MARINA SILVA
Nasce a Rio Branco l’8 febbraio 1958 in un a colocaçao, Breo Velho nel Seringal, nome che ci ricorda i Ceringeiros, nello stato di Acre (si pronuncia acri). Dieci fratelli e sorelle ma ben 8 sopravvissuti. Va per la prima volta anella capitale, Rio Branco, perché la portano in ospedale a curare una malaria che invece era un’epatite. La sanità di Acre somiglia a quella italiana.
I dittatori militari avevano costruito un progetto di alfabetizzazione, lei impara a leggere e scrivere. Fa la donna di servizio ma studia ferocemente, nel 1981 si iscrive all’Università e si laurea in storia.
Va ad insegnare nelle scuole medie e capisce che il sindacato può svolgere un grande ruolo. Collabora con Chico Mendes e fonda con lui l Central Unica dos Trabalhadores nel 1985. Entra nel partido dos Trabalhadores (il PT) e inizia la carriera politica. Si candida la prima volta e non riesce ma nel 1988 entra nel consiglio comunale con il record di preferenze. Si batte contro i privilegi dei consiglieri comunali e si fa nemici all’interno ed amici all’esterno del consiglio.
Nel 1990 entra nell’assemblea legislativa dello stato e nel 1994 diventa senatore della Repubblica Brasiliana. Diventa la principale sostenitrice dei diritti degli abitanti dell’Amazzonia e inizia a difenderne il territorio. Nel 2003, eletto Lula da Silva, viene nominata Ministro dell’Ambiente. La prima ministra nera, si scontra con gli interessi di chi vuole tagliare alberi, costruire strade distruggendo la foresta, perciò anche all’interno del governo. Chi pensa che nei governi di Lula ci fosse omogeneità di vedute, si sbaglia. Nel primo governo Lula, protesse 24 milioni di ettari, l’anno dopo solo 300.000.
Contro di lei Dilma Roussef, brevemente presidente e defenestrata per corruzione, Blairo Maggi governatore di Mato Grosso e Ivo Cassol di Rondonia.
Provò a fondare un partito, fu candidata alla presidenza federale dal Partito Verde ed ottenne un imprevisto 19,3%. Fu il punto massimo della sua carriera politica. I suoi consensi calarono progressivamente fino all’1%. I politologi brasiliani la considerano un perfetto esempio di buone intenzioni non accompagnate da solidità e capacità di cercare alleanze utili.
È purtroppo diventata un personaggio simbolico da esibire alla COP di Belem, ma che non riesce più ad ottenere risultati pratici.