Capitolo 2 - 16.4.45
Vienna
Il batacchio del portone, un vecchio va lentamente ad aprire mentre il batacchio insiste, un cigolio, passi di scarponi consumati sul marmo dell’ingresso, una folata di aria fredda, voci.
“Chi è Lothar?”
“Sono i russi”.
Hanno il colbacco con la stella rossa, gli zigomi alti e gli occhi asiatici, le gote rosse, i fucili, i cappotti lunghi, scarponi, ed entrano parlando ad alta voce per fare impressione, guardano nel tinello a destra, la scala coi ritratti, la sala colle nature morte, il tavolo col ripiano in marmo e le gambe dorate, i lampadari, il salone con i divani ricoperti di seta e altre gambe dorate, i tappeti, rallentano il passo, due raccolgono i fucili che avevano appoggiato alla tappezzeria, quello che sembrava in comando dice “museum”, si gira e dice qualcosa in una lingua che neppure è slava, gli uomini arretrano verso la porta, lui si toglie il colbacco in un gesto di saluto ed escono tutti.
Due minuti che sembravano essere gli ultimi, i due vecchi vedevano già cavalli salire le scale e loro due buttati in strada ma è passato come un turbine secco che lascia una cicatrice nella memoria ma tutto è come prima, non una sedia rovesciata non un vetro rotto.
Per qualche minuto Lothar e Leopoldine non aprono bocca, controllano che il portone sia ben chiuso, guardano dalla finestra e vedono i soldati che si avviano verso l’inizio della Wattmanngasse e la chiesa di Maria Geburt.
“I russi hanno proprio vinto, sono entrati in città, la Wehrmacht e i nazi non avevano neppure munizioni, hanno preso bambini di 13 anni e vecchi di 70 hanno dato un fucile e un pacchetto di proiettili, non hanno preso me perché malato, così è una strage di vecchi e bambini, dopo tutte le altre che hanno fatto”.
Leopoldine a suo modo: “ho tanto pregato perché la guerra finisse, anche il parroco lo diceva, pregate per la pace diceva, non possiamo fare altro, fate un offerta alla mensa per i poveri”.
“Devi scusarmi Leopoldine se ho smesso di fare quelle offerte, vedi anche tu che non troviamo cibo per noi, guarda come siamo dimagriti, sembra la fine della Prima Guerra, quando Alfred si era ammalato perché non si trovava niente, una guerra persa per fame, questa i nazi l’hanno persa per vergogna”.
“Hai ragione. Ho mandato la Mitzi a cercare delle uova ma è tornata senza niente, la contadina che ha le uova vuole un brillante per 12 uova, era l’unica ad averle ha detto che le tiene per noi per un’ora perché c’è un’altra famiglia che le vuole ma ci ha sempre servito, lei ci ama, le solite bugie di chi fa la borsa nera, avevamo smontato quella collana di perle coi brillantini e gliene ho dato uno ed è tornata a cercare quella donna, le ho dato gli ultimi giornali per avvolgere le uova, non possiamo permetterci che si rompano”.
“Cara hai fatto benissimo non abbiamo scelta, io non riesco a camminare abbastanza per cercare uova altrove ed è pericoloso ci sono ragazzini con il coltello o con un fucile rubato ai morti, sono troppo lento, teniamo gli altri brillanti per i prossimi giorni. Mitzi può dire che ne possiamo procurare un altro se ci trova ancora qualcosa dopodomani, meglio non dire che sono più d’uno altrimenti ci troviamo i rapinatori in casa, dobbiamo cambiare il nascondiglio ormai un buon ladro sa che nei trumeau ci sono cassetti segreti, forse in cantina dietro alle sedie rotte, vado a vedere”. Lothar scende in cantina ben attaccato al corrimano scale umide una candela emana una debole luce nel locale dietro alle vecchie sedie rotte maledetti tarli ci sono delle piastrelle della cucina rifatta nel ’28, sembra un buon posto per il poco rimasto.
Torna in salotto e le dice di aver trovato un posto adatto. “Ci è rimasto poco da nascondere, spero che quando ci sarà un’amministrazione della città, ci ridia la mia pensione e facciano arrivare del cibo altrimenti la popolazione di Vienna diventa quella di un villaggio, ho parlato con un collega che è ancora al ministero, non riceve lo stipendio da mesi, ha cercato di chiedere aiuti al fratello che sta in Svizzera ma tutti i confini sono chiusi, neanche Alfred potrà aiutarci chissà fino a quando”.
La Mitzi rientra li vede pallidi e si avvicina, “cos’è successo come state”? Le raccontano, lei piange per lo spavento immaginato e Leopoldine si affretta a toglierle le uova di mano, la accompagna in cucina la fa sedere e la calma, sa che lei Lothar e Mitzi sono un gruppo di sopravvivenza dove tutti sono necessari per gli altri, non contano più cognomi e storie, in una steppa o in una città di un milione di persone il piccolo gruppo ha più probabilità di cavarsela, tre persone che si mettono a triangolo, con le spalle che si toccano, per vedere dappertutto, possono difendersi. Leopoldine chiede cosa ha detto la donna delle uova se troverà altro cibo, ‘ma certo porterà qualcosa ci farà sapere’.
Rientra in sala e si fa spiegare da Lothar dove è il posto sicuro per i gioielli, il denaro è virtuale, sta scritto nel rendiconto ma le banche non hanno soldi perciò non te li possono dare, vorrebbero cambiarli acquistando qualcosa di duraturo per aggirare la terribile inflazione ma non si riesce, ricorda il racconto di Thomas Mann “Padrone e Cane”, lui esce col cane perché ha ricevuto dei soldi dall’editore e bisogna subito acquistare qualcosa, l’inflazione distrugge subito il valore. Il bambino ha visto in casa una lettera del 1923 dalla Repubblica di Weimar, con un francobollo da Eine Million Mark, e fu anche peggio. Chiede di fare per tutti una frittata con tre uova e un poco del formaggio che c’è ancora in cantina, il pane nero che dura mesi è un altro ricordo. Dopo cena e 5 minuti di silenzio in poltrona, Lothar pensa ai nipoti che sono lontani per fortuna, a Gornate con Evelina. Per distrarlo Leopoldine gli parla di quando erano giovani.
“È strano Lothar, ci aspettiamo che la vita sia difficile all’inizio e che dopo migliori in modo naturale, siamo più saggi, abbiamo esperienza, i figli crescono, invece per noi è stato il contrario, tutto bene fino al 1916 quando sembrava che avremmo vinto la guerra ma prima l’assassinio di Onkel Karl, poi è mancato il cibo per tutti”.
“Quando è iniziata la guerra del ’14 ero preoccupato, bastava leggere i dati sulla produzione dell’acciaio per capire che era poco probabile che vincessimo, e l’alleanza cogli Ottomani non avrebbe garantito un flusso sufficiente di cibo. Quando è mancato tutti hanno potuto capire, era il segno che i due imperi erano strangolati, avrebbero perso per fame e non per sconfitte sul campo. L’Austria improvvisamente minuscola, la povertà improvvisa dopo una ricchezza che sembrava senza fine, ti ricordi Alfie Stürgkh che suonava il piano al caffè per vivere, la famiglia era completamente rovinata. I nazionalismi avevano vinto, le borghesie locali volevano guadagnare più soldi e non vedere un migliaio di parenti degli Asburgo con titoli altisonanti che andavano ad inaugurare i monumenti alla loro grandezza”.
“Ma i figli di Onkel Karl sono riusciti a riprendersi”.
“Ma sono vivi per miracolo, ricordati quando Jürgl era a Parigi, scappato da Vienna prima dell’Anschluss, con una moglie ebrea sarebbero stati i primi ad essere ammazzati, entrato nel maquis, era stato arrestato dalla Gestapo, la sorella Melanie Stürgkh è andata a Parigi, dritta nell’ufficio del comandante a garantire con la sua parola che, se liberato, non si sarebbe più occupato di politica, e lui ha detto ‘mi fido della sua parola frau Gräfin, suo fratello sarà libero questa sera”.
Torna il silenzio, pensieri di chi deve sopravvivere, sono in una grande città ma è come essere in un’isola deserta, senza cibo e bestie feroci fuori dal muro di cinta.
“Poi abbiamo avuto un buon periodo, la nascita di due nipoti, per il terzo c’era già la guerra e non lo abbiamo mai visto, ma noi siamo insieme caro Lothar”.
“Va bene Leopoldine, bel tentativo di distrarmi”.
Le uova con formaggio, cibo di lusso in questi momenti vengono mangiate in un silenzio quasi religioso, piatti che sono portati in cucina, un bicchiere d’acqua.
“Andiamo a dormire Lothar, domani vedremo cosa fare”.
Lei si appoggia al suo braccio e salgono le scale con un candeliere, la corrente non c’è più da tempo. Dormiranno con la fame, alla quale sono ormai abituati. Entrambi moriranno entro l’anno, testimoni di cambiamenti politici, sociali, istituzionali enormi in trent’anni. Un momento terribile è stato l’Anschluss, il 12 marzo 1938, poco tempo dopo la proclamazione, si svolge un referendum, l’approvazione è al 95%, perfino il partito socialdemocratico austriaco fa votare a favore, il bambino è cresciuto con gli schemi sinistra/destra e fatica a capire. Poco dopo a Lothar arriva una lettera dal Ministero che lui aveva diretto: Herr Lothar von Polzer la sua pensione è annullata. Per via della sua carica due anni prima aveva controfirmato per presa d’atto la sentenza di morte contro due terroristi nazisti che avevano ucciso 5 persone con una bomba. È un dirigente che, in missione, ha diritto alla prima classe nei treni ma va in terza perché dice che si arriva nello stesso posto e nello stesso tempo. Ha figli estremisti, una che vuole fortemente farsi suora e l’altro comunista, si direbbe il miglior risultato possibile di un’educazione equilibrata, ai figli si forma una struttura psichica da piccoli, genitori, esempi, ambiente, crescono con una struttura aperta. Lo svantaggio: entrambi i figli presto lontano da casa, Rovigo e Bregenz.