POESIA, LETTERATURA, PENSIERI
aprile 2022
ZINO PENSIERO. L'ARTE DI CONFEZIONARE PACCHI PER REGALO: TRA REALTA' E LETTERATURA
Un regalo risulta più gradito se è avvolto in una confezione elegante, appariscente, colorata.

La confezione prima di tutto, perché la ritualità di liberare il contenuto dalla carta, che lo avvolge, produce una gioia forse superiore alla vista del contenuto stesso: l’attesa leopardianamente è più lieta della scoperta di quello che la carta racchiude.

A Natale e, in genere nelle feste, il confezionamento dei regali è un rito atteso: non ci si può presentare ad una festa natalizia, con tanti regali, denudati del loro involucro cartaceo! In una recente occasione di viaggio nelle terre che tanto piacevano a Vittorio Alfieri, cioè nel freddo, brumoso, buio Nord del mondo, ho avuto modo di notare come questa ritualità del confezionamento, in una grande città, fosse praticata in maniera consumistica.

Un centro commerciale, come tanti ne esistono nelle grandi città, con un numero enorme di negozi di vario tipo, ma con una particolare scelta di oggetti da regalo, piccoli pensieri, come si dice.

Ai lati, tanti negozi; al centro, un’ampia piazzola per il passeggio e per l’osservazione di quanto interessa. Proprio al centro di questa piazzola di passeggio, sono istallati due box per il confezionamento dei regali.

Quattro giovani e graziose ragazze ai lati di due banconi, fogli di carta di dimensioni e di colore diversi, quattro file di clienti in attesa di arrivare al sospirato bancone, per consegnare i regali, appena comprati.

Finalmente, il regalo è nelle esperte mani delle ragazze. Sfilano dallo spesso strato di carta la prima striscia, senza alcuna attenzione o predilezione nella scelta del colore o della fantasia.
Il foglio di carta copre il regalo nei lati dello scatolo, si rimboccano le due parti laterali del foglio.

Un nastro colorato avvolge come un sigillo tutto lo scatolo; alla fine un festone collocato al centro: il confezionamento è finito.

Il regalo è pronto per essere consegnato con gioia al destinatario, che non dovrà compiere sforzi immani per scartare, in quanto basta solo tagliare il filo colorato e aprire uno dei lati coperti dalla carta.

D’altro canto, la fila dei potenziali clienti va crescendo e non si può andare tanto per il sottile per conferire al pacco una ricercatezza esteriore, una sua pregevolezza.

La quantità a scapito della qualità: questa è la legge del mercato e non si può accantonarla solo per rendere più bello un semplice pacco, contenente un regalo.

Un contesto di confezionamento di pacchi di regalo è presentato in un famoso testo di Luigi Pirandello “L’uomo dal fiore in bocca”. In questo caso il narratore-protagonista è afflitto da una insanabile angoscia. L’epitelioma, che si trova sulla sua bocca, rappresenta un doloroso segno.

Eppure, il protagonista si attacca alle più minuziose, forse anche banali, forme di comportamento umano oppure alle gioie, ai sapori, agli odori che la natura elargisce a tutti gli uomini indistintamente.

Vuole confidare ad uno sconosciuto tutto il peso della sua alterazione esistenziale, il dolore insanabile del suo animo.
Anche il confezionamento di un pacco di regalo, osservato di nascosto attraverso la vetrina di un negozio, può distogliere per un momento il suo ossessivo pensare alla sua pena in una sorta di provvisorio “deragliamento” dai binari dell’afflizione.

E in questo caso il confezionamento del pacco comprende due caratteri differenti rispetto a quello osservato nel centro commerciale: la ricerca e il raggiungimento di uno standard estetico; la meticolosa, lieta descrizione che ne fa Pirandello. “…quell’arte speciale che mettono i giovani di negozio nell’involtolare la roba venduta …Che mani! Un bel foglio grande di carta doppia, rossa, levigata … ch’è per se stessa un piacere vederla … La stendono sul banco e poi con garbo disinvolto vi collocano su, in mezzo, la stoffa lieve, ben piegata.

Levano prima da sotto, col dorso della mano, un lembo; poi, da sopra, vi abbassano l’altro e ci fanno anche, con svelta grazia, una rimboccaturina, come un di più per amore dell’arte; poi ripiegano da un lato e dall’altro a triangolo e cacciano sotto le due punte; allungano una mano allo scatolo dello spago; tirano per farne scorrere quanto basta a legare l’involto, e legano così rapidamente, che lei non ha neanche il tempo d’ammirar la loro bravura, che già si vede presentare il pacco col cappio pronto a introdurvi il dito.” (L. Pirandello, Maschere nude, vol. I, p. 504).


Apparso anche su facebook e su La Sicilia del 13 febbraio 2022
Zino Pecoraro.

 
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