agosto 2025
ZINO PENSIERO: VIVERE DENTRO I CONFINI DELLA IMPOSTURA E UNO SPECCHIO
Il mondo delle lettere è soggetto a sentimenti contrastanti: elogi sperticati, ma falsi, critiche stroncatorie, ma ingiustificate.
Il fatto è che i sentimenti o i risentimenti veri non si confessano facilmente; si tende a camuffarli o ad usarli impropriamente.
Nel caso di un lusinghiero giudizio o di una ostile stroncatura, un ruolo fondamentale svolge l’impostura.
L’impostura, infatti, può essere utilizzata in tutti e due i casi: a favore o contro.
“Nessuna professione è sì sterile come quella delle lettere.
Pure tanto è al mondo il valore dell’impostura, che con l’aiuto di essa anche le lettere diventano fruttifere.
L’impostura è anima, per dir così, della vita sociale, ed arte senza cui veramente nessun’arte e nessuna facoltà, considerandola in quanto agli effetti suoi negli animi umani, è perfetta.” (G. Leopardi, Pensieri, p. 31).
Una sorprendente impostura è quella attorno alla quale ruota “Il consiglio d’Egitto” di Leonardo Sciascia.
L’Abate Vella, protagonista del romanzo, è capace di creare dal nulla, in una lingua sconosciuta alla maggior parte, un testo con lo scopo di giustificare storicamente, ma a posteriori, vantaggi e benefici.
Anche la “Donazione di Costantino”, alla fine, può essere considerata una forma di inganno realizzato attraverso un uso distorto della lingua che riesce a creare un documento falso, che abbia la parvenza della verità ed induca tutti all’accettazione.
I due esempi citati non si limitarono ad incidere profondamente sul tessuto letterario, ma si spinsero anche ad imporre precisi ed interessati vantaggi sul piano sociale, politico, economico e anche religioso.
In fondo, forse l’impostura ha un suo fascino perverso in quanto sempre, in qualche modo, denota una corriva genialità, una sottile e aggressiva intelligenza interpretativa, un calcolato e malevolo azzardo; nasce da una intuizione, è realizzata con farlocche abilità, coglie il rischio e le relative conseguenze.
Con l’impostura si verifica il paradosso che il migliore è il perdente e il peggiore è il vincente: “Sempre che tu esaminerai la fortuna di due persone che siano l’una di valor vero in qualunque cosa, l’altra di valor falso, tu troverai che questa è più fortunata, e quella senza fortuna.” (G. Leopardi, op. cit., p. 32).
Nel nostro tempo le forme dell’impostura si sono moltiplicate perché le forme di comunicazione sono diventate pressanti, generalizzate e anche incontrollate.
Ai nostri giorni, il meccanismo prevalente dell’impostura è quello che impone una scelta attraverso il martellamento comunicativo quotidiano.
Una scelta che va dal campo politico al commercio, dalla moda al comportamento sociale.
Siamo circondati e condizionati dalle imposture che sono diventate ingombranti ed ineliminabili in una società centrifuga, indolente, abulica, edonistica.
I giovani fanno le spese di questo oceano delle imposture che si aggiungono alla generale superficialità, alla diffusa attitudine conformistica, al minimalismo etico, artistico, filosofico, sociale al montaliano “trionfo della spazzatura”.
“L’impostura vale e fa effetto anche senza il vero; ma il vero senza lei non può nulla.
Né ciò nasce, credo io, da mala inclinazione della nostra specie, ma perché essendo il vero sempre troppo povero e difettivo, è necessaria all’uomo in ciascuna cosa, per dilettarlo o per muoverlo, parte d’illusione e di prestigio, e promettere assai più e meglio che non si può dare.” (Ibidem).
Alla fine, tutto il riferimento all’impostura si può ridurre semplicemente ad un rapporto semplice, ma di grande tensione ideale: perché una impostura si possa realizzare si devono per forza incontrare due specifiche entità: chi organizza l’impostura e chi, con consapevolezza o senza essa, la subisce acriticamente.
I rapporti tra gli esseri umani non sempre sono guidati dalla generosità, dal senso di responsabilità, dalla disponibilità verso gli altri: tutto questo costituisce la base fondante della impostura.
A questo punto, entra il riferimento allo specchio: “Quanto sia grande l’amore che la natura ha dato verso i nostri simili, si può comprendere da quello che fa qualunque animale, e il fanciullo inesperto, se si abbatte a vedere la propria immagine in qualche specchio; che, credendola una creatura simile a sé, viene in furore e in ismanie, e cerca ogni via di nuocere a quella creatura e di ammazzarla.
Gli uccellini domestici, mansueti come sono per natura e per costume, si spingono contro allo specchio stizzosamente, stridendo con le ali inarcate e col becco aperto, e lo percuotono; e la scimmia, quando può, lo gitta in terra, e lo stritola co’ piedi.” (G. Leopardi, cit., p.45).
E se questo è il comune trattamento ostile riservato a sé stessi, immaginiamo quale potrà essere quello rivolto agli altri!
Già apparso anche su facebook e su La Sicilia del 8 giugno.
Zino Pecoraro