POESIA, LETTERATURA, PENSIERI
aprile 2019
ZINO PENSIERO - IL MARE MONTALIANO: LA SUA FORZA ESPRESSIVA E LA FUNZIONE SPECULARE
Il mare sempre ha destato l’interesse di tutti gli artisti e in particolare dei poeti.

Il mare è camaleontico, instabile: può dare serenità con la bellezza inimitabile delle sue onde cerulee; le sue acque tempestose e mosse, la sua aggressività sulle spiagge o sugli scogli provocano sintonia in un animo esacerbato; è sinonimo di felicità nella silenziosa ed appagante contemplazione di due innamorati; suscita il pianto e la sofferenza in chi rimane sulla banchina, dopo una partenza.

Il mare crea passioni, suscita sentimenti, moltiplica e germina pensieri e parole inaudite ed imprevedibili.
Un numero enorme di poeti ha cercato e trovato una sua sintonia con il mare; il poeta ha dialogato con il moto costante ed imprevedibile delle onde ed ha attribuito al suono delle acque la chimera di una pronta guarigione da una pena.
Ma tra i poeti che al mare si sono rivolti, hanno un singolare privilegio quelli che vicino al mare sono nati o nelle vicinanze del mare sono vissuti.

Essi hanno maggiore confidenza con le onde, conoscono meglio gli anfratti, dove le acque più ribelli si rifugiano, hanno il dono di osservare con perspicua chiarezza i fenomeni e i giochi che le onde inventano, godono alla vista di tutti i colorati, trasparenti, perfino evanescenti fenomeni che le acque regalano alla vista, quando si poggiano o urtano sugli scogli.

Non è difficile attribuire ai fenomeni acustici, visivi, olfattivi, tattili sprigionati dalle onde marine una solidarietà comunicativa con le passioni, i sentimenti, i dolori o le gioie degli uomini: il fenomeno percepito dentro l’incedere incessante o l’esplodere improvviso delle onde diventa una oggettiva, simbiotica manifestazione di un sentire umano: il trascorrere del tempo; l’impassibilità della natura; l’eterno dialogo e confronto tra l’uomo e la natura stessa.

“Quando più sordo o meno il ribollio dell’acque/che s’ingorgano/accanto a lunghe secche mi raggiunge:/o è un bombo talvolta ed un ripiovere/di schiume sulle rocce./
Come rialzo il viso, ecco cessare/i ragli sul mio capo; e via scoccare/verso le strepeanti acque,/frecciate biancazzurre, due ghiandaie.”(E. Montale, Tutte le poesie, p.53).
Una pienezza di terminologia nella descrizione dei fenomeni visivi delle acque (ribollio, bombo, ripiovere, strepeanti acque); la funzione terapeutica del mare (“cessare i ragli sul mio capo”) e poi due ghiandaie che sfrecciano.

Una forte immedesimazione tra il poeta e gli oggetti depositati e lavorati incessantemente dal mare: una chiarezza analogica che si affida allo strumento visivo e tattile: “Avrei voluto sentirmi scabro ed essenziale/siccome i ciottoli che tu volvi,/mangiati dalla salsedine;/scheggia fuori dal tempo, testimone/di una volontà fredda che non passa.” (E. Montale, op. cit., p. 59).
La casuale, clandestina antropizzazione di un luogo battuto dal vento e dalle acque marine, caro alla memoria del poeta, la funzione memoriale di un paesaggio marino presente con le sue roboanti urla, con un pericoloso protendersi verso una scogliera – quella ligure –affettuosamente familiare al poeta: un genius loci che rimane statico nel tempo e nella memoria a testimoniare questa proficua simbiosi tra uomo e mare.

“Tu non ricordi la casa dei doganieri/sul rialzo a strapiombo sulla scogliera: ... /Libeccio sferza da anni le vecchie mura/e il suono del tuo riso non è più lieto: …/Oh l’orizzonte in fuga, dove s’accende/rara la luce della petroliera!/Il varco è qui? (Ripullula il frangente/ancora sulla balza che scoscende ...)Tu non ricordi la casa di questa/mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.”(E. Montale, op. cit. p.167).

Anche una sensazione uditiva sprigionano le onde, della quale è in ascolto il poeta e si completa la prevalenza uditiva con un maestoso spettacolo di luce. Anche in questo caso si sviluppa una piena sintonia tra la natura marina e l’animo turbato del poeta.

“S'è rifatta la calma/nell'aria: tra gli scogli parlotta la maretta./Sulla costa quietata, nei broli, qualche palma/a pena svetta.// …Lameggia nella chiarìa/la vasta distesa, s'increspa, indi si spiana beata/e specchia nel suo cuore vasto codesta povera mia/vita turbata.”(E. Montale, op. cit)
Zino Pecoraro (Pubblicato anche su facebook e Su La Sicilia del 3 marzo 2019)

 
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