessa narrazione comunemente diffusa.

“Elena non si è mai recata / a Troia, non ne ha visto / mai le torri apollinee.” (Euripide, Elena, p. 316). Il dramma fu composto da Euripide negli ultimi anni della sua vita ed “appartiene a quel genere di opere nelle quali egli si piacque di far giuocare la sua fantasia in vicende romanzesche.

” (Euripide, Elena, p. 28). In effetti, la narrazione della vicenda di Paride e di Elena non ha connotati estremi e drastici: “Non si può considerare l’Elena una vera e propria tragedia, poiché se tragiche sono le azioni che ne costituiscono il tessuto, lieto ne è il fine”. (Ibidem).

Euripide riprende la “Palinodia” dell’antico poeta siculo Stesicoro. Egli aveva offeso nei suoi scritti la stessa Elena che, per vendicarsi nei suoi confronti, lo aveva accecato.
Il povero poeta siculo, dopo questo enorme castigo, scrisse appunto la Palinodia ed affermò che la bella Elena, concupita da tanti, non aveva mai messo piede sulle navi dei Greci. Dopo questa ritrattazione, gli venne restituita la vista.

Euripide si rifece a questa leggenda. Dopo che Paride nella famosa disputa aveva pronunciato il giudizio, da Giove Elena era stata affidata a Ermete, che doveva trasferirla in Egitto presso il re Proteo, uomo saggio e responsabile.

Elena così era riuscita ad evitare tutti i decennali pericoli della impresa troiana. Ma nella narrazione omerica tutti i combattenti dei due eserciti avevano avuto modo di apprezzare il fascino della donna, che in qualche modo doveva essere presente a Troia.

Che cosa era successo? Euripide diseroicizza sia Elena sia Paride e rende il loro ménage piuttosto paradossale.
Non è certo Elena a subire l’onta della nuova situazione che si viene a creare, ma proprio Paride che diventa inconsapevole vittima di tutto un raggiro ordito dagli dèi nei suoi confronti. Era, la moglie di Giove, che era stata scartata, si era “umanamente” vendicata contro Paride, per togliergli il trofeo che aveva guadagnato.

Proprio Elena nel prologo della omonima tragedia precisa i dettagli di tutto il raggiro: “Era, furibonda / per lo smacco subito, non permise /ch’io fossi data ad Alessandro (cioè Paride), al quale / diede in mia vece un’altra donna, molto / simile in tutto a me, contesta d’aria, / una immagine mia viva spirante. / Così il figlio di Priamo può ben credere, / nella sua cieca e vana illusione, / di possedermi, senza avermi mai / di fatto posseduta”. (Euripide, op. cit., p. 238).

Un inganno per tutti: la vera Elena si trova ben custodita in Egitto, mentre i troiani, i greci e lo stesso Paride apprezzano la bellezza di una “immagine viva spirante”.

Lo stesso Paride convive per dieci anni con questa immagine; crede che quella bellissima donna lo accompagni in ogni istante della sua vita. Naturalmente quella “immagine spirante” continua ancora ad accompagnarlo nel viaggio di ritorno.

Da una tempesta sono sbattuti proprio nelle coste dell’Egitto. Ma era successo, nel frattempo, che alla morte di Proteo, il figlio Teoclimeno non aveva mantenuto lo stesso contegno saggio del padre. Anzi, era stato preso da un raptus erotico nei confronti della vera Elena.

Alla fine, la bella Elena e il legittimo marito Menelao si riconoscono e tramano un tranello all’infuocato e sospettoso Teoclimeno e riescono a fuggire dall’Egitto e raggiungere la Grecia.
Ormai l’”immagine spirante” era stata sostituita dalla vera Elena.



Apparso anche su facebook e su La Sicilia del 16 marzo 2024.
Zino Pecoraro.

 
stampa articolo
Politica dei Cookie       -       Design & Animation: Filippo Vezzali - HTML & DB programming: Alain Franzoni