Tra i diversi soggetti di Piazza Solidale, l’esposizione di prodotti equo e sostenibili delle associazioni svoltasi il 28 novembre 2014 presso la biblioteca Tilane di Paderno Dugnano, era presente anche il Teatro dell’Armadillo, una delle scuole teatrali più attive nella zona di Rho, il territorio Nord-Ovest della provincia di Milano.
“Un Fiore”, lo spettacolo rappresentato da un gruppo di attori non professionisti diretti da Mauro Gentile, racconta la storia inaspettata di un’azienda produttrice di rose impiantata in Africa. Il fine è quello di farci prendere coscienza delle “ricadute sociali ed ecologiche” che ci possono essere anche dietro il semplice acquisto di un fiore.
Una storia analoga è raccontata nel libro “Rose & Lavoro”, Terre di Mezzo Editore.
E’ una sorpresa quasi per tutti sapere che le rose che regaliamo a San Valentino o alla festa della mamma provengono dal Kenya. E’ così anche in Olanda, Gran Bretagna, Germania e da ultimo anche in Italia. Provengono dal Kenya anche le rose che si comprano nei chioschi di fiori in centro a Milano. Mancano le etichette, ma i fiori provengono da lì. Il loro tragitto in giro per il mondo è molto veloce, perché le rose sono un prodotto che perde il venti per cento del proprio valore ogni giorno. Tra la produzione e la vendita passano tre, massimo quattro giorni. Vengono coltivati, raccolti, esportati e riesportati, dall’Africa, all’Europa agli Strati Uniti. Una parte del mondo produce le materie prime che noi consumiamo.

La filiera produttiva delle rose è remunerativa per effetto della globalizzazione. Le rose kenyane hanno prezzi relativi più competitivi perché hanno minori costi sociali e ambientali. Questo significa salari minimi, rischi per la salute, mancanza di regole. Ovviamente condizioni ambientali non sostenibili per lo sfruttamento intensivo delle acque del lago Naivasha, tonnellate di CO2 disperso nell’ambiente, sfruttamento del lavoro in gran parte femminile.
Un altro aspetto della produzione delle rose consiste nel fatto che è africana soltanto la manodopera poiché i grandi produttori dei fiori africani sono europei come europeo è il controllo del mercato mondiale dei fiori. Nell’ambito di questa filiera produttiva, le persone che coltivano e raccolgono i fiori che si consumeranno in Europa e negli Stati Uniti hanno delle retribuzioni basse: meno di un terzo di centesimo di euro per rosa raccolta. Il consumatore europeo può così comperare i fiori a prezzi molto competitivi grazie anche al fatto che il mercato dei fiori si sta omologando in misura sempre maggiore al punto che il 40% della produzione è costituito da rose.
Come gli altri prodotti agricoli anche i fiori sono “frutti” di stagione. Non è possibile avere le rose tutto l’anno se non ricorrendo a una produzione intensiva e alla monocoltura che impoverisce ancora di più la popolazione.
Per fortuna ci sono anche produttori e consumatori che non accettano questa situazione. Molti produttori hanno infatti aderito a un codice di condotta internazionale che ha come obiettivo di realizzare la produzione dei fiori in condizioni di sostenibilità ambientale e sociale e che stabilisce, per l’industria dei fiori recisi a livello internazionale, un elenco sintetico di standard minimi relativi ai diritti sindacali, umani e ambientali.
I consumatori da parte loro dovrebbero richiedere sempre la tracciabilità di origine dei fiori che acquistano.
Il risultato conclusivo, nel lungo periodo, è quello di giungere alla certificazione di qualità obbligatoria attraverso una normativa europea che stabilisca le condizioni alle quali un fiore possa essere venduto in Europa.
foto di Elia Bova