Forse bizzarra per alcuni o ridicola per altri o semplicemente azzeccata
per altri ancora. L'idea di un gioco di ruolo come modalità di
un convegno che ha per tema la gestione dei conflitti ambientali risulta
comunque innovativa. Gli organizzatori stessi della rinomata fiera ECOMONDO,
dedicata al recupero di materia ed energia e allo sviluppo sostenibile
(Rimini 3/6 novembre 2004) e sede dell'evento, si erano dimostrati scettici
e un po' spaventati da una tale proposta.
L'ambizione dei promotori dell'iniziativa (Federconsumatori e la Fondazione
ICU - Istituto Consumatori Utenti) era quella di dare vita a un'esperienza
di democrazia trasparente e partecipata che si sta dimostrando lo strumento
più adeguato per affrontare e compiere con successo scelte decisionali
che producono conflitti socio-ambientali, essendo associate a reale e/o
percepito "rischio" per la collettività e l'ambiente.
Il risultato è stato un interessantissimo e divertente confronto
simulato su una reale e delicata vicenda di conflitto che si sta vivendo
nella Provincia di Reggio Emilia a causa del progetto di costruzione del
nuovo inceneritore.
L'obiettivo non è quello di trovare la soluzione alla questione
(inceneritore si o inceneritore no) ma è quello di trovare una
soluzione condivisa tra i vari attori coinvolti nel dibattito.
Il pubblico presente è stato diviso, in modo casuale, in quattro
gruppi in rappresentanza degli 'attori' che solitamente si muovono su
uno scenario di questo tipo: l'azienda che ha in programma di realizzare
l'inceneritore (Rappresentanze Sindacali e Amministratori), il Comune
(Sindaco, maggioranza e minoranza), il Comitato Ambientale e i Consumatori.
Ognuno si è ritrovato ad assumere un ruolo che spesso non era il
proprio: il primo grande sforzo in un confronto democratico che si propone
d'essere risolutivo è riuscire ad assumere anche le ragioni degli
altri.
Ogni gruppo ha poi dovuto mettere in campo le proprie priorità
di fronte all'evidente problema della produzione di rifiuti, per poi confrontarsi
successivamente con gli altri per verificare le possibilità di
raggiungere una lista di priorità comuni.
Tutto più semplice se si partisse da un tavolo di lavoro sgombro
dai pregiudizi, dal potere e da decisioni già prese. Purtroppo
gli interessi in gioco sono molti e di carattere spesso conflittuale,
il 'bene comune' puo' assumere contrastanti interpretazioni. Ma se assumiamo
la salute e l'ambiente come imprescindibili e inalienabili, per noi e
per le generazioni future, non può e non deve essere un'interpretazione,
né tanto meno una scelta.
Non è questione di etichette. La questione ambientale non è
di sinistra, né di destra, attraversa tutti gli schieramenti politici
e condiziona, sia l'acquisizione del consenso, sia la qualità dello
sviluppo. Purtroppo spesso oggi deve prima di tutto convenire.
A macchia d'olio in Italia si estendono casi come quello studio di Reggio
Emilia dove l'attenzione cade sui comitati ambientali che escono con la
loro forte voce. Non sono più un gruppo sprovveduto ma sono cittadini
supportati da tecnici e professionisti capaci di ribaltare situazioni
imposte e qualche volta a portare il loro conflitto fuori dai confini
locali. A loro va dato anche il merito di diffondere l'informazione e
la sensibilità verso l'ambiente e di mettere il cittadino di fronte
alle proprie responsabilità civili.
Tutti coivolti dunque ma spesso accade che solo una piccola comunità
si deve sacrificare per un beneficio della colletività. Il consenso
è d'obbligo.