settembre 2014
DECRETO LEGGE 91: #Dl91, VITA FACILE PER CHI INQUINA
Un'autostrada a quattro corsie, senza pedaggi e senza barriere dove chi ha inquinato può circolare senza problemi. Questo è l'articolo 13 del decreto 91, che tragicamente era stato denominato "Ambiente protetto". Ma l'unico tipo di protezione sembra essere diretta a inquinatori e responsabili di disastri ambientali.
Con quest'articolo le bonifiche non sono viste come un'importante tutela verso la collettività ma come un fastidioso ostacolo da superare, verso la libertà.
Dopo l'art 242 del codice dell'ambiente, che disciplina le procedure per le bonifiche già di per sè molto lacunose, viene introdotto un articolo 242 bis sulle procedure semplificate, in perfetto stile italiano, di chi le norme le fa, poi le "semplifica" e infine le deroga.
Quest'articolo svela la sua intenzione fin dalle prime parole: «l'operatore interessato a effettuare a proprie spese, interventi di bonifica del suolo...può presentare...»
Quindi non il soggetto responsabile, che è obbligato per legge, ma un generico soggetto interessato.
Chi può avere interesse a spendere un mare di soldi per bonificare un suolo senza esserne obbligato per legge?
Chi ha scritto il decreto probabilmente sa a chi si rivolge, e fa di tutto per rendergli la strada il più semplice possibile, senza ostacoli fastidiosi, così da potersi ritrovare in mano un bell'attestato di avvenuta bonifica, come un regalo.
In ogni caso, anche ponendosi dalla parte dell'operatore in buona fede, tale procedimento di semplificazione sembra comunque essere il solito pateracchio all'italiana: da un lato si tenta di semplificare ma, non avendo il coraggio di farlo fino in fondo, si lascia un'ultima responsabilità ad Arpa che, a fronte di un lavoro gestito da altri e su cui non ha avuto alcuna possibilità di verifica in corso d'opera, dovrà svincolare un sito... Tutto questo si tramuterà in una perdita di tempo e di risorse per l'operatore che rischierà di vedere aumentare in modo esponenziale i costi e a quel punto, non avendo obbligo di bonifica in quanto soggetto non responsabile, potrà decidere di abbandonare l'intervento in itinere.
Non importa se poi questa bonifica verrà fatta davvero bene, se avrà davvero riguardato tutti gli inquinanti presenti o solo alcuni di essi, se effettivamente sarà in grado di tutelare coloro che vivono o lavorano in quell'area.
Infatti la norma prevede che la predisposizione del progetto di bonifica e la raccolta dei dati di partenza inerenti la contaminazione, siano esclusivamente del fantomatico soggetto interessato (c'è un evidente conflitto di interessema il particolare sembra sfuggire all'attento legislatore!); l'autorità avrà poi un brevissimo tempo, 90 giorni, per approvare il progetto in conferenza di servizi, la quale sostituirà qualsiasi (nessuna esclusa!!) autorizzazione nulla osta o altro.
Solo dopo che tutto l'intervento sarà stato completato interverrà l'Arpa che, a campione, verificherà il piano di caratterizzazione (naturalmente quello elaborato dal soggetto interessato sulla base dei dati di partenza predisposti "dal soggetto interessato", e non raccolti in contraddittorio con Arpa).
Ma le sorprese non finiscono qui: sembra incredibile eppure si introduce un termine di appena 45 giorni per approvare un piano di caratterizzazione di aree che in quanto inquinate si presentano spesso molto complesse dal punto di vista ambientale, trascorsi i quali, anche senza alcun esito, il "piano di caratterizzazione si intende approvato" in silenzio assenso!
Il silenzio assenso sulla salute, sulla sicurezza dei cittadini e sulla tutela degli ambienti naturali almeno fino al 2017.
L'approvazione del Piano equivale a validazione dei dati in esso contenuti e dunque a certificazione dell'avvenuta bonifica: ecco pronto l'attestato di avvenuta bonifica.
Ma di quale bonifica, con quali garanzie per la collettività, con quali livelli di controllo e di verifica, in quali conflitti di intessi privati? Interessi privati che possono comportare situazioni come quella che si sta paventando a Gela: dopo decenni di inquinamento la raffineria potrebbe chiudere lasciando inquinamento e bonifiche tutte da conquistare. E che ad oggi sembrano un miraggio.
Naturalmente tutto ciò è interamente nelle mani di un soggetto privato, dipende esclusivamente dalle "sue" valutazioni e alle "sue" progettazioni: il fantomatico e misterioso "soggetto interessato". Non si prevede alcun coinvolgimento delle comunità locali né alcuna pubblicazione dei dati riscontrati.
I veri detentori del diritto ai beni comuni, i cittadini, abdicano, loro malgrado, come abdicano i controllori pubblici. Abdica la società tutta, che si sottomette all'interesse privato che diventa superiore a quello pubblico, contravvenendo a diversi articoli della nostra Costituzione.
Contro il decreto #Ambientedevastato il Movimento 5 Stelle farà tutto quanto possibile per eliminare le incredibili assurdità contenute in questo articolo ripristinando, nonostante la semplificazione temporale, le doverose garanzie rappresentate dall'intervento del soggetto pubblico preposto (Arpa e Ispra) fin dalla fase iniziale del procedimento, quella dell'identificazione dello stato dell'inquinamento; eliminando la farsa del silenzio assenso e richiedendo idonee forme di partecipazione delle comunità (soggetto leso dall'inquinamento) e di pubblicità di dati e procedure.
GRUPPO M5S CAMERA