POESIA, LETTERATURA, PENSIERI
maggio 2021
ZINO PENSIERO. TRA PESTILENZA E COVID 19. I PROMESSI SPOSI E GALILEO GALILEI.
Le pandemie sono state frequenti nella storia dell’umanità: hanno imperversato impunemente, distruggendo intere città e uccidendo tanti innocenti esseri umani.
L’uomo quasi mai nel passato è stato in grado di trovare degli antidoti efficaci a contrastare gli effetti delle pandemie.

Proprio per questa incapacità ha preferito cercare delle risposte plausibili in un universo parallelo alla realtà; il più delle volte ha preferito rifugiarsi nelle facili invenzioni, nelle superstizioni: insomma ha fantasticato di un sovramondo a cui attribuire l’origine di tutto.

Certe volte il rimedio proposto si è rivelato alla fine peggiore del male stesso. Succede proprio così nella narrazione manzoniana della peste ne “I Promessi Sposi”.

La processione con le reliquie di San Carlo fu organizzata con ampio dispiegamento di autorità civili e religiose, oltre che con la partecipazione sproposita del popolo. Doveva essere una risposta terapeutica al male diffuso: la fine della pestilenza.
La processione, invece, produsse un mega assembramento che determinò l’aumento indiscriminato dei casi di contagio.

Manzoni cita una sua fonte e poi commenta lui stesso: “Vide pertanto”, dice uno scrittore contemporaneo (Agostino Lampugnano, La pestilenza seguita in Milano l’anno 1630), “l’istesso giorno della processione, la pietà cozzar con l’empietà, la perfidia con la sincerità, la perdita con l’acquisto.
” Ed era invece – commenta il Manzoni – il povero senno umano che cozzava coi fantasmi creati da sé.” (A. Manzoni, I Promessi Sposi, p. 596).

Peregrine ed insufficienti erano, secondo il Manzoni, le spiegazioni delle cause che avevano determinato la pestilenza: ancora l’ingegno umano non aveva imparato a camminare da solo, senza l’appoggio di qualche giustificazione filosofica o teologica. La scienza non si era emancipata da tutte le strettoie di un pensiero che tendeva ad ingabbiare tutte le sue costruzioni, ma soprattutto non aveva avuto spazio vitale il metodo stesso della scienza: la sperimentazione, lo studio diretto dei fenomeni, la capacità umana di percorrere sentieri non battuti prima da nessuno.

“D’ugual valore, se non in tutto d’ugual natura, erano i sogni dei dotti; come disastrosi del pari n’erano gli effetti. Vedevano, la più parte di loro, l’annunzio e la ragione insieme de’ guai in una cometa apparsa l’anno 1628, e in una congiunzione di Saturno con Giove, - inclinando -, scrive il Tardino, - la congiontione sodetta sopra questo anno 1630, tanto chiara, che ciascun la poteua intendere. Mortales parat morbos, miranda videntur.”(A. Manzoni, p. 602).

Ancora la scienza moderna non aveva espresso nemmeno i suoi vagiti. Sarebbero stati inimmaginabili i danni per l’umanità, che sta vivendo nel presente questa tragedia planetaria del Covid 19, se la conoscenza e l’indagine scientifica dell’uomo fossero rimasti fermi a questi pregiudizi.

Di fronte alla diffusione continua ed apparentemente inarrestabile della pandemia a molti è venuto il dubbio che la ricerca scientifica si fosse fermata, che anche la tanta esaltata potenza della scienza fosse stata sconfitta.

Ma alla fine la scienza “buona”, quella cioè che si affanna a trovare i rimedi per la salute ed il benessere dell’umanità è riuscita a trionfare.
“Scopo della scienza non è tanto quello di aprire una porta all’infinito sapere, quanto quello di porre una barriera all’infinita ignoranza,” (B. Brecht, Vita di Galileo, p. 80).

Lo sforzo che gli scienziati hanno messo in atto per studiare il virus del Covid 19 ha prodotto un vaccino che in atto costituisce l’unica barriera possibile contro la diffusione planetaria del male.

Il confronto tra le strategie messe in atto contro la peste nel Seicento con i risultati raggiunti ai nostri giorni dalla ricerca scientifica e che sono maturati nell’arco di un tempo relativamente breve dimostra come la ricerca scientifica – come insegna, d’altro canto, con la sua vita e con le sue opere Galileo Galilei – è un punto fermo nella continua, incessante avanzata dell’umanità sulla strada della conoscenza e della sperimentazione, anche se qualche ostaggio, come Galilei, è rimasto prigioniero della prepotenza e del fanatismo.

Queste significative, attuali parole mette in bocca al suo Galileo, Bertolt Brecht: “Io credo che la scienza non possa proporsi altro scopo che quello di alleviare la fatica dell’esistenza umana. “ (B. Brecht, p. 115).

Due differenti periodi storici, due differenti mentalità: alla base di tutto un continuo progredire del pensiero umano libero da strettoie e da condizionamenti, come quelli patiti da Galileo Galilei.



Apparso anche in Internet e su La Sicilia del 11 aprile 2021
Zino Pecoraro

 
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