febbraio 2026
ZINO PENSIERO - LUDOPATIA DIFFUSA E INCONTROLLATA: LOTTERIE, GIOCO D'AZZARDO, ROULETTE
Qual è l’ossessione principale del giocatore d’azzardo? Tutto si può racchiudere in due parole: la vincita o la rivincita.
Tante sono le componenti psicologiche e mentali che spingono esseri comuni, integrati nella società e nella famiglia, ad intraprendere improvvisamente questa impervia e pericolosa strada che, nella maggior parte dei casi, conduce ad una alterazione del comportamento, al superamento delle abitudini e anche all’abiura di affetti apparentemente consolidati.
La moltiplicazione della disponibilità economica è il primo obiettivo.
Una vincita modifica un tenore di vita, annulla all’improvviso la ripetitività degli obblighi e delle responsabilità; alla fine, può anche concretizzare un sotterraneo e indicibile disegno di fuga da una realtà non più intimamente condivisa.
Il giocatore d’azzardo, per sua stessa caratteristica principale, ritiene di essere leggermente o eccessivamente superiore rispetto all’uomo comune: non conosce la parsimonia, il risparmio, la limitazione delle spese; di fatto, forse disprezza il denaro.
L’atto stesso del puntare alla roulette è compiuto con una gestualità teatrale e quasi eroica.
Anche la sconfitta è subita con nonchalance, mentre la sfida con la pallina della roulette è ripresa immediatamente e conosce una dimensione sempre più forsennata fino ad arrivare, in molti casi, alla capitolazione.
L’Osservatorio nazionale sul gioco d’azzardo in Italia fornisce nel suo sito dei dati che sono eloquenti. Nel 2024 sono stati spesi nelle varie tipologie di gioco d’azzardo, on line o nelle postazioni fisse, ben 157,4 miliardi.
È previsto che la cifra possa aumentare nel 2025 e raggiungere i 160 miliardi.
Ancora più allarmanti sono le previsioni per il 2026: 175 miliardi. Un impulso notevole è stato dato al gioco d’azzardo con le operazioni condotte on line, e questa nuova modalità di gioco ha soppiantato i luoghi tradizionali delle scommesse: bar e tabaccherie.
È noto che anche le partite del campionato di calcio sono oggetto di scommesse e pochi si sottraggono alla tentazione. E nella letteratura? In questo campo specifico fa sicuramente testo “Il giocatore” di Fiodor Dostoievski.
Il romanzo entra bene nella psicologia perversa e sbilanciata del giocatore che esercita la sua incontenibile passione per l’azzardo nelle roulettes, che campeggiano nei luoghi particolari che sono simbolo della ritualità quasi sacrale del gioco d’azzardo: un luogo elegante e raffinato, una umanità con spiccate attitudini all’azzardo, strati sociali di elevato rango, ritualità coniugata con precisione e ripetitività.
Dostoievski stesso conosceva bene il mondo dei casinò, perché li aveva frequentati per un certo periodo della sua vita e ne aveva subito colpi pesanti. Il profilo esplicito del giocatore è delineato nel testo dalla euforica e incontenibile nonna “la terribile ricca settantacinquenne, Antonida Vassiljevna Tarasjevicev, proprietaria e gran signora moscovita.” (F. Dostoievski, Il giocatore, p. 79).
La nonna non mette tempo in mezzo pur di recarsi all’appuntamento con le roulettes, anche se i suoi movimenti devono essere concordati con i portatori che la spostano da un luogo all’altro.
“La nonna appariva in preda all’impazienza e alla irritazione ed era facile capire che la roulette le si era fitta nella testa.” (Op. cit., p. 116).
“La roulette fitta nella testa” riassume bene il senso del vizio del gioco.
Nelle stanze del gioco la nonna conosce una euforia senza limiti.
La descrizione delle puntate della nonna può essere accolta come un simbolo efficace di tutto il mondo e delle mentalità che ruotano attorno alle roulettes e, in generale, a tutto il mondo delle scommesse e del gioco d’azzardo.
“La nonna si lanciò addirittura sullo zero e ordinò di puntare subito dodici federici in una volta. Furono puntati una, due, tre volte, ma lo zero non usciva! – Punta, punta! – gridava la nonna, dandomi urtoni per l’impazienza. Io obbedivo. – Quante volte abbiamo puntato a vuoto? – mi domandò finalmente, facendo stridere i denti per l’agitazione. – Abbiamo già puntato dodici volte, nonna, e abbiamo già perduto centoquarantaquattro federici. Ve lo assicuro, nonna, fino a questa sera… - Taci! – m’interruppe. – Punta sullo zero e punta sul rosso mille gulden. Su, ecco il denaro.” (Op. cit., p. 117).
Non poteva mancare l’aspetto più deleterio del gioco d’azzardo: la rivincita dopo una sonora batosta ottenuta con una considerevole perdita. “... Voglio morire se non mi prenderò la rivincita! Su, marsc! senza tante domande.
Là si continua a giocare fino alla mezzanotte, vero? – “(Op. cit., p. 129).
Apparso anche su Facebook e su La Sicilia del 23 novembre.
Zino Pecoraro