agosto 2023
ZINOPENSIERO: Un esercito di buoni e di innamorati per sconfiggere gli inutili e dispendiosi conflitti.
Il nostro tempo gronda di sangue, comprende distruzioni, continue lacerazioni che dividono e contrappongono gli esseri umani.
Segnali di guerra, di conflitti insanabili, di prevaricazioni basate sul dispendio illimitato di risorse economiche investite nelle armi, che nella civiltà contemporanea hanno assorbito la parte migliore, quella più efficiente della tecnologia e della ricerca scientifica: la precisione nel raggiungere i bersagli, la capacità distruttiva di largo spettro, l’utilizzazione di mezzi autonomi e finalizzati.
Insomma, il progresso in tutti i campi ha fatto crescere di spessore tutti i settori della ricerca: la medicina, l’attività chirurgica, le analisi cliniche e quelle con i mezzi radiologici, le costruzioni civili ed abitative, l’apertura di strade, autostrade, gallerie, i trasporti su terra e quelli aerei.
Ma era inevitabile che, come insegna l’esperienza secolare, ogni scoperta scientifica possieda in se stessa una doppia natura: quella diretta al bene, ma anche quella rivolta al male.
Sta all’uomo decidere se sfruttare la novità per fini di bene o, al contrario, utilizzare i nuovi congegni per arrecare morte e distruzione.
La vicenda ricostruita da Sciascia ne “La scomparsa di Majorana” può essere definita esemplare in rapporto agli esiti che la comune sapienza scientifica ha prodotto nel nostro tempo.
Sciascia sostiene che Majorana, da genio indiscusso della scienza, abbia avuto la consapevolezza che l’energia atomica avrebbe finito per creare un potenziale enorme di distruzione per le città costruite e, in maniera dirompente, per gli stessi esseri umani.
A Hiroshima e a Nagasaki il 6 agosto del 1945 alle ore 8,15 di alcuni esseri umani, a causa della potenza distruttiva della bomba, rimasero solo i profili stampati sui muri.
Majorana con il suo eroico e generoso gesto non poté fermare il piano inclinato della distruzione atomica: ma così avviene sempre.
Il gesto isolato non impedisce che la convenienza di usare armi micidiali induca gli stati verso la peggiore e deflagrante opzione: specie quegli stati che si ritengono più dotati di arsenali militari.
La TV con le cronache delle tante guerre che insanguinano da anni ormai tutto il mondo amplificano l’orizzonte conoscitivo. I lager non furono scoperti durante la guerra guerreggiata, ma solo dopo.
Ora le cose stanno diversamente! Sembra inevitabile che le notizie riguardanti le guerre, ma solo di alcune guerre – per la verità - , non di tutte, debbano per forza avere un’ampia ed articolata informazione.
Lo spettatore della TV del nostro tempo conosce direttamente gli effetti dei bombardamenti: i condomini distrutti, le strade divelte, le scuole e gli ospedali sventrati.
Un’umanità all’incontrario: giovani vite perdute nelle terre di combattimenti, privazione delle più elementari forme di sostentamento, difficoltà a sopportare e ad attenuare il rigore dell’inverno.
Ma gli effetti distruttivi e perversi della guerra producono, nella comunicazione giornalistica e interpersonale, anche un nuovo tipo di linguaggio, fatto di prevaricazioni, di inganni, di slealtà, di offese, di minacce come se ci si trovasse in uno scenario militare: l’interlocutore si trasforma in un nemico; la parte politica avversa deve essere “bombardata” da illazioni, bugie, larvate minacce; i tifosi dell’altra squadra di calcio possono essere “colpiti”; un passante tranquillo può diventare all’improvviso un bersaglio di furto o di violenza.
Si diffonde nelle situazioni interne ed esterne di conflitto un linguaggio che trova le sue radici di ispirazione nella pericolosa dottrina e nella deviante psicologia della guerra: metafore militari, discorsi violenti ed offensivi, aggressioni verbali.
La logica perversa e la parola guerrafondaia stanno accanto a noi, guidano l’elaborazione del nostro pensiero, risvegliano gli incontrollabili istinti, inducono a far prevalere la forza sulla ragione.
Solo un esercito di buoni e di innamorati potrebbe (forse!) neutralizzare questo piano inclinato che imperversa. “Oh! se una intera città, un esercito intero fossero composti esclusivamente d’uomini innamorati, amanti e amati! State pur sicuri, sarebbe il mezzo migliore per governar bene uno stato; quei cittadini per un senso di emulazione starebbero lontani da ogni gesto vergognoso.” (Platone, Il convito, p. 93).
Apparso su La Sicilia del 14 maggio.
Zino Pecoraro