gennaio 2026
ZINO PENSIERO _ LA LETTURA IN PARALLELO: L'ADORABILE STENDHAL ED IL DISSACRATORE ALAN BENNET
Giovanni Pascoli nella sua attività di poeta e di studioso si occupava almeno di tre campi specifici; tre erano le scrivanie del suo diuturno lavoro: la letteratura italiana, la Divina Commedia, la lingua e la letteratura latina.
Lo studio della lingua latina gli consentì di vincere il primo premio con sue composizioni ben tredici volte all’annuale concorso di Amsterdam.
A questo naturale tour de force si deve aggiungere anche la sua passione di poeta, che, tra tutte le svariate esperienze, gli consentì di conseguire importanti e significativi risultati. In fondo, quella di Giovanni Pascoli era una forma di lettura e di studio parallelo.
La lettura e lo studio parallelo sono forse passati di moda, perché nella analisi letteraria e critica si tende verso una ricerca superspecialistica che presuppone una analoga competenza di base tra studiosi specialisti: il team prevale sul singolo.
Ma il lettore comune e abituale, non specialista e non impegnato in ricerche di carattere critico, può gradire e praticare una casuale lettura parallela, senza fini specifici, che, alla fine, offre spunti di riflessione e, nello stesso, di perplessità.
Alla base di questa narrazione si trova la mera casualità, come di solito avviene con i libri che paradossalmente sembra che si propongano da soli per la lettura.
Un libro già in inoltrata lettura e un altro libro comparso dal nulla perché abbandonato casualmente su un comodino di una casa di provvisoria villeggiatura: Stendhal, Armance; Alan Bennet, La cerimonia del massaggio.
La curiosità del ritrovamento casuale determinò il provvisorio accantonamento del testo francese e la lettura continuata del secondo libro.
Forse un passo del libro di Alan Bennet fa capire il senso di tutto lo scritto: “Una scrittrice molto acclamata, notando le sigarette, sussurrò: -Si può fumare-. Il suo accompagnatore scosse il capo: - Non credo-. -Non c’è il cartello.
È quello là? – Cercando gli occhiali, scrutò una targa attaccata a una colonna. – Credo che sia una stazione della Via Crucis – rispose l’altro. – Ah sì? Comunque, all’entrata ho visto un posacenere -. -Quella era l’acquasantiera -.” (A. Bennet, La cerimonia del massaggio, p. 14).
Ora, a parte la evidente blasfemia perché non è possibile non riconoscere in una chiesa una acquasantiera, meraviglia il fatto che questo stesso passo, giudicato eccellente, sia ripreso e riproposto anche nel risvolto di copertina come un trofeo.
Il libro narra in una forma tra giallo e telefilm la cerimonia di un funerale di un equivoco personaggio di professione massaggiatore, ma capace di fare esondare i suoi compiti anche nella sfera sessuale o, meglio, omosessuale.
I presenti sono stati vicini e forse anche troppo vicini al defunto e con la loro presenza rendono omaggio a un amico, confidente, complice.
Tutto ruota attorno alla scoperta di una molteplice attività del defunto emersa in una sorta di diario che rivela tutti i retroscena della sua attività, peraltro conosciuta dai presenti.
In margine a questa straordinaria presenza del tema esaminato compare e viene chiarita l’omosessualità del prete celebrante.
Nella quarta di copertina l’autore è così definito: “l’unico grande scrittore di oggi capace di far sobbalzare di risa dalla prima all’ultima riga”.
Tutto ciò non è avvenuto!
Chi conosce Stendhal e Armance apprezza la singolare, ineffabile bellezza della scrittura che narra, ma privilegiando non il fatto stesso raccontato; al contrario, la dolcezza adorabile della forma e delle intuizioni sentimentali e umane che scaturiscono dalla vicenda.
Il plot ruota attorno alla difficile e irrealizzata relazione tra Ottavio e la cugina Armance, una relazione bruciata in partenza da una serie di pregiudizi e di ostacoli.
A proposito della lettura parallela in generale e in questo caso specifico, è forse utile operare la distinzione tra un lettore di oggi, fortemente condizionato dal visivo e dalla struttura narrativa di “serie” e un lettore che, pur non misconoscendo le performances dei social e dei media, sa distinguere la piacevolezza del leggere e apprezzare l’ampiezza e il respiro profondo dell’inventio.
In fondo, la letteratura è questo: non uno strumento neutro di comunicazione di una storia, ma il graduale scendere nella sensibilità e nel gusto scrittorio dell’autore.
Considerarlo in fondo un gustoso assaporare di un delizioso e artigianale prodotto che riesce gradevole per il suo stesso modo di essere.
In fondo, se vogliamo, non è certo sottile la linea di demarcazione tra uno scrittore ottocentesco, perennemente gradito, e uno scrittore del nostro tempo che si adegua per scelta o per costrizione al comune sentire diffuso in certi particolari settori della vita sociale e dei lettori.
Apparso anche su facebook e su La Sicilia del 24 novembre.
Zino Pecoraro