POESIA, LETTERATURA, PENSIERI
novembre 2001
QUANDO ACQUISTIAMO RIFIUTI
Provate a entrare in un supermercato non con l'atteggiamento ansioso di chi deve mettere insieme in fretta e nello stesso tempo "saggiamente" la spesa settimanale. Guardatevi bene intorno e osservate i colori dei prodotti, la loro disposizione sugli scaffali e la disposizione degli scaffali stessi nello spazio di vendita, osservate l'illuminazione… Sono cose arcinote: entrare in un supermercato, fatta eccezione per gli spiriti più forti, significa intraprendere un percorso in balia di una filosofia di mercato prevalentemente basata sulla pubblicità, sull'induzione all'acquisto, che porta a ritrovarsi alle casse con un carrello colmo di prodotti quando l'idea iniziale era quella del "compro giusto due cose".

In questo "gioco", spesso anche sleale, un ruolo non indifferente è giocato dalla presentazione del prodotto attraverso il suo imballggio. Non da quello tecnicamente detto terziario, che serve per la movimentazione e lo stoccaggio delle merci ma da quello primario che è parte integrante del prodotto destinato alla vendita al pubblico.
Si tratta spesso di un tipo di imballaggio che alla sua funzione essenzialmente di protezione di merce fragile o di contenitore per quella sfusa, ne aggiunge una prevalentemente di immagine che spesso si traduce nell'impiego di imballaggio inutile (pensate al tubetto di plastica del dentifricio a sua volta contenuto in una scatolina di cartone) e spreco di risorse: imballaggi di imballaggi, contenitori sproporzionati e fatti di materiale pregiato nato per essere rifiuto, in un'ottica essenzialmente pubblicitaria per la quale l'imballo è uno strumento preziosissimo per invogliare il consumatore all'acquisto, reclamizzando ancora una volta sul banco di vendita la merce e dandocene una falsa percezione di maggior valore.
Nell'ormai permanente emergenza rifiuti che la nostra società vive, ragionare sulle cifre degli imballaggi a perdere è tutt'altro che superfluo. L'Unione Europea ha cercato di dare un orientamento comune alla produzione, vendita e smaltimento degli imballaggi di ogni tipo per ridurre il loro impatto sull'ambiente: si tratta di quantità di materiale in acciaio, alluminio, carta e affini, plastiche, ecc., che solo in Italia, secondo i dati del CONAI relativi al 2000 superano abbondantemente gli 11.000.000 di tonnellate seguendo una tendenza che non sembra destinata a diminuire, anzi.


Ma l'impegno che le istituzioni devono profondere, non ci esime personalmente dalla partecipazione al contenimento del problema. Nel suo piccolo (apparente) il consumatore può eleggersi un criterio di premiazione o punizione del prodotto da acquistare: per esempio sulla base della quantità e inutilità di rifiuto connesso (non compro, come si diceva, un dentifricio con doppio imballo,o un etto di prosciutto in vaschetta di plastica così-non-si-schiaccia e così via) e, soprattutto, sulla base della possibilità di scegliere prodotti in contenitori a rendere, o riutilizzabili o riciclabili.


Non si tratta solo di fare attenzione alla sostanza del prodotto al di là della sua presentazione pubblicitaria, ma anche di rinunciare alle "comodità" e alle abitudini a cui l'impiego di contenitori usa e getta ci ha assuefatti e di pensare al costo ambientale che lo smaltimento comporta.


Anche in questo ambito dunque, come per tutte le problematiche ambientali, si ripropone il discorso dell'educazione al consumo consapevole mirata a rendere ciascuno di noi cosciente dell'importanza delle proprie scelte anche quando agisce nella veste di cittadino-consumatore.

Impegnate in questa direzione esistono moltissime agenzie educative, in un panorama estremamente variegato di cooperative, centri e associazioni di educazione ambientale, enti locali o consorzi, professionisti, che da anni realizzano programmi di educazione per le scuole proponendo varie attività relative ai consumi e alla riduzione dei rifiuti.


Una per tutte, particolarmente rappresentativa, è l'esperienza della Coop - Lombardia che realizza un programma di educazione al consumo consapevole, dedicato soprattutto alle scuole dell'obbligo, e che affronta ambiti complessi e molto impegnativi che vanno dall'educazione ambientale, a quella alimentare, alla mondialità, alla cooperazione.
Ancor più significativa si rivela questa esperienza, se si considera il rapporto che esiste tra l'azione educativa della Coop - Lombardia e le scelte commerciali dei propri ipermercati. Nel dettaglio, tra le attività più strettamente connesse al problema della riduzione degli imballaggi che il Settore Soci e Consumatori della Coop realizza, esiste una attività specifica: "Occhio all'imballaggio", che abbina al lavoro di approfondimento da svolgere in classe, un incontro di animazione all'interno del supermercato durante il quale i ragazzi si impegnano nella "caccia all'imballaggio".


Sembra che le scuole abbiano gradito e premiato, con il loro interesse, l'impegno della Coop: lo si legge dalle quasi 700 classi che, nel solo anno scolastico passato, hanno usufruito di queste iniziative.

Virginia Mazzuchetti

 
stampa articolo
Politica dei Cookie       -       Design & Animation: Filippo Vezzali - HTML & DB programming: Alain Franzoni