edizione numero
283
rivista on-line mensile
anno venticinquesimo - MAGGIO 2026
registrata presso il Tribunale di Milano
n.330 del 22/05/2007
aprile 2021
ZINOPENSIERO - AVANGUARDIE POETICHE NOVECENTESCHE: INNOVAZIONI, ECCENTRICITA', LE PAROLE EVOCATIVE
Le Avanguardie novecentesche hanno modificato sostanzialmente l’approccio con il testo poetico: ne hanno ridisegnato il ruolo, le forme, le strutture portanti.
Già in Francia, nella seconda metà dell’Ottocento, prima dello sviluppo delle Avanguardie, le tradizionali procedure poetiche sono state messe in discussione: altri compiti spettavano al poeta, che si infervorava a scoprire nuove vie, nuove possibilità espressive.
Due testi poetici testimoniano in forma autonoma il nuovo modo di fare poesia: gli accostamenti di distanti possibilità espressive, la strategica manipolazione dei suoni, la ricerca sorprendente dei valori semantici, i ritmi incessanti per arricchire la procedura versificatoria, la carica oppressiva o amplificatrice dei suoni che ricreano un’atmosfera.
Da “Parole” di Jacques Prévert (1900-1977): “Prima colazione.
Lui ha messo/ Il caffè nella tazza/ Lui ha messo/ Il latte nel caffè/ Lui ha messo/ Lo zucchero nel caffelatte/ Ha girato/ Il cucchiaino/ Ha bevuto il caffelatte/ Ha posato la tazza/ Senza parlarmi/ S’è acceso/ Una sigaretta/ Ha fatto/ Dei cerchi di fumo/ Ha messo la cenere/ Nel portacenere/ Senza parlarmi/ Senza guardarmi/ S’è alzato/ S’è messo/ Sulla testa il cappello/ S’è messo/ L’impermeabile/ Perché pioveva/ E se n’è andato/ Sotto la pioggia/ Senza parlare/ Senza guardarmi/ E io mi son presa/ La testa fra le mani/ E ho pianto. (Trad. M. Cucchi e G. Raboni)”. (Antologia della poesia francese, p.705).
Una situazione comune, un incontro in un bar tra due probabili amanti, che sono alla fine della loro relazione. Attesa di uno dei due. Arrivo.
Tutta la descrizione è focalizzata sugli atti compiuti dall’avventore per gustare un caffelatte.
Tutti gli atti compiuti sono del tutto estranei rispetto a chi osserva.
Poi, una sigaretta. Subito spenta su un posacenere.
S’è rivestito con cappello ed impermeabile per proteggersi dalla pioggia battente.
Agli atti compiuti si aggiunge una piena ed arrogante indifferenza nei confronti di che aveva atteso. Il punto di vista dei risentimenti provati dallo stesso.
E’ ripetuto per tre volte il sintagma “senza parlarmi” con la variazione indefinita al terzo caso.
E’ ripetuto due volte il sintagma “senza guardarmi”: né la voce né lo sguardo. La conclusione comprende la disperata sofferenza di chi rimane: la testa tra le mani e il pianto.
Un testo poetico che mantiene una cinematografica narrazione con focalizzazione sull’avventore e poi giù verso chi rimane, con lo scopo di inquadrare il gesto finale: come se una telecamera inquadrasse la scena.
Raymond Queneau: “Piove”
“Acquazzone acquazzone acquazzone acquazzone acquazzone/ pioggia o pioggia o pioggia o! o pioggia o pioggia o pioggia!/ gocce d’acqua gocce d’acqua gocce d’acqua gocce d’acqua / parapioggia o parapioggia o paracquazzone o/ paragoccia d’acqua paragoccia d’acqua di pioggia/ cappucci mantelline impermeabili/ come è umida la pioggia e come l’acqua bagna e bagna!/ bagna l’acqua bagna l’acqua bagna l’acqua/ e come è piacevole piacevole piacevole / avere i piedi bagnati i capelli umidi/ tutti umidi d’acquazzone e di pioggia e di gocce/ d’acqua di pioggia e d’acquazzone e senza un paragocce/ per proteggere i piedi e i capelli bagnati/ che non vogliono più non vogliono arricciarsi/ per via dell’acquazzone per via della pioggia/ per via dell’acquazzone e delle gocce di pioggia/ capelli scompigliati capelli senza parapioggia. (Trad. A. Vizioli e F. De Paoli).” (Antologia della poesia francese, p. 713).
Nominare per venti volte la parola “acqua” – da sola o in parola composta – in una poesia basta per dare una concreta, sensibile idea della sua presenza.
Non manca il riferimento reiterato agli effetti dell’acqua: l’azione del bagnare ripetuto sette volte; la citazione delle gocce è proposta per ben nove volte.
Anche gli abiti o gli utensili per attenuare gli effetti della pioggia sono citati a più riprese: parapioggia, paracquazzone, paragoccia, cappucci, mantelline, impermeabili.
Al di là della descrizione della pioggia, dei suoi effetti, del modo per attenuarli si sente nella poesia un grandioso coinvolgimento dentro la pioggia: i capelli, i piedi, la testa.
Una profonda, completa, carnale, piacevole immersione dentro la pioggia: nel sentirne gli effetti su tutto il corpo. Ed in effetti tutto il testo si nutre di una unidirezionale scelta lessicale: quasi a creare nel lettore una piacevole sensazione di immersione nell’acqua piovana.
La ritmica ripetizione delle parole sottolinea gli effetti sonori del contatto con superfici e nello stesso tempo valorizza gli effetti visivi.
Le potenzialità della lingua sono ben dimostrate, secondo la lezione dello stesso Queneau e dei seguaci dell’OULIPO!
Apparso anche su Internet e su La Sicilia del 14 marzo 2021.
OuLiPo (acronimo dal francese Ouvroir de Littérature Potentielle, ovvero "officina di letteratura potenziale") è un gruppo (non ristretto) di scrittori e matematici di lingua francese che mira a creare opere usando, tra le altre, le tecniche della scrittura vincolata detta anche a restrizione. Venne fondato nel 1960 da Raymond Queneau e Francois Le Lionnais. Altri membri di spicco sono i romanzieri Georges Perec, Italo calvino e il poeta e matematico Jacques Robaud.
Per ulteriori approfondimenti Enciclopedia Treccani “ulipo: la creazione letteraria tra gioco e matematica”.
Zino Pecoraro