giugno 2023
ZINO PENSIERO: “liberar la terra dall’eccesso / di mortali”. La procedura del “deus ex machina” nelle tragedie greche è sempre risolutiva.
Si ha l’impressione che quando l’azione si sia arenata del tutto e non possa più avanzare, la comparsa del “deus ex machina” abbia lo scopo di condurre ad una conclusione soddisfacente le trame che apparivano ingarbugliate e intricate.
Anche nella tragedia “Oreste” di Euripide si registra questo strabiliante intervento del “deus”, che è latore di un ordine superiore di pensieri e che gode della piena autorevolezza: personaggi che, prima dell’intervento del “deus” erano sul punto di uccidersi vicendevolmente, ora si riappacificano, solo perché l’ordine perentorio e inconfutabile proviene “ex machina”.
Apollo, “deus ex machina” della tragedia “Oreste” di Euripide, basandosi sulla sua autorevolezza stravolge del tutto l’interpretazione comune sulla guerra di Troia e sulle prospettive che essa ha avuto nella storia della Grecia e di Troia stessa.
Nell’ “esodo” Apollo attribuisce agli eventi un minimo di razionalità, come avviene spesso, del resto, nelle tragedie euripidee.
Oreste ed Elettra hanno intenzione di uccidere la bella Elena, che con la sua splendida femminilità aveva causato l’irriducibile ostilità tra i Greci e i Troiani.
Oreste ritiene di avere portato a termine il suo gesto e di avere ucciso la zia Elena, ma scopre subito che, per l’azione di Apollo, la stessa Elena è diventata una costellazione e continua a splendere con la sua bellezza tra gli eterei spazi.
Apollo si rivolge a Oreste: “Elena, a cui cercato hai di dar morte / inutilmente, spinto dalla collera / per Menelao (è qui, come vedete, / negli eterei spazi), sana e salva.” (Euripide, Oreste, p. 280).
Apollo consiglia, poi, a Menalao di scegliersi un’altra consorte e dà la spiegazione di questo invito: “I numi / han voluto che la bellezza di Elena / spingesse i Greci contro i Frigi e fosse / di lutti innumerevoli cagione.”. (Ibidem).
In fondo, la vicenda di Elena rientrava in un progetto dei numi: la bellezza di una donna come causa di una ecatombe di esseri umani.
Ma l’Apollo euripideo dà anche la spiegazione razionale, come è costume di Euripide, di questa singolare e imprevedibile situazione: una guerra decennale con migliaia di morti a causa del fascino e della capacità seduttiva di una donna.
La spiegazione proposta da Apollo affonda le sue radici nel magma pericoloso e perturbante delle origini delle guerre che in tanti secoli si sono succedute nei vari scenari geografici, e continuano a verificarsi, con punte di estrema radicalità nelle epoche moderne: la perversa e disumana “etica” della guerra come strumento di ampia decimazione dell’umanità, diventata eccessivamente numerosa.
L’intuizione delle radici profonde della guerra, proposta da Apollo, sembra ricadere idealmente nella temperie filosofica della modernità.
Apollo sostiene espressamente che anche le guerre possono rientrare nella progettualità degli dèi nei confronti degli esseri umani, specialmente, quando gli abitanti della terra o di una regione geografica sono diventati eccessivi.
Allora, secondo quello che Apollo riferisce sui numi la guerra ha uno scopo definito e anche paradossale. Il presunto rapimento di Elena e le relative conseguenze sono state volute dagli dèi: “per liberar la terra dall’eccesso di mortali”. (Euripide, cit., p. 281).
Insomma, è anticipata di sana pianta la carica distruttiva, pervertita, immorale della guerra novecentesca, specie quella che si svolgeva con i nuovi mezzi proposti dalla tecnologia o, peggio ancora, dalla scienza applicata alla distruzione di massa.
L’invito a coltivare la guerra tra gli uomini nella tragedia di Euripide è proposto dal “deus ex machina” e, quindi, comprende sicure giustificazioni.
Diverso è il retroterra etico delle guerre novecentesche e di quelle che ancora oggi continuano a imperversare: non ci sono dèi che impongono con autorevolezza l’agire militare.
Si ampia l’orizzonte operativo e si pianifica la morte di esseri umani.
Uno dei punti proposti nel Manifesto del Futurismo ha qualche analogia stretta con quanto sostiene Apollo sul progetto dei numi di ridurre il numero degli abitanti sulla terra: “Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.” (Manifesto del Futurismo di Filippo Tommaso Marinetti, 1909, n.9).
Apparso anche su facebook e Su La Sicilia del 16 aprile.
Zino Pecoraro