gennaio 2025
ZINO PENSIERO: IL LIBRO-I LIBRI, IL LETTORE-I LETTORI, IL LETTORE ERRANTE
I libri trovano, prima o poi, i loro lettori, perché i libri senza lettori perderebbero una parte essenziale della loro funzione.
I libri collocati nei ripiani di una biblioteca proprio perché privi di lettori diventerebbero, per giusta conseguenza, degli inutili orpelli, rientrerebbero con i loro colori nello stile dei mobili e della tappezzeria.
La civiltà contenuta nei buoni libri ha illuminato la storia e ha conferito splendore alla vita degli uomini; ma, certe volte, libri perversi e diabolici hanno avuto nel mondo effetti disastrosi, addirittura hanno dato inizio a teorie terribili e inaudite come la distruzione di un popolo, il genocidio, la guerra preventiva, la soluzione finale.
Ogni lettore sceglie per sé i libri che si addicono alla sua personalità, ai suoi gusti, alle sue aspettative di contenuto e di forma.
Ma qual è la fisionomia più diffusa del lettore? Esiste il lettore di professione, la cui scrivania è inondata dalle più recenti, originali, irrinunciabili pubblicazioni.
Probabilmente si tratta di un esperto recensore di libri nuovi, che si cimenta con la mole notevole di carta stampata, profumata dal tipico inchiostro di tipografia; egli cerca di fare il suo dovere, di leggere, cioè, i testi che gli vengono proposti per poi procedere alla scrittura di una motivata e credibile recensione destinata ad un quotidiano o ad una rivista specialistica.
Si tratta spesso, per il recensore, di una dura lotta contro il tempo tiranno, che richiede sempre fogli da stampare e non tiene conto che il pensiero anticipa la scrittura, ma il pensiero, per sua natura, ama la lentezza, in fondo anche la scrittura predilige il procedere lento: quest’ultimo atteggiamento contrasta sempre con la velocità che contrassegna l’attività della stampa e la relativa diffusione del prodotto stampato.
La lettura per scopi scientifici e di conoscenza impegna molto il ricercatore, anche se certe volte può succedere che internet proponga aiuti inaspettati per quanto attiene alla sintesi o a particolari e settoriali ricerche.
Il lettore-ricercatore è portato ad approfondire tutti i dati conosciuti sull’opera complessiva di uno scrittore, che necessariamente deve essere inquadrata nel contesto generale di tutta la produzione.
Lo studio della Divina Commedia non può essere scisso dalla conoscenza delle opere cosiddette minori, che si affiancano per temi, riferimenti, approfondimenti al capolavoro del Sommo poeta.
La sistematicità, l’ordine razionale, la sottolineatura degli
elementi costituiscono la base caratteristica del lettore-ricercatore, che di solito vive la sua vita intellettuale nelle aule universitarie.
Esiste anche la nobile figura del “lettore potenziale”: colui che compra un libro per occhio di popolo, perché si trova alla presentazione dello stesso libro e poi abbandona il testo, appena varca la soglia del suo studio. Una figura anomala nel campo dell’esercizio della lettura è il “lettore errante”, una figura eccentrica: uno stimatore ingenuo e sincero della carta stampata.
I suoi amori, le sue simpatie sono indirizzati in settori diversi, verso argomenti, approfondimenti, visitazioni e rivisitazioni che cambiano nel tempo e nello spazio: mai, il conformismo letterario o poetico, la monotematicità, la ripetitività; al contrario, prevalgono il gusto della lettura come avventura, il cimento come accesso ad imprese intellettuali “eroiche”: è il “lettore errante”.
È molto probabile che il lettore errante possa anche essere un creativo, un insoddisfatto ricercatore, un acuto spettatore di tutte le produzioni scritte esistenti: forse, alla fine, un solerte fruitore della borgesiana Biblioteca universale.
La nausea di Jean-Paul Sartre ne offre una curiosa tipologia. “Le letture dell’Autodidatta mi sconcertano sempre.
D’un tratto mi tornano in mente i nomi degli autori delle opere ch’egli ha consultato ultimamente: Lambert, Langlois, Larbalétrier, Lastex, Lavergne.
È un lampo: ho compreso il metodo dell’autodidatta: egli si istruisce per ordine alfabetico.” (Jean-Paul Sartre, La nausea, p. 43).
Il metodo di studio dell’Autodidatta lascia perplesso Roquentin, il personaggio protagonista del testo, ma, poi, alla fine prevale una certa ammirazione per la unicità della sua scelta operativa, per gli orizzonti sconfinati che si profilano davanti alla sua verve di lettore.
“Un giorno, sette anni fa (m’ha detto che studia da sette anni), egli è entrato pomposamente in questa sala: ha percorso con la sguardo gli innumerevoli volumi che tappezzano le pareti, e avrà detto press’a poco come Rastignac: -Scienza umana a noi due! -.
Poi è andato a prendere il primo libro del primo scaffale all’estrema destra e l’ha aperto alla prima pagina, con un sentimento di rispetto e di terrore unito ad una decisione incrollabile.” (Ibidem).
Apparso anche su internet e su la Sicilia del 6 ottobre.
Zino Pecoraro