POESIA, LETTERATURA, PENSIERI
aprile 2025
ZINO PENSIERO -LES LIAISONS TRA SCRITTORI: "L'UOMO DELLE CHESTERFIELD" DA CONSOLO A SCIASCIA
Alcuni scrittori sono apertamente riconoscenti nei confronti dei loro maestri.
Una riconoscenza espressa in forma diretta con le parole o con gli scritti, che rappresenta, di fatto, il riconoscimento esplicito di tutta la passione, di tutto l’interesse che uno scrittore ha avuto nei confronti di chi, in fondo, gli ha indicato la strada da percorrere e che lui stesso ha percorso con soddisfazione.
In occasione della commemorazione dei cinquanta anni dalla morte di Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, che era stato incaricato di leggere un suo scritto di rievocazione dell’evento, ebbe a dire “Pirandello, mio padre”.

E in effetti, Sciascia si interessò all’inizio del suo magistero di scrittore del conterraneo del Caos.
Scrisse del rapporto tra Pirandello e la Sicilia, si occupò anche di pirandellismo e scrisse pagine interessanti sul rapporto tra Pirandello e il fascismo.
E sempre si mantenne sulla linea di interesse e di conoscenza dello scrittore agrigentino.

È utile e, nello stesso tempo, produttivo l’esercizio di approfondimento degli scritti di altri per condurre esperienze conoscitive e inventive interessanti, per individuare il proprio campo di interesse e scoprire nuovi orizzonti non esplorati: in fondo, fa bene ad uno scrittore essere stato e continuare ad essere un assiduo ed insaziabile lettore.

Pietro Citati, originale e importante scrittore e saggista, definì Gesualdo Bufalino “un cannibale divoratore di libri”.
Come è noto, Bufalino soffriva di insonnia e sicuramente occupava le notti insonni nella assidua e indefessa consultazione degli amati libri.
E non si può fare a meno di ritenere che le letture, assimilate in tante ore della giornata sia diurne che notturne, si siano trasformate ed abbiano costituito la sostanza delle opere scritte da Bufalino.

Spesso il frutto di tante letture è la citazione, che è un omaggio allo scrittore letto e, nello stesso tempo, la gratitudine di chi scrive per colui che gli ha indicato la strada.
Non per niente la citazione è frequente nei libri di Sciascia e in quelli di Bufalino.
Questa “corrispondenza d’amorosi sensi” era diffusa in maniera vasta già nel mondo antico che conosceva molto bene il valore del rapporto continuo col passato, con le esperienze di scrittura “de li antiqui”.

Questa è la radice della cultura umanistica, che, a differenza di quella moderna, tende alla conservazione delle esperienze del passato, non a negarle o ad emarginarle.
Nella Divina Commedia assume una testimonianza importante la rappresentazione plastica e stilisticamente intonata dell’incontro di Dante con i suoi maestri: Virgilio e Brunetto Latini.

Nella esperienza dello smarrimento nella “selva oscura” la comparsa del poeta latino consola Dante per la sua personale paura, ma poi, quando comprende l’identità del poeta, il poeta fiorentino espone con emozione e con gratitudine la sua riconoscenza nei confronti del poeta latino: “O delli altri poeti onore e lume, / vagliami ‘l lungo studio e ‘l grande amore / che m’ha fatto cercar lo tuo volume. //Tu se’ lo mio maestro e ‘l mio autore; / tu se’ solo colui da cu’ io tolsi / lo bello stilo che m’ha fatto onore.” (Inf. I, vv. 82-87).

Le opere di Virgilio sono state per Dante una palestra di formazione, una frequenza straordinaria e preziosa per seguire la strada delle lettere.
“Togliere lo stile” corrisponde ad una pratica faticosa, ma soddisfacente per raggiungere la gloria.
Anche per il maestro Brunetto Latini il poeta esprime la sua riconoscenza e lo descrive come preannunciatore per lui stesso di futura gloria: “Se tu segui tua stella, / non puoi fallire a glorioso porto, / se ben m’accorsi nella vita bella.” (Inf. XV, vv. 55-57).

Anche Vincenzo Consolo con la sua delicata e fine tonalità stilistica propone una breve, ma affettuosa immagine di Leonardo Sciascia che incede tra le strade della “piccola Atene”.

“Veniva giù da via Redentore un uomo piccolo e bruno, di trentatré anni, capelli lisci sopra l’alta fronte. Camminava pensoso, gli occhi neri e acuti che esploravano la strada, con guizzi d’attenzione, illuminazioni di brio, adombramenti, a seconda dello spettacolo della vita di quelle prime ore del mattino.” (V. Consolo, Le pietre di Pantalica, p. 101).

L’uomo si ferma davanti ad una libreria dove sono esposti tanti libri di vari autori: Pasolini, Marin, La Cava, Uccello.

E poi la sua attenzione è richiamata da “una rivista che si stampava a Roma, “Nuovi argomenti”, sulla cui copertina era impresso l’indice, con in basso il nome dell’uomo davanti alla vetrina, e un titolo, “Cronache scolastiche”: il suo diario di un anno di maestro elementare.” (Ibidem).



Già apparso su facebook e Su La Sicilia del 16 febbraio 2025.
Zino Pecoraro

 
stampa articolo
Politica dei Cookie       -       Design & Animation: Filippo Vezzali - HTML & DB programming: Alain Franzoni