marzo 2024
ZINO PENSIERO. UN MITO DEL NOSTRO TEMPO: LA CURA DEL CORPO TRA AGGIUSTAMENTI, CAMUFFAMENTI E STEREOTIPI
La nostra civiltà, basata in prevalenza sui consumi e sulle immagini stereotipate, disegna nell’immaginario collettivo una prorompente ossessione per la bellezza, la gradevolezza, il bel vedere, l’armocromia.
La moda impone dei clichés nel disegno e nell’accostamento dei colori; in fondo si tratta semplicemente di una studiata strategia di vendita e di continue mutazioni nella creazione degli oggetti, dei prodotti, degli abbigliamenti per incrementare il guardaroba (per chi ha le risorse indispensabili per farlo!).
Viviamo tutti nel recinto dorato della pubblicità che guida le nostre scelte e determina quelle opzioni che si traducono poi in abiti, acconciature dei capelli, scarpe, abitudini sportive, stereotipi gastronomici, viaggi.
Insomma, un circuito inossidabile e potente che condiziona la vita di tutti, specie di quelle fasce semplici e permeabili alle suggestioni della moda e dei comportamenti, che sono rappresentate, in larga misura, dai giovani e dagli adolescenti attardati, ma che si può estendere a tante categorie sociali.
Una volta l’abito stesso era sinonimo di una scelta di schieramento politico; il famoso Kimono era inevitabilmente associato alla esperienza storica sessantottesca, come ora la racchetta del padel significa esercizio sportivo intenso, socializzante, con epilogo gastronomico e con qualche visita dall’ortopedico!
Anche nel mondo romano esistevano simili stereotipi senza tutto l’apparato dell’interesse commerciale e con una diffusione molto ridotta, perché comportamenti simili a quelli contemporanei erano consentiti solo ai rampolli delle classi dominanti, ai ricchi.
“Ho sentito dire che uno di questi raffinati – ammesso che si possa chiamare raffinatezza il disimparare la vita e le consuetudini umane – tirato fuori dal bagno e messo su una sedia, chiese: - Ora sono seduto? - Credi che costui, che non sa neanche se è seduto, sappia se vive, se vede, se è in pace? Non saprei dire se mi fa più compassione perché lo ignora veramente o perché fa finta di ignorarlo.” (Seneca, De brevitate vitae, p. 111).
Nelle città e nei paesi ormai imperano i centri di estetica.
Prima era consuetudine, specie per le donne provvedere in casa alla cura dei propri capelli.
Per gli uomini il taglio dei capelli obbediva soltanto ad una esigenza igienica e la fisionomia del taglio era affidata alla ispirazione del barbiere che si regolava in base alle modeste richieste del cliente o alla sua consueta prassi estetica, la sua professionalità. Ora, i centri di estetica sono frequentati dalle donne (in prevalenza!) ma anche dagli uomini, che si sottopongono anche loro alla cura di un esperto.
“Chiami ozioso colui che passa lunghe ore dal barbiere, mentre gli strappano i peli cresciuti la notte precedente e di ogni suo capello si discute, o gli si rimette in ordine la chioma sconvolta o, quando questa è rada, gliela si tira per un verso o per un altro sulla fronte? E come si adirano se il barbiere è stato po’ negligente, credendo di radere un uomo? E come si scaldano se un solo capello della loro criniera è stato tagliato malamente o è fuori di posto, e se tutti non ricadono nei loro riccioli! Chi di costoro non preferirebbe veder sconvolto lo Stato piuttosto che la sua chioma?” (Seneca, op. cit., p. 110).
Anche la musica, a vario titolo, occupa tanto tempo tra le abitudini sociali e comunicative: concerti, feste padronali, programmi televisivi.
Certi motivi, studiati a bella posta e diffusi largamente attraverso i mezzi di comunicazione, sono ripetuti ossessivamente in ogni ambiente, specie durante l’estate. Inoltre, i programmi televisivi, che sollecitano il protagonismo canoro, creano fantomatiche aspettative di successi e di soddisfazioni economiche.
Così, è frequente la tendenza a tentare la sorte o come compositori e come cantanti.
È un mondo paludato, chiuso, teso alla continua spettacolarizzazione.
Seneca contesta questa moda: “Che dire poi di quelli che si danno da fare a comporre, ad ascoltare, ad imparare melodie, torturando con inflessioni e modulazioni languide la voce, cui la natura ha dato la giusta intonazione, eccellente e semplicissima? E le loro dita schioccano di continuo, mentre ritmano fra sé e sé le battute di una qualche musica?”. (Ibidem).
Apparso su facebook e su la Sicilia del 07 10 2023.
Zino Pecoraro