edizione numero
283
rivista on-line mensile
anno venticinquesimo - MAGGIO 2026
registrata presso il Tribunale di Milano
n.330 del 22/05/2007
novembre 2024
ZINOPENSIERO: GLI SPLENDIDI FRUTTI DELLA SENECTUTIS
Nel mondo antico le distrazioni erano costituite dagli spettacoli del circo o dalle rappresentazioni teatrali.
Chi, per vari motivi, intendeva rinunciare a questo tipo di passatempo e desiderava rimanere nella sua dimora, una volta che non esistevano il telecomando o il cellulare, doveva accontentarsi, specie nella senectute, di un buon orto e di una biblioteca, come raccomandava Cicerone.
La radice sostanziale della rivoluzione sociale e culturale che ha portato questa estrema forma di modernità consiste proprio in questo.
Ora, la tecnologia e la connessione sono ladre di tempo, del nostro tempo: creano sempre e in continuazione occasioni ed eventi che possano suscitare l’attenzione e distrarla da occupazioni più soddisfacenti.
L’orto e la biblioteca non sono desiderabili, richiedono troppo tempo e applicazione: è meglio subire il furto del tempo!
Ora, io non so se Antonio Palermo, studioso infaticabile e ricercatore sopraffino, abbia un orto da cui cogliere la lattughina, ma sono certo che nella sua inoltrata senectute si serve di una copiosa, articolata, esauriente biblioteca.
Ma il rapporto con i libri della sua biblioteca non è passivo: i libri che consulta sono semenzaio da cui nascono altri libri.
A testimonianza di questa solitaria, ma entusiasmante attività è la sua bibliografia, che realizza interessi differenti, ma circoscrive la specola della sua ricerca nella storia siciliana e locale.
E spesso la sua procedura appartiene alla metodologia degli umanisti del Quattrocento: riportare alla luce, fare risuscitare “li antiqui”.
Così succede per l’ultimo libro pubblicato: Antonio Palermo, Nicolò Valla, francescano dell’Ordine dei Minori di Girgenti. Il personaggio “è vissuto tra il Cinque e il Seicento (1475-1546)” (A. Palermo, op. cit., p.6).
La lettura del libro consente di comprendere che si tratta di un personaggio eminente, che si è distinto per pubblicazioni interessanti ed anche originali.
Il lavoro certosino di Antonio Palermo ha riguardato la lettura (non certo facile!) dei testi che sono in un latino non sempre agevole e stilisticamente sostenuto.
L’esame dei testi è approfondito e presuppone a monte una applicazione diuturna ed una chiave interpretativa frutto di metodologie e letture formative vaste ed imponenti.
Nello stesso tempo il lettore ha modo di fare la conoscenza della vita di questo conterraneo, poco conosciuto nella terra di origine, come succede spesso a tante personalità agrigentine.
Attenta e documentata è l’analisi delle opere del francescano agrigentino ed il lettore ne prova giovamento e piacere.
Non contento della mera delineazione della fisionomia umana e letteraria di Nicolò Valla, l’autore nell’Appendice offre al lettore delle vere e proprie pillole, che poi sono mini-saggi sulle caratteristiche letterarie, storiche, artistiche del periodo proposto nelle opere del Valla e anche oltre.
Hanno l’onore della citazione: Cielo d’Alcamo, Jacopone da Todi, San Bernardo e San Francesco, Santa Chiara, il canto di Mopso e di Menalca ed altri.
E così l’inoltrata senectus di Antonio Palermo ha riportato in vita l’opera sepolta e misconosciuta di un conterraneo immeritatamente sprofondato nell’oblio.
Apparso su facebook e su la Sicilia del 10 settembre.
Zino Pecoraro