giugno 2025
ZINO PENSIERO. LA METAFORA COI BAFFI: ORIGINALITA' E RICERCATEZZA ESPRESSIVA
“Alessandro Manzoni può essere definito l’antesignano del Romanticismo in Italia”.
In questa frase il termine “antesignano” è una metafora: “similitudine sottintesa, ossia un rapporto analogico, per cui un vocabolo è usato per esprimere un concetto diverso da quello che normalmente esprime. (Treccani).
Nell’esercito romano gli antesignani erano i soldati che stavano “ante signa”, davanti alle insegne, cioè in prima fila.
La frase precedente indica che il Manzoni è in prima linea nella diffusione in Italia del Romanticismo.
Sia “antesignano” che la locuzione “in prima linea” appartengono, nella realtà, al linguaggio militare, che mantiene l’abitudine di economizzare al massimo l’espressività con icastiche formulazioni: per questo motivo può godere di una utilizzazione più frequente.
Baudelaire nei “Diari intimi” si sofferma su questo aspetto dell’uso della metafora e sostiene che esso rientra nella prerogativa dei francesi.
“Dell’amore, della predilezione dei francesi per le metafore militari. Da noi, ogni metafora ha i baffi.” (C. Baudelaire, Diari intimi, p. 87).
Il poeta propone delle spiegazioni per questa modalità di scrittura dei francesi e crede di individuarle in una condizione generale, in una sorta di concezione della vita e del mondo, in una universale tipologia umana e culturale: “queste abitudini di metafore militari denotano spiriti non militanti, ma fatti per la disciplina, cioè per la conformità: menti nate serve, menti belghe, che possono pensare solo in società.” (Ibidem).
Non è certo un complimento per chi utilizza metafore di origine militare!
A proposito del riferimento alle “menti belghe”, l’intenzione non è certamente lusinghiera.
Il poeta, in questo libro, ritorna spesso su questo tema del Belgio e dei suoi abitanti e non si esprime con generosità nei confronti di questa popolazione: ne mette in risalto contraddizioni, manie, stereotipi sociali e perfino gastronomici.
Insomma, in questo libro “l’essere belga” non costituisce un elemento positivo.
Interessante e piena di sorprese è, nel libro, la esemplificazione delle “metafore militari”, che, in buona parte, costituiscono un repertorio consistente anche della nostra abituale quotidianità linguistica.
“Letteratura militante, restare sulla breccia, tener alta la bandiera, tener alta la bandiera e con fermezza, gettarsi nella mischia, uno dei veterani, la stampa militante, i poeti di combattimento, i letterati d’avanguardia.” (Ibidem).
Il poeta Baudelaire non poteva saperlo, perché ai suoi tempi il gioco del calcio non aveva raggiunto le forme parossistiche che conosciamo; ma proprio nella comunicazione scritta, ma soprattutto in quella orale, nel commento o nell’analisi del gioco del calcio le metafore militari, nei fatti consueti riguardanti il calcio, sono frequenti e costituiscono l’ossatura principale dei commenti alle vicende sportive, anzi il massimo dell’esaltazione dei telecronisti si verifica quando queste metafore militari sono largamente usate nei momenti cruciali delle partite giocate, come per raggiungere, sollecitare, accompagnare e soddisfare la passione degli spettatori-tifosi.
Infatti, certe telecronache possono essere facilmente assunte come descrizioni di battaglie militari con tutte le metafore abituali che transitano dal linguaggio militare a quello calcistico.
Baudelaire partiva dal presupposto che l’adozione del linguaggio militare non fosse una scelta buona.
E in effetti, l’eccessivo ricorso a terminologie militari può essere in qualche misura segno dei tempi che si vivono perché, come è noto, le sensibilità linguistiche trovano rispondenza nelle diffuse condizioni storiche e ne assumono lo spirito.
Il linguaggio militare a monte presuppone una completa gerarchizzazione della società, un’obbedienza assoluta, una forma malcelata di bullismo, una azione concreta volta a deprimere o a sconfiggere l’avversario, l’esaltazione del gesto eroico, la depressione della vigliaccheria, lo sprezzo del pericolo: i campi di calcio come i luoghi militari non sono fatti per la gentilezza e per il savoir faire.
Se esistesse nell’individuo una buona educazione al rispetto degli altri, una solidarietà vera, una disposizione all’accoglienza dell’altro, inevitabilmente la scelta linguistica sarebbe in piena sintonia con i sentimenti umani e forse le metafore di matrice militare, come del resto auspicava Baudelaire, in questo caso, diventerebbero desuete.
Apparso anche su facebook e su La Sicilia del 24 aprile 2025.
Zino Pecoraro