POESIA, LETTERATURA, PENSIERI
aprile 2020
ZINO PENSIERO - ELOGIO DEL NARCISISMO: "ONORATE L'ALTISSIMO POETA"
Ebbene, tanti e disseminati in varie città sono i premi letterari o i concorsi a premio: innumerevoli e residenti in tante località sono i concorrenti o gli aspiranti.
Piccole case editrici fanno da mallevadrici per sostenere la legittima aspirazione di tanti scrittori e poeti, pronti a salire sul primo aereo o treno per raggiungere la località, dove sarà consegnato il tanto desiderato riconoscimento.
Inutile dire che la notizia del premio – inevitabilmente! – sarà riversata immantinente su Face Book a beneficio di tutti i propri amici, simpatizzanti o curiosi pescatori di notizie.
Non esiste una sicura statistica sul numero dei premi istituiti in Italia; ma è certo che si tratta di una prassi capillarmente diffusa.

Spesso la cerimonia di proclamazione dei vincitori è trasformata in un evento pubblicitario, specie se il comune che organizza la manifestazione ha piccole dimensioni: quel giorno il nome di quel comune sarà ricordato più del solito.
Qualche volta succede che nell’estremo, incontrollato rigurgito di sentimentalismo o di retorica si possa raggiungere il culmine di una esagerazione critica o di un eccesso di piaggeria, rivendicando per il proprio beniamino l’attribuzione del premio Nobel.
Al sottoscritto, non abituale frequentatore di incontri di questo tipo, è successo almeno due volte che qualcuno rivendicasse il premio per il proprio beniamino.

Ora, il premio Nobel per la letteratura è una manifestazione impegnativa, che logora i concorrenti che intendono parteciparvi.
Sono tante le evenienze e le contraddizioni della storia del premio Nobel per la letteratura al punto che si potrebbero scrivere interessanti storie e evidenziare turbolenti retroscena.

Nel secolo, da poco concluso, il Novecento, solo sei scrittori italiani hanno goduto del privilegio di ricevere il premio Nobel: Giosuè Carducci 1906; Grazia Deledda 1926; Luigi Pirandello 1934; Salvatore Quasimodo 1959; Eugenio Montale 1975; Dario Fo 1997.
Il cinquanta per cento dei premiati appartengono alle due maggiori isole: Grazia Deledda; Luigi Pirandello; Salvatore Quasimodo: Sardegna e Sicilia. Le date stesse della attribuzione sono testimonianze di una vigente – e forse tramontata col tempo – concezione della letteratura e della poesia: non si possono considerare appartenenti alla stessa temperie culturale Carducci e Fo!

Questo dimostra lo spirito dello stesso premio: la sottolineatura di una sensibilità e di una capacità di decodifica del proprio tempo attribuita ai poeti e ai letterati premiati.
E questa osservazione trova riscontro nelle motivazioni che furono scritte a suo tempo per giustificare l’assegnazione del premio stesso.
Giosuè Carducci ricevette il Nobel direttamente a casa sua, nel 1906, l’anno prima della morte. Il poeta, gravemente infermo a Bologna, non poté recarsi a Stoccolma per la cerimonia ufficiale.
La motivazione fu: “non solo in riconoscimento dei suoi profondi insegnamenti e ricerche critiche, ma su tutto un tributo all’energia creativa, alla purezza dello stile e alla forza lirica che caratterizza il suo capolavoro di poetica”.

Grazia Deledda, l’unica scrittrice italiana che si è aggiudicata il premio, vinse “per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale e che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano”.
Nel 1934 Luigi Pirandello fu insignito del premio Nobel per la letteratura “per il suo coraggio e l’ingegnosa ripresentazione dell’arte drammatica e teatrale”.
La motivazione di Salvatore Quasimodo: “Per la sua poetica lirica, che con ardente classicità esprime le tragiche esperienze della vita dei nostri tempi”.

Di Eugenio Montale si scrisse: “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni”.
Per Dario Fo: “seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi”.
Zino Pecoraro.


(Apparso anche su facebook e su La Sicilia del 1 marzo 2020)
Zino Pecoraro

 
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