settembre 2025
ZINOPENSIERO - OVIDIO E IL CORPO DELLE DONNE: TRA IMPIASTRI E PRESUNTA MEDICINA ESTETICA
Il terzo libro dell’Ars amatoria di Ovidio propone consigli utili per le donne che vogliono sedurre e conquistare gli uomini.
I primi due libri sono rivolti agli uomini e con un ridondante corredo di riferimenti mitologici si soffermano sui sotterfugi, sui segreti e sulle tecniche per conquistare le donne.
Il terzo libro, dedicato alle donne appare documentato, oltre che sulla generica carica seduttiva, anche sul piano dell’uso strategico delle acconciature, della cosmesi, dei camuffamenti vari.
Ovidio si era dimostrato attento alle abitudini femminili già col breve testo “Medicamina faciei feminae”, circa cento versi che si occupano in prevalenza di cosmesi, o almeno di quella tipologia di cosmesi conosciuta e praticata al tempo del poeta.
Non era facile per Ovidio e non è facile ancora oggi esaminare in breve tutte le tipologie della estetica femminile perché, come osserva il poeta e come appare chiaro dalla esperienza ampia dei nostri tempi, i campi di riferimento di un perfetto fascino comprendono il volto, le mani, le acconciature, gli abiti, i gioielli, le modalità di rivolgere la parola, l’incedere, il fatto di mostrare negli atteggiamenti del volto il consenso e il dissenso.
Ovidio, che era stato piuttosto parco nell’esame delle prerogative maschili, adesso allarga l’orizzonte di riferimento e si dimostra moderno per la visione complessiva del ruolo della donna nella società e del suo adeguamento estetico.
Il poeta, come tiene a dire tante volte nel suo libro, si rivolge alle donne libere, non alle matrone, cioè le donne sposate, e già questa è una scelta eccentrica (e forse anche ipocrita!) per lo scrittore che pur era a conoscenza diretta della vita della corte imperiale che non brillava certamente per castigatezza o per controllo: lui stesso ne fece le spese (carmen an error).
“Sarà la cura a farvi bello il viso:/ negletto, presto vi disfiorerà, / fosse simile a quello di Citera.” (Ovidio, Ars amatoria, III, vv. 156-158).
Gli abiti e i gioielli non devono essere appariscenti: possono creare anche un distacco eccessivo e un isolamento: “Non gravate le vostre orecchie / con le costose pietre che raccoglie / l’Indo abbronzato sotto l’acque verdi; / non mostratevi oppresse sotto vesti / tessute d’oro. L’opulenza a volte / non ci conduce a voi, ma ci spaventa.” (Ovidio, op. cit., III. vv. 194- 199).
I capelli e le mani sono i segni della eleganza, gli elementi fisici che più colpiscono l’occhio.
E qui Ovidio nello spazio di circa venti versi si sofferma ad analizzare quale tipo di acconciatura dei capelli può adattarsi meglio al volto e, nella sua interezza, al corpo.
Varie tipologie sono esaminate dal poeta con la competenza di un moderno ed esperto acconciatore.
Ma anche i capelli, come altre parti del corpo, sono soggetti ad una inevitabile e progressiva decadenza. Allora può essere utile fare ricorso a prodotti che salvano la capigliatura: “Con erbe di Germania fa sparire / la donna ogni canizie: la sua chioma / più bella è tinta che se fosse vera.” (Ovidio, op. cit., III vv. 246-248).
Le vesti devono per forza adattarsi al colore della pelle: “scura veste s’addice a chi la pelle / ha color della neve”; “s’addice il bianco a chi la pelle ha bruna” (Ovidio, op. cit., III, vv. 286-290).
Certe parti del corpo devono essere particolarmente oggetto di cura: “E quasi v’ammonisco che d’olezzo / acre di capro non putisca mai / la vostra ascella, e che d’ispidi peli / pungente non sia mai la vostra gamba”; “Posso dirvi d’aver cura dei denti, / di non ridurli, per pigrizia, neri? / di sciacquarvi la bocca ogni mattina?” (Ovidio, op. cit., III, vv. 294-303).
Sulla cosmetica Ovidio dimostra di essere abbastanza informato.
La pelle può artificialmente diventare più bianca con la cera “e se dal sangue / non vi viene il color rosso del viso / supplisce l’arte”.
Le sopracciglia devono essere marcate con arte e anche un piccolo neo può rendere più linda la guancia. Il carboncino e lo zafferano potevano dare un tocco colorato agli occhi e lo zafferano, tra l’altro, può anche profumare.
Ovidio fa riferimento al libretto “Medicamina faciei feminae” al quale rinvia le sue lettrici, arrogandosi il merito di essersi sempre occupato della bellezza delle donne: quella naturale e quella artificiale.
Il poeta raccomanda, poi, che le donne continuino a mantenere segreto tutto l’armamentario delle boccettine, dei contenitori, di tutte le pozioni che usano.
Raccomanda di non consentire che qualcuno assista alla fase di preparazione delle loro acconciature perché lo spettacolo potrebbe essere immondo o raccapricciante.
“E non vi approvo / quando applicate in pubblico misture / di midollo di cerva, o vi sfregate / davanti a tutti i denti. Queste cure / fan belle, ma son brutte a vedersi”. (Ovidio, op. cit., III, vv. 330-334).
Apparso in internet e su La Sicilia del 22 giugno.
Zino Pecoraro