aprile 2020
AI TEMPI DEL COVID19 - EROS IMPRIGIONATO
Sono brasiliana e abito a Milano.
In un modo quasi magico, tutti hanno dormito liberi la notte e si sono svegliati il giorno successivo davanti a un immenso elenco in cui ogni riga iniziava con un NO.
Si basava su un ordine arcaico: attenti al nemico.
Può venire con l'abbraccio di coloro che ami, con il respiro di quelli che non conosci, con il tocco di quelli che vogliono passare. Il nemico con nome e numero si intrufola tra mani e vestiti, oggetti e luoghi. Niente lo ferma.
Solo isolamento sociale.
Abbandonato, il nemico con nome e numero non troverà un indirizzo e perderà la pluralità. L'unica soluzione possibile.
Isolamento promulgato, firmato e praticato.
Mi sono svegliata una domenica. Dalle sette alle quattordici non ho sentito neanche un suono. Nel pomeriggio, le sirene delle ambulanze tagliavano il silenzio come un coltello taglia qualcosa di morbido ma robusto.
Mi è venuta una domanda: cosa ti manca?
Ho pensato al mio primo esilio e alle tante mancanze che ho sentito. Neanche era risolta quella parte e stavo già affrontando il secondo esilio, questa volta senza muovermi.
Abito davanti a un'Università. Tre parchi circondano il palazzo in cui vivo.
Mi sono resa conto dell'isolamento. Non solo il mio, ma il nostro, di tutti noi.
Mi mancano i suoni del mattino, le conversazioni di coloro che tornano dalle feste all'alba, le famiglie che circolano nelle giornate delle lauree, l'irriverenza della giovinezza, lo sguardo e l’atteggiamento spesso arroganti, i lunghi e veloci passi di chi correrà, i passi forti che accompagnano l’affrettato comando del cervello. Mi mancano le voci degli studenti, le risate sempre facili, i piccoli gruppi che passano, la positività che dà un tocco di invidia a coloro che hanno già superato la fase "Lo so" o "Sono sicuro".
Robert Musil in “L’uomo senza qualità” afferma che "le città si riconoscono camminando, come le persone".
Passeggiare per Milano, questa città erotica, è come partecipare a una festa. Tutti i tipi di lingue circolano intorno a piazze, chiese e parchi. Gli sguardi si incrociano, le curiosità sono indovinate, le domande e le risposte girano in testa. Selfie, pose, scenari di sfondo, tutto invita il corpo ad esporre l'erotismo.
La musica fa parte della vita di tutti i giorni. Le sale da concerto aprono le loro porte alla fine della giornata e accolgono anche chi ha fretta. I musei consentono il viaggio nel tempo con una tale intimità che rende il Real Time quasi una cronaca dell'assurdo: sembra ieri.
E la moda. Pantaloni attillati. Dopo un po' pantaloni larghi. Dopo un po' pantaloni stretti e corti. Dopo un po’ pantaloni lunghi. Scarpe bianche. Scarpe nere. Calze a vista. Senza calze. Baffi. Senza baffi. Capelli pettinati verso l’alto. Capelli molto corti. Capelli lunghi. Occhiali riflettenti. Occhiali non riflettenti.
Eros individualizzato. Narciso moltiplicato. O viceversa. Non importa. Ecco le mille sfumature.
Arriva la quarantena.
Narciso non ha trovato laghi o specchi. Eros è finito in prigione.
Le persone uscivano con una funzione e un tempo specifici: acquistavano cibo o medicine. La fretta e la paura annullavano la moda. Si vestivano con qualsiasi cosa fosse veloce e pratica.
I loro volti erano nascosti da maschere protettive. I guanti coprivano le mani.
Le università hanno chiuso. Scuole chiuse. I bar chiusi. I ristoranti chiusi. I negozi chiusi. Le parrucchiere chiuse.
Non c'erano più bambini che attraversavano le strade in gruppo e parlando, parlando, parlando - ai bambini non mancano mai argomenti.
Gli studenti universitari hanno smesso di provocare i lamenti descrittivi degli anziani: attraversano fuori dalla corsia pedonale, si appoggiano alla mia macchina parcheggiata, festeggiano le lauree ridendo rumorosamente, indossano quelle ridicole ghirlande di alloro, fanno molto rumore durante la notte, guidano quelle piccole macchine che occupano i parcheggi per macchine normali.
Niente. Un terribile silenzio.
Appare altero e dittatoriale Thanatos - l'unico fuori dalla quarantena. Circola dove vuole e causa rumori al suo bel piacere – fa piangere gli altri e così scalda il proprio stomaco, sempre freddo e avido.
Quando qualcuno osa infrangere l'ordine - la sua immagine invisibile diventa più potente che se fosse visibile - e la paura crea un rapporto immediato con l'obbedienza.
Mentre Thanatos si sta divertendo, Eros imprigionato sogna. E’ di Eros sognare, sognare piacere.
Attraverso la finestra chiusa la rétina è impregnata di edifici e alberi. Solo il vento muove le foglie. Niente musica, niente foto, niente moda. Nessuna risata. Nessun corpo cammina con movimenti fluidi. Non c’è seduzione.
L’unico suono che sento viene dai vicini dall' appartamento di sopra che litigano. La madre e le due figlie discutono un sì e un no per giorni e serate.
Mi sono ricordata dei Greci. Thanatos è il figlio della Notte per partenogenesi. Ares - dio della guerra - è il padre di Eros. L'eros conquista sempre: fa parte della struttura. Ho sorriso.
Cercando un suono che mi svegliasse, mi sono addormentata. Il silenzio mi ha svegliato presto.
Ho aperto la finestra.
Nota:
Questo brano sarà anche pubblicato in portoghese nel blog di “Clube de autores” in Brasile, Blog aperto adesso.
I pezzi saranno raccolti in un libro le cui vendite serviranno a pagare i dipendenti della casa editrice, non c’è la cassa integrazione.
Questo editore pubblica il 60% dei libri on line in Brasile.
Leda Rezende a Milano il 27 di marzo del 2020, ai tempi del CV19