POESIA, LETTERATURA, PENSIERI
novembre 2025
ZINO PENSIERO. UNA TEMPESTA DI TITOLI: SEMPLICI, ALLUSIVI, CRIPTICI, SURREALI.
I titoli delle poesie, dei testi letterari sono casuali, incoerenti rispetto al testo oppure trovano nel contenuto proposto una giustificazione?

Perché il romanzo di Manzoni ha come titolo “I promessi sposi”?
In effetti, Renzo e Lucia rimangono “sposi promessi” per quasi tutto lo svolgimento della storia e solo alla fine riescono a sposarsi.

Gli ostacoli, che incontrano, coinvolgono una parte consistente della calamitosa e ingiusta società del Seicento e questo aspetto costituisce un assillo costante dello scrittore milanese.
Di fatto, Manzoni attraverso gli “sposi promessi” narra il debordante, devastante, prevaricatorio spirito di un intero secolo.

Con “Sei personaggi in cerca di autore” Pirandello, di fatto, vuole sorprendere lo spettatore e il lettore, perché è difficile vedere dei personaggi che calchino le tavole vere di un palcoscenico, ma il titolo vuole alludere alla posizione creativa dell’autore che immagina le storie e ipotizza, come del resto avviene in alcune novelle, che i personaggi lo vengano a trovare per proporre le loro fantomatiche e parossistiche vicende.

Pirandello dà “udienza” ai personaggi, ma si comporta da despota solitario delle storie che ascolta; quando lo ritiene opportuno, si accinge a raccontarle, addirittura, per sbarazzarsi presto di un fastidioso e insistente personaggio, Icilio Saporini, lo conduce alla subitanea morte.

“La ginestra” di Giacomo Leopardi non comprende una analisi puntuale delle caratteristiche della pianta dal punto di vista scientifico: è il simbolo del rapporto problematico che la pianta ha con il Vesuvio, che poi simboleggia, nella ispirazione poetica leopardiana, la periclitante corrispondenza tra l’uomo con quella che “madre è di parto e di voler matrigna”.

In fondo, si mantiene strettamente legato alla tradizione e alla tipologia codificata delle opere, Dante, che intitola il suo capolavoro “Commedia” in linea con il significato di opera che “comincia male e si conclude bene”.

L’aggettivo “divina” fu aggiunto, come si sa, da Boccaccio.

Sciascia nell’arte di inventare titoli è spesso seguace dell’amato Pirandello, specialmente quando applica la figura retorica dell’antifrasi.

Lo scrittore dà il titolo di “Una storia semplice” ad una vicenda raccontata tutt’altro che semplice, impegnativa al massimo nella denuncia e nella realistica analisi.
E così succede anche a tante altri testi dello scrittore racalmutese.

“Dissipatio H. G. di Guido Morselli, uno scrittore ingiustamente penalizzato dall’industria editoriale, è un titolo che, una volta proposto in lingua latina, crea aspettativa ed interesse nella prima impressione del lettore che si trova tra le mani il testo; suscita ancora interesse la duplice abbreviazione.

Il romanzo, come si sa, racconta della fine dell’umanità per la definitiva e irreversibile devastazione della terra.

Ma cosa sono le “affinità elettive” secondo Goethe? “Il 24 giugno 1809, Goethe scriveva a Riemer che gli era venuta in mente l’idea prima di questo romanzo – anche il titolo – leggendo l’opera del chimico svedese Bergmann “De attractionibus electivis” . (W. Goethe, Le affinità elettive, Bur, p. 15).

Goethe mutuava dal chimico svedese il titolo che, letteralmente, era stato tradotto in lingua tedesca.

Ma è interessante conoscere anche le motivazioni che spinsero l’autore del Faust a prendere spunto da precisi e materiali dati fisici per giustificare l’asse narrativo portante del suo libro.

“Le affinità elettive” hanno come argomento l’attrazione spirituale e fisica tra esseri umani di sesso diverso.

Quattro personaggi che vivono intensamente questa esperienza: Edoardo, Carlotta, Ottilia e il Capitano. Nel rapporto coniugale che lega Edoardo a Carlotta incombe l’azione deflagrante di Ottilia per Edoardo e del Capitano per Carlotta.

Ma come si spiegano queste “affinità elettive” che appaiono incontrollabili?

La spiegazione è proposta dal Capitano con meri dati chimici che illustrano procedure previste in natura. Proprio il Capitano, che, tra i quattro personaggi, ha innato un notevole senso pratico ed organizzativo, oltre che una importante conoscenza di tante discipline scientifiche.

“Quelle nature che appena s’incontrano si avvincono, determinandosi reciprocamente, noi le chiamiamo affini.
Questa affinità ci colpisce particolarmente negli alcali e negli acidi, i quali, per quanto opposti e forse appunto per questo, si cercano e si legano con maggior energia, modificandosi e formando insieme un corpo nuovo.

Basti ricordare la calce che manifesta una viva inclinazione per tutti gli acidi e una decisa tendenza ad unirsi con essi.” (W. Goethe, op. cit., p. 85).



Già apparso su facebook e su La Sicilia del 28 settembre2025.
Zino Pecoraro

 
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