POESIA, LETTERATURA, PENSIERI
ottobre 2025
ZINOPENSIERO - L'IO POETANTE, IL TU POETANTE, I NOI POETANTI: IN MERITO AD UNA CARENZA O A UN ECCESSO DI POESIA
Le poesie a memoria non sono più di moda nelle scuole italiane.
Pochi sono gli insegnanti che continuano ad intestardirsi nel pretendere dai loro allievi lo sforzo di apprendere a memoria un testo poetico.

La sensibilità del nostro tempo non accetta volentieri la fissazione “par coeur” di un contenuto artistico in versi, in quanto è diffusa e praticata unanimemente la sindrome dell’oblio, dell’usa e getta, del consumismo applicato anche ai contenuti culturali, morali, comportamentali: tutto è volatile, passeggero, provvisorio.

Quello che va bene oggi non è detto che vada bene domani.
L’errore che compiono gli studenti di oggi - ma tutto avviene in linea con le mentalità del nostro tempo – è che niente è fissato stabilmente in tutti campi, anche quelli che dovrebbero essere per loro natura stabili e che per questo delineano le caratteristiche di una personalità.

Nel mondo di estrema provvisorietà dei giovani di oggi, non c’è posto per le poesie a memoria perché proprio esse fissano un approdo edonistico, un contatto ipotetico con sentimenti, eccellenze di pensiero, sfide ed azzardi gnoseologici, che poi restano immutati nel tempo, anche a distanze temporali considerevoli.

In fondo, certe belle poesie rappresentavano uno spaccato lieve e gradevole del pensiero di un essere umano che si era preso la briga di ordinare il suo pensiero, la sua interiorità in un registro linguistico codificato che occorreva conoscere preventivamente e sapere padroneggiare nelle varie formulazioni.

Si potrebbe dire: ci sono le canzoni; ma, nelle canzoni le parole contano poco, valgono di più gli stridenti e altisonanti ritmi musicali.

Mentre leggero e soddisfacente era il compito dello studente che apprendeva “par coeur” la poesia, più impegnativa e stressante era la responsabilità del poeta che si faceva carico di “seminare il negro seme” sul foglio bianco.

“Secondo me, l’arte vuole un tal lungo travaglio e maceramento dello spirito, un tale incessante calvario di tentativi che per lo più falliscono, prima di giungere al capolavoro, che si potrebbe piuttosto classificarla tra le attività anti-naturali dell’uomo.” (Cesare Pavese, Lettera ad Augusto Monti, 18 maggio 1928).

Di fronte all’attuale e copiosa produzione di testi poetici, che non si limitano solo a nascere, ma anche producono tutta una serie di eventi di presentazione, quale posto occupa la perplessità espressa da Cesare Pavese nella lettera al suo professore di Italiano e Latino al Liceo?

Dall’altro lato, non tutti provano la remora psicologica espressa da Pavese nel testo nominato perché i poeti sono diventati numerosi e continuano a nascere nuovi esponenti che aspirano all’alloro e lo raggiungono. Insomma, la poesia è diventata forse la forma più comune di comunicazione, anche a scapito della meno complicata forma prosastica?

Nell’apprendimento a memoria di poesie che avveniva, in tempi andati, nelle scuole elementari e nelle medie di primo grado l’operazione di memorizzazione era facilitata dalla caratteristica stessa del testo poetico, che comprendeva un suo ritmo, una sua musicalità, una rispondenza tra un verso e un altro, un proseguimento grammaticale o sintattico da un verso a quello successivo; introduceva anche l’allargamento lessicale, la sottile e acuta capacità inventiva dell’autore.

Questi elementi, uniti anche a numerose figure retoriche che si fissavano facilmente nella memoria, consentivano una fruizione più semplice e, poi, una recitazione sicura e piacevole.

A distanza di anni le poesie apprese “par coeur” rimanevano e rimangono fisse nella memoria, ritornano facilmente nella coscienza quando compaiono casualmente analogie temporali, concettuali, comportamentali, sentimentali.

Ora, è difficile che un giovane possa citare qualche verso; è più facile che il suo archivio memoriale comprenda frammenti di concerti, canzonacce da caserma o slogan pubblicitari o da stadio.
Ma quale è la disponibilità del repertorio poetico del nostro tempo?

“La versificazione (discorsi espressi in versi) consiste in una forma di organizzazione di discorso che prescinde da ciò che questo comunica, mentre la poesia è una qualità del discorso nella sua totalità di “forma” e ‘contenuto’, di contenuti comunicati (’denotazione’) e di contenuti significati (‘connotazione’)”. (Pietro G. Beltrami, La metrica italiana, p. 17)



Apparso anche su facebook e su La Sicilia del 3 agosto 2025..
Zino Pecoraro

 
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