Dopo l'etica del lavoro forse è arrivato il momento di parlare
anche di etica del turismo.
Il tempo libero dedicato ai viaggi è aumentato largamente negli
ultimi anni grazie al maggiore benessere, ai mezzi di trasporto più
veloci ed economici, all'apertura delle frontiere e alla facilità
delle comunicazioni.
Basti pensare che oggi l'industria del turismo ha proporzioni grandissime,
corrisponde al 6% del PIL del pianeta.
Benché il viaggio inteso come momento in cui si stacca la spina
riguardi per lo più i cittadini residenti nei Paesi industrializzati
(e in particolare i giovani, sia per ragioni anagrafiche che culturali)
tutti i Paesi ne sono coinvolti. Sono diversi i casi in cui Paesi in via
di sviluppo hanno fondato la loro economia proprio sul turismo.
Purtroppo però non sempre il turismo porta sviluppo e benessere
nelle località ospitanti. E' un'arma a doppio taglio. Può
salvaguardare o distruggere la natura e le culture locali. A volte il
turismo uccide il turismo stesso.
Parlo del turismo di massa, quello che quando arriva la stagione delle
vacanze si mette in moto sottoforma di milioni di autovetture sulle strade
e autostrade, si stipa nei vagoni del treno, sulle navi (anche per terra
piuttosto di viaggiare alla minima tariffa) e affolla gli aereoporti.
Non si sente parlare d'altro sui giornali e telegiornali: il grande esodo.
Con ansia e preoccupazione si attende l'arruolamento alle vacanze.
Sempre più spesso arrivano in esercito presso le località
turistiche, come quello delle spedizioni organizzate all inclusive, e
si insediano nei villaggi vacanze nei quali trovano tutto il divertimento,
il relax, lo sport, tutti i comfort (e guai se mancano gli spaghetti!).
Tant'è che la meta è diventata secondaria, anzi non sempre
l'ospite del villaggio esce dal recinto perché qui è sicuro
e coccolato. Questo modello di turismo anziché condurre verso un
incontro con il diverso e la conoscenza di nuove culture, rassicura le
sue abitudini e va incontro alle sue aspettative. Perciò anziché
abbattere i pregiudizi sulle diverse culture, spesso li rinforza.
I grandi tour operator hanno ben capito quali sono le aspettative del
turista. Ecco l'offerta di Alpitour e Francorosso nel programma Vacanze
di valore per l'estate 2004:
Durante tutto l'anno la
tua vita è già tanto complicata.
Almeno in vacanza hai il sacrosanto diritto di riposarti e divertirti
in assoluta serenità. Per questo c'è 'Vacanze di valore',
una promessa di qualità che mette il cliente al centro dell'attenzione,
mettendolo al riparo da qualunque sorpresa o imprevisto prima, durante
e dopo il suo viaggio. 'Vacanze di valore' è un esclusivo programma
(dal sito web https://www.vacanzedivalore.it/)
Sarebbe meglio chiamarle Vacanze senza valori.
E' davvero questo il sogno del turista? Non incontrare sorprese e imprevisti?
Andare in vacanza da tutto?
Eh già! Non si può chiedere al turista di fare la raccolta
differenziata anche in vacanza oppure di percorrere qualche centinaia
di metri per raggiunge la spiaggia!
Il turista paga, dunque è giusto che pretenda.
Quella del turismo di massa è un'industria indubbiamente pesante.
Non è solo l'ambiente a subire il suo impatto ma anche società
e culture spesso deformate da questa invasione.
La domanda dei turisti è in evoluzione ed emergono nuove esigenze
di personalizzazione dell'offerta e di maggiore attenzione all'ambiente.
Molti operatori e amministratori locali cominciano a vedere nel turismo
verde il solo investimento possibile. Là dove è pianificato
e gestito in armonia con con le risorse ha lunga vita.
Purtroppo ci sono località che hanno già spremuto tutto
dal territorio, ad esempio Rimini che in questi ultimi anni si ritrova
a dover fare i conti con un decadimento dell'attività turistica
e si sta piano piano e faticosamente reinventando.
La riviera romagnola ha raggiunto la capacità di carico (carrying
capacity) del proprio territorio. L'espressione carrying capacity l'hanno
coniata i biologi per descrivere il numero di animali di una data specie
che un certo habitat può mantenere a tempo indefinito.
Un esempio è dato dagli allevatori, che devono sapere quanti capi
di bestiame possono pascolare sui terreni di loro proprietà. Oppure
dai biologi della conservazione, che devono sapere il numero di cervi
che possono sopravvivere in una foresta di una determinata estensione.
Per molti anni si è evitato di applicare il concetto anche agli
esseri umani. Alcuni sostengono che gli uomini, diversamente da buoi e
cervi, possono plasmare l'ambiente in base alle proprie esigenze e incrementare
la sua carrying capacity. È certamente così ma è
evidente che questo incremento ha un limite.
E' facile intuire che le spiagge iper-affollate di bagnanti e ombrelloni
non sono solo una fastidiosa limitazione ai propri movimenti e un invito
allo stress, ma piuttosto una condizione di malessere generale, che si
ripercuote sulla qualità dei servizi offerti.
Il pollo vive meglio e da prodotti migliori in un allevamento a terra
che in batteria.