POESIA, LETTERATURA, PENSIERI
settembre 2021
ZINO PENSIERO: LA SAGGEZZA ETERNA... O LA SPECULAZIONE DI SCOLARETTI PER SCOLARETTI
Ma quale valore assumono ai nostri tempi l’arte e la letteratura?
L’attuale stretta della socialità è compensata dalla straripante diffusione dei media che ci tengono aggiornati su ogni cosa oppure, se si vuole, ci condizionano con i subdoli punti di vista, nel presunto rispetto della libertà di opinione.

L’arte nelle sue forme plurime continua ad essere accolta e fruita, anche con tutte le attuali limitazioni negli spostamenti. Certo è impegnativo raggiungere musei, cineteche, librerie, ma i media superano le barriere geografiche, urbanistiche: on line possiamo visitare il Louvre, leggere sul Kindle i libri pubblicati di recente e, tanto più facilmente, quelli più antichi, comprare dei libri e farseli recapitare a casa.

Anche in queste attuali condizioni estreme di distanziamento, di assenza materiale, di rifugio forzato negli appartamenti, è ancora possibile chiedersi quali siano i compiti dell’arte, quali i suoi limiti, i campi di riferimento e di codificazione. La modernità continua ad avere il sopravvento sulla tradizione?

Vale di più un testo teatrale o un libro che ci descrivono pedissequamente la realtà che noi conosciamo oppure ci coinvolgono nelle strettoie della condizione esistenziale del nostro tempo con tutte le enfasi e le amplificazioni?

La linearità e le espressività linguistiche costituiscono ancora una virtù, come del resto la grammatica o la sintassi, per non parlare poi della metrica, della stilistica e di tutto il bagaglio tradizionale? Insomma, si deve sempre sperimentare, aprire nuove strade, alludere a nuovi orizzonti, ipotizzare il non visibile?

Forse, mantenendo la legittima aspirazione degli artisti ad una naturale predisposizione alla ricerca che sempre nel tempo è stata il volano del cambiamento e del rinnovamento del gusto e della sensibilità, non sarebbe auspicabile rivolgere maggiore attenzione al passato, alle esperienze riconosciute come valide, ai risultati storicamente legittimati da un consenso mai interrotto?

“Non si maravigli alcuno se nel parlare che io farò de’ Principati al tutto nuovi, e di Principe e di Stato, io addurrò grandissimi esempi; perché, camminando gli uomini quasi sempre per le vie battute da altri, e procedendo nelle azioni loro con le imitazioni, né si potendo le vie d’altri al tutto tenere, né alla virtù di quelli che tu imiti, aggiugnere, debbe un uomo prudente entrare sempre per vie battute da uomini grandi, e quelli che sono stati eccellentissimi, imitare, accioché se la sua virtù non v’arriva, almeno ne renda qualche odore.” (N. Machiavelli, Il Principe, cap. VI).

Il concetto di imitazione, che era alla base dell’arte e della letteratura rinascimentale viene espresso con una efficace metafora: “ne renda qualche odore”.
Alla base del consenso dato ad un’opera che al canone della imitazione si adegua ci deve essere per forza la capacità di comprendere l’essenza stessa della imitazione.

La citazione di alcuni versi di Dante in un contesto comunicativo può avere successo e godere del consenso solo se il pubblico conosce il mondo di Dante, le sue idee, la sua concezione dell’arte, altrimenti tutto rimane aleatorio: un inutile sfoggio, che non gode di alcun seguito intellettuale.

Il riconoscimento di un ruolo fondamentale da attribuire alla tradizione, senza peraltro condividerne la piena imitazione, coinvolge lo scrittore forse più sperimentale del Novecento, James Joyce che specie in “Ulisse”, apre, per altro verso, straordinari orizzonti innovativi nel campo del romanzo con una serie di originali strutture formali e contenutistiche, che unanimemente sono riconosciute come le basi portanti di tutta la nuova prosa novecentesca ed oltre.

Eppure, in “Ulisse” frequenti sono le citazioni di poeti e di scrittori del passato, di testi tratti da opere liriche che, beninteso, sono oggetto talvolta di un intento parodico, ma nella maggior parte dei casi acquistano una funzione espressiva condivisa dallo stesso scrittore oppure sono oggetto di accademiche discussioni.

E proprio nel corso di una di queste discussioni accademiche è proposta una efficace sintesi dei compiti alti che spettano alla letteratura e all’arte:
“L’arte deve rivelarci idee, essenze spirituali senza forma. La domanda suprema circa un’opera d’arte è da quali profondità vitali essa scaturisca. La pittura di Gustave Moreau è una pittura di idee. La poesia più profonda di Shelley, le parole di Amleto mettono il nostro spirito in contatto con la saggezza eterna, il mondo delle idee di Platone. Tutto il resto è speculazione di scolaretti per scolaretti.” (J. Joyce, Ulisse, p. 172).


(Apparso anche su Facebook e sulla Sicilia del 3 gennaio 2021)
Zino Pecoraro

 
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